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In Trentino, anche Mori dice no a slot machine e Vlt: mozione per limitare le aperture

  • Scritto da Vincenzo Giacometti

Mori_palazo_comunaleIn Trentino di torna a parlare di gioco pubblico e di divieti per le nuove aperture di locali da gioco. A prendere posizione, questa volta, è il Consiglio comunale di Mori, che ha disposto all'unanimità di prendere provvedimenti “fermi” contro la “piaga del nuovo gioco d'azzardo legale: slot machine, videopoker, multistation, new video” (in Consiglio, le hanno chiamate così, Ndr). Ovvero, “le cosiddette macchinette mangiasoldi” che sarebbero in funzione nelle appena due sale giochi moriane in circa cinquanta unità. Secondo i rappresentanti del Consiglio comunale, “in un numero di casi rapidamente crescente (e ormai assolutamente oltre la soglia d'allarme) si mangiano non solo i soldi ma anche le vite dei malcapitati, vittime di un disturbo del comportamento che è diagnosticato come ossessivo-compulsivo ma s'avvicina alla tossicodipendenza”.

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Il Consiglio moriano ha dunque approvato (all'unanimità) una mozione proposta dalle due liste di maggioranza, Pd e civica 'Insieme' (firmatari i capigruppo, rispettivamente Massimo Tonetta e Mauro Bolognani) che dà mandato alla commissione sociale comunale in merito alla “stesura di una proposta di regolamento comunale inerente l'ubicazione e le modalità gestionali delle sale giochi sul territorio comunale”. Il testo originario, poi modificato, comprendeva anche una serie di indicazioni, poi stralciate per dare maggiore libertà alla commissione che già da qualche tempo sta lavorando alla materia, ma anche in considerazione della complessità giuridica di iniziative di questo tipo, che necessitano di accurati approfondimenti; essendo il nuovo gioco d'azzardo non solo legale, ma da qualche anno ampiamente incentivato dallo Stato (con però le recenti, pesanti perplessità del ministro Riccardi che fa sperare in un cambiamento di rotta).

“Il senso della mozione è stato condiviso da tutte le forze politiche - dice Massimo Tonetta - perché ci siamo trovati tutti d'accordo sul senso dell'iniziativa. Ci è parso importante dare mandato alla commissione sociale proprio per sottolineare, del problema, più il carattere sociale che quello burocratico-amministrativo; senza nulla togliere alla possibilità che anche la commissione attività produttive possa dire la sua, prima che la proposta di regolamento arrivi al vaglio del Consiglio”.

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