Riapertura stadi: segnali positivi da un test fatto a Udine
Domenica 28 febbraio potrebbe essere ricordata come una data importante per il futuro del calcio. A Udine, nel corso della gara di campionato tra la squadra locale e la Fiorentina, è stato testato un dispositivo indossabile che, vibrando, indica il mancato rispetto del distanziamento sociale. Si tratta della tecnologia Human Mobility, realizzata proprio per il monitoraggio del rispetto dei protocolli anti Covid durante gli eventi e che, se i dati raccolti saranno valutati positivamente, potrebbe essere un elemento di svolta verso la riapertura al pubblico, seppur parziale, degli impianti sportivi.
I dispositivi “Social Distancing Wearable”, collegati tramite il sistema bluetooth, sono in gradi di inviare un segnale sia a chi li indossa che agli steward, permettendo anche, nel caso fosse bisogno in un secondo momento, il tracciamento dei contatti all’interno dello stadio. “Tutto nel pieno rispetto della privacy”, spiega la nota stampa diffusa da Iquii, la realtà che ha ideato e realizzato il test e lo ha realizzato con la collaborazione di Udine Calcio e Infront.
Iquii, polo tecnologico e di digitalizzazione di Be Shaping The Future Spa (società quotata al segmento Star di Borsa italiana), realtà già nota al mondo sportivo con il quale collabora da anni sviluppando software e hardware a supporto delle attività sportive, domenica ha portato alla Dacia Arena 350 persone ognuna delle quali indossava il dispositivo. Non proprio una novità assoluta, per lo sport, visto che già era stata testata con successo anche all’interno della suite “Sport Experience Platform” nei recenti Campionati Mondiali di sci alpino di Cortina d’Ampezzo, dove sono state coinvolte più di 4000 persone.
“Questo primo test di utilizzo del progetto Re-Start – si legge ancora nella nota –, sulla scia della riapertura parziale degli stadi annunciata per il 17 maggio in Inghilterra, ha confermato l’utilità dell’innovativo dispositivo tecnologico ideato e sviluppato dal Gruppo Be, che fornisce le soluzioni per la rilevazione e il dialogo tra terminali mobili, grazie alla capacità dei suoi algoritmi proprietari in grado di elaborare una molteplicità di segnali da insiemi di device in situazione di prossimità”.
Considerando i dati della precedente esperienza ai Campionati del Mondo di sci l’esperimento sembra porta lumi di speranza per un ritorno alla normalità. “A Cortina d’Ampezzo abbiamo non solo monitorato il social distancing secondo i parametri dispositivi – spiega Fabio Lalli, Chief Business & Innovation Officer di Iquii -, ma abbiamo potuto anche integrare i dati relativi ai tamponi effettuati, alla loro positività incrociata con la richiesta di accreditamento e il controllo delle aree di accesso in relazione alle varie autorizzazioni, il tutto nel pieno rispetto della privacy. I dispositivi di “Human Mobility”, all’interno della nostra Sport Experience Platform, potrebbero essere la soluzione da adottare da tutto il sistema globale degli eventi sportivi, nell’attesa che la situazione socio sanitaria si normalizzi”.