Poker 501, la prima room online dedicata esclusivamente alla beneficenza
“Ho scoperto che tutte le poker room online esistenti non sono progettate per gli eventi di beneficenza, ma per i giocatori che vogliono vincere decine di migliaia di dollari. Non sono orientati ai clienti che vogliono vivere un’esperienza del genere e nessuno di loro aveva video e audio”. Così, Brad Nierenberg che ha rilasciato queste dichiarazioni a Technical.ly, sei mesi prima del suo evento che di solito si svolgeva dal vivo ha collaborato con Nicholas Clark, il creatore dell’app Poker in Place, per realizzare ciò che aveva pensato e creare Poker 501, una piattaforma online per eventi di poker di beneficenza. Tutto, ovviamente, nasce dalla pandemia che ha impedito alla società di Nierenberg, Redpeg, di organizzare un evento charity in presenza a febbraio.
Il software di gioco virtuale simula il gioco regolare, senza la componente d’azzardo. I giocatori sono suddivisi in gruppi di otto persone ma possono cambiare tavolo durante il gioco. I partecipanti possono anche rimanere online solo per guardare, e tutti possono sintonizzarsi per guardare il gran finale della serata con l’ultimo tavolo in piedi. La piattaforma guadagna quando le organizzazioni pagano per ospitare eventi e i players pagano per giocare.
Oltre a Chance for Life, che quest’anno ha raccolto 1,5 milioni di dollari per la ricerca sul cancro dei bambini con 490 partecipanti da 19 stati diversi, Redpeg ha organizzato un evento di poker virtuale per l’organizzazione di leadership globale YPO.
“Quello che abbiamo scoperto è che le organizzazioni basate sui membri hanno disperatamente bisogno di qualcosa di simile”, ha detto. “Stanno cercando questi format per connettersi tra loro. È fondamentale. “
Oltre al successo della raccolta fondi dell’evento, Nierenberg ha affermato che la piattaforma ha ulteriori vantaggi per la sua azienda. Dopo aver iniziato a lavorare sulla piattaforma la scorsa estate, l’amministratore delegato l’ha testata sul proprio staff alcune volte alla settimana per monitorarne il successo e ha scoperto che si trattava di una grande risorsa per la cultura aziendale.
“Ha creato condizioni di parità. Non importava se eri un vicepresidente o un coordinatore, eri sempre seduto allo stesso tavolo e tutti gareggiavano tra tutti ed è questo il bello”, ha detto Nierenberg. Non si parla di lavoro ma giocando e parlando i rapporti tra manager e addetti si distendono e si amalgamano creando maggiore empatia.