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Se anche il Papa va contro il gioco: ma quel paragone con alcol e droga non fa giustizia

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Che la Chiesa e il Vaticano fossero storicamente contro il gioco, è un fatto. E una realtà con la quale si convive più o meno da sempre. Quello che più difficilmente ci si poteva aspettare, tuttavia, è la presa di posizione esplicita del pontefice il quale, addirittura, nel suo intervento di apertura nella catechesi del Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma, dedica parole a quella “gente che vive senza speranza”. Riferendosi, cioè, anche (e per fortuna, non solo..) alle persone “immerse in una profonda tristezza da cui cercano di uscire credendo di trovare la felicità nell’alcol, nella droga, nel gioco d’azzardo, nel potere del denaro”.
Certo, l'attenzione nei confronti del gioco patologico o, comunque, contro un eccessivo ricorrere alla fortuna per evadere dalla realtà alla ricerca di un sogno, può essere visto come un comportamento tecnicamente “pericoloso” e sul quale è sicuramente opportuno dedicare l'attenzione. Ma quel paragone, tra gioco, droga, e alcol, non fa proprio giustizia al comparto industriale che vi è dietro. Ma al Santo Padre, per carità, si perdona tutto. E poiché Francesco ci ricorda come “La speranza è come la grazia: non si può comprare, ma è un dono di Dio”, per gli addetti ai lavori di questo settore, non rimane che sperare in un cambiamento. Che, almeno in futuro, si possa riuscire a sovvertire questa immagine negativa che maschera il mondo del gioco.

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