Terrorismo e discriminazione: la politica vuole bloccare il videogame
Nonostante i tentativi di Israele di bloccarne l’uscita ‘I cavalieri della moschea di al-Aqsa’ è disponibile da dicembre su Steam, la più grande piattaforma mondiale di giochi in streaming. Il gioco, bollato come “jiihadista” e “anti-israeliano”, è protagonista ora anche di una interrogazione presentata alla Camera da Andrea Giaccone (Lega), e rivolta al presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro degli Interni Luciana Lamorgese. Il deputato italiano chiede di sapere “quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare, anche normative e con la massima urgenza, per arginare la distribuzione del videogioco“.
Ma perché un videogame deve fare tanta paura? Innanzitutto si tratta di una realizzazione che sfrutta tutte le potenzialità di Unreal Engine, un motore grafico sviluppato da Epic Games. Il prodotto finale è molto esplicito, tra veri e propri assalti, con immagini realistiche di esplosioni, ferite mortali, sangue, e continui e palesi ammiccamenti alla causa della lotta armata palestinese contro lo Stato ebraico.
Il videogame è stato realizzato in quasi dieci anni di lavoro da Nidal Nijm, uno sviluppatore brasiliano di 37 anni, figlio di un ex militante di Al Fatah che si è ritirato in Sudamerica dopo la guerra in Libano del 1982. Obiettivo principale del gioco è l’uccisione del maggior numero possibile di agenti e soldati israeliani.
Il giocatore veste i panni di Ahmad al Falastini, che non ha altro in mente se non vendicarsi dello Stato ebraico per la morte della sua famiglia e per 5 anni di carcere e torture subite. Ahmad ha a disposizione un vasto campionario di armi che spaziano da fucili a ripetizione a coltelli, ma anche granate e razzi.
Poco di diverso da altri giochi di guerra, scenario comune di molti videogame, da Rainbow Six a Call of Duty, se non fosse che ne I cavalieri della moschera di al-Aqsa ogni azione è accompagnata in sottofondo da urla inneggianti alla jihad.
“Ad ogni colpo inferto alla vittima”, riporta Giaccone, “segnata con una vistosa stella di David, in una crescente furia omicida, il giocatore sente un coro di voci gridare ‘Allah auhakbar!’ (‘Allah è
grande!’), e ad ogni assassinio di israeliani il giocatore è premiato ed esaltato come ‘eroe della jihad’. Quando invece il giocatore muore colpito dal soldato israeliano, viene lodato come ‘glorioso martire della jihad’ ed anche sua madre viene glorificata come la ‘donna che ha partorito tale martire’.
I messaggi interni al gioco, che accompagnano anche il video di presentazione del gioco, pubblicato su Youtube, spiegano che chiunque prenderà in mano il joystick diventa un “combattente per la libertà”, e che non è vero che gli arabi sono tutti malvagi e perversi
“Il gioco non è in alcun modo discriminatorio o antisemita”, ha dichiarato il suo sviluppatore, “in questo gioco non si spara a civili, a donne o bambini, anziani ma solo ai soldati. La trama di questo gioco è una storia fittizia ispirata a fatti reali. Contiene soltanto la rappresentazione virtuale del movimento di resistenza palestinese contro l’occupazione”. Parole che quasi associano al gioco una valenza didattica.
“Il gioco, nell’esaltare gli attacchi terroristici contro Israele”, continua Giaccone, “attraverso i violentissimi messaggi antisemiti che contiene, legittima e incoraggia l’odio tra popoli in base ad una visione politico-religiosa fanatica e intollerante”. Per questo, secondo il deputato della Lega, questo titolo va bloccato, “anche con riguardo ad una eventuale pianificazione di matrice jiadista“.