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Piemonte, Consiglio: 'Gioco, 4 e 8 anni per rispetto delle distanze'

  • Scritto da Fm

Il Consiglio regionale del Piemonte boccia emendamenti di Cassiani e Tronzano al decreto Omnibus che chiedono modifica alla legge sul gioco.

 

La Regione concederà tempi adeguati agli esercenti di slot machine e ai titolari di sale gioco o di licenza per l’esercizio delle scommesse che si trovino a non rispettare le distanze dai luoghi sensibili (chiese, scuole, banche, ospedali...) per fatti sopravvenuti in seguito all’approvazione della legge 9/2016. Viene disposto un tempo di quattro anni per gli esercenti di slot machine e di otto anni per i titolari di sale gioco o di licenza per l’esercizio delle scommesse, a partire da quando il fatto si è verificato, per rimettersi in regola.  

 

È il verdetto del Consiglio che ha approvato l'articolo 89 comprensivo di questa misura, con una dizione che forse richiederà qualche approfondimento interpretativo, valida in caso di introduzione di nuovi punti sensibili dopo il maggio 2016e ha invece bocciato gli emendamenti di Luca Cassiani (Partito democratico) e Andrea Tronzano (Forza Italia) al decreto Omnibus che chiedevano di bloccare la retroattività della normativa, di rivedere il distanziometro, omogeneizzare gli orari di esercizio degli apparecchi, nella seduta di oggi, 20 novembre.
 
IL TESTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO 89 - Art. 89. (Modifiche all’articolo 13 della l.r. 9/2016) - 1. Dopo il comma 2 bis dell’articolo 13 della legge regionale 2 maggio 2016, n. 9 (Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico) sono inseriti i seguenti: “2 ter. Gli esercenti di cui al comma 1, in regola con le disposizioni di cui all’articolo 5, che successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, si trovano in contrasto per fatti sopravvenuti alle disposizioni del medesimo articolo, si adeguano entro i quattro anni successivi al verificarsi di tale situazione. 2 quater. I titolari di cui al comma 2, in regola con le disposizioni di cui all’articolo 5, che successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, si trovano in contrasto per fatti sopravvenuti alle disposizioni del medesimo articolo, si adeguano entro gli otto anni successivi al verificarsi di tale situazione. 2 quinquies. I titolari di cui al comma 2 bis, in regola con le disposizioni di cui all’articolo 5, che successivamente alla data del 27 ottobre 2016, si trovano in contrasto per fatti sopravvenuti alle disposizioni del medesimo articolo, si adeguano entro gli otto anni successivi al verificarsi di tale situazione.”.
 
 
IL PARERE DELLA GIUNTA - Tutti gli emendamenti di Cassiani e Tronzano hanno inoltre ricevuto il parere contrario della Giunta, che si è espressa attraverso l'assessore Gianna Pentenero. "Noi ci siamo mossi solo nell'ambito delle competenze regionali, senza toccare la potestà legislativa dei Comuni. Si dovrà vedere cosa accadrà a livello nazionale, nel frattempo gli interventi sul Gap sono entrati nei Lea quindi come Regione abbiamo l'obbligo di legiferare in tal senso. Quanto all'effetto espulsivo, i tecnici ci hanno spiegato come la distanza possa essere un deterrente intorno a cui lavorare per ridurre il Gap, perché introduce un elemento di riflessione per il giocatore. Andranno poi fatte delle considerazioni, anche diverse, sui dati che arriveranno nel futuro. È evidente che esistono altre forme di gioco ma che non sono immediatamente fruibili e che quindi noi con la nostra legge abbiamo conseguito dei risultati importanti".
 
 
 
IL DIBATTITO IN AULA – Svariati gli interventi prima del voto. Per Luca Cassiani (Pd), “l'ordinanza del tribunale di Torino apre un ragionamento sulla costituzionalità delle norme sul gioco: con il distanziometro vengono escluse attività legali, in modo discriminatorio rispetto all'articolo 3 della Costituzione e rispetto ad alcuni cittadini. Spero che il Consiglio ne tenga conto e ci torni su con un ragionamento più compiuto. Giuste la formazione, l'informazione, le campagne di sensibilizzazione, che la Regione si occupi del Gap ma bisogna stabilire se il distanziometro sfavorisce o meno alcuni cittadini e imprenditori”. Il consigliere del Partito democratico ha ricordato la manifestazione del 18 settembre di operatori e lavoratori del gioco, e affermato che delegare ai tribunali la risposta su tale questione "non è un buon servizio alla politica nel riconoscimento dei bisogni dei cittadini. Fa bene quindi chi si rivolge alla magistratura".
 
Per Andrea Appiano (Pd):“La poca serenità con cui si è voluto tornare sull'argomento in sede di Omnibus impone una riflessione: la legge vigente mira a prevenire il gioco patologico, da qui l'individuazione di luoghi sensibili e la volontà di non consentire il gioco h24. I dati della Giunta (presentati ieri, su riduzione del  Gap e della spesa di gioco, Ndr) non sono casuali: dopo anni di crescita si è assistito a un calo del gioco. In ogni caso, è una mera petizione di principio affermare che aumenta il gioco online con il blocco degli apparecchi. Chiaro che vanno bilanciati l'esercizio dell'attività economica e la tutela della salute, ma il Tar ha spesso confermato ordinanze sindacali proprio a salvaguardia della seconda. Sul distanziometro si è già pronunciata la Corte costituzionale in merito al distanziometro della Puglia riconoscendone la legittimità costituzionale, certo potrebbe tornare a pronunciarsi. Se si vuole tornare a valutare la nostra legge non credo che l'Omnibus sia la sede adeguata. Non abbiamo introdotto una norma retroattiva, ma una misura per la prevenzione, per la tutela della salute, per cui intervenire solo sul nuovo sarebbe come non intervenire. Mi auguro che lo Stato legiferi presto in materia, per onestà intellettuale però va detto che distanziometro e riduzione degli apparecchi sono due misure alternative".
 
Secondo Andrea Tronzano (FI): “Perché non aprire in commissione qualche ragionamento? Prevenzione non vuole dire espansione dal circuito economico. Bisogna riflettere su questo aspetto, visto che la proposta sull'Omnibus non è accettata”. Quanto alla retroattività della legge, il consigliere ha ricordato all'assessore Pentenero che "il gioco legale sul territorio nazionale conta 150mila posti di lavoro, oggi a rischio a causa delle norme locali". Tronzano, con un altro emendamento, anch'esso bocciato, ha chiesto anche l'istituzione di un tavolo di confronto sul gioco con il coinvolgimento di operatori, politica e Asl. “Bisogna discernere i malati di gioco patologico, che vanno aiutati e curati, da chi gioca per divertimento, specie alle Awp, con giocate da un euro e in previsione dell'introduzione di meccanismi per la riduzione dei tempi di gioco. Ci sono delle valutazioni fondamentali da fare e non si può mettere tutto nello stesso calderone”. In un altro emendamento Tronzano ha poi chiesto la sospensione della legge - nella parte del distanziometro - in attesa del varo delle norme nazionali promesse dal Governo nel decreto Dignità, facendo salvo l'impianto in tema di cura e prevenzione. Anche questo è stato respinto dall'Aula.
 
Domenico Rossi (Pd) chiarisce: “Sembra che il Gap nasca solo due anni fa, ma molte Regioni sono intervenute prima del Piemonte. Negli ultimi 30 anni siamo passati da un tempo in cui il gioco era visto come un pericolo e tale era considerato culturalmente, a qualcosa di lecito e da spingere per aumentare le entrate per lo Stato. Questo è il tema che è esploso con le leggi regionali, una contraddizione che non si può risolvere chiedendo alla Regione di fare un passo indietro ma con un intervento nazionale. Evidentemente le Regioni hanno fatto delle scelte perché manca una politica nazionale diversa. È evidente che servirebbe una politica integrata nel Paese ma il Piemonte è un 'laboratorio' per le altre regioni. Sicuramente gli effetti della legge per la prevenzione del Gap non possono essere misurati nell'immediato, serviranno anni. Bisogna essere cauti nell'interpretare i dati forniti ieri e darne di fondati. È bene che la Regione abbia delle stime sul numero degli esercizi che ci sono e che possono restare aperti”.
 
 
 

Nessuna modifica, almeno per ora, alla legge sul gioco del Piemonte.

E' il verdetto del Consiglio chiamato a votare gli emendamenti di Luca Cassiani (Partito democratico) e Andrea Tronzano (Forza Italia) al decreto Omnibus che chiedevano di bloccare la retroattività della normativa e di rivedere il distanziometro, nella seduta di oggi, 20 novembre.

 

 

 

Tutti gli emendamenti hanno inoltre ricevuto il parere contrario della Giunta.

 

 

IL DIBATTITO IN AULA – Svariati gli interventi prima del voto.

Per Luca Cassiani (Pd), “l'ordinanza del tribunale di Torino apre un ragionamento sulla costituzionalità delle norme sul gioco, con il distanziometro vengono escluse attività legali, in modo discriminatorio rispetto all'articolo 3 della Costituzione e rispetto ad alcuni cittadini. Spero che il consiglio ne tenga conto e ci torni su con un ragionamento più compiuto”.

 

Per Appiano:“La poca serenità con cui si è voluto tornare sull'argomento in sede di Omnibus impone una riflessione: la legge vigente mira a prevenire il gioco patologico, da qui l'individuazione di luoghi sensibili e la volontà di non consentire gioco h24.

I dati della Giunta non sono casuali: dopo anni di crescita si è assistito a calo del gioco. In ogni caso è una mera petizione di principio affermare che aumenta il gioco online con blocco degli apparecchi. Chiaro che vanno bilanciati esercizio attività economica e tutela della salute, ma il Tar ha spesso confermato ordinanze sindacali proprio a salvaguardia della seconda. Sul distanziometro si è già pronunciata corte costituzionale in merito al distanziometro della Puglia riconoscendone la legittimità costituzionale, certo potrebbe tornare a pronunciarsi.

Se si vuole tornare a valutare a nostra legge non credo che l'Omnibus sia la sede adeguata”.

 

Secondo Tronzano: “Perché non aprire in commissione qualche ragionamento? Prevenzione non vuole dire espansione dal circuito economico. Bisogna riflettere su questo aspetto, visto che la proposta sull'Omnibus non è accettata”.

 

 

Sembra che il Gap nasca solo due anni fa, ma molte Regioni sono intervenute prima del Piemonte. Negli ultimi 30 anni siamo passati dove un gioco era visto come un pericolo e tale era considerato culturalmente a qualcosa di lecito e da spingere per aumentare entrate per lo Stato. Questo è il tema che è esplosa con leggi regionali, una contraddizione che non si può risolvere chiedendo alla Regione di fare un passo indietro ma con un intervento nazionale. Evidentemente le Regioni hanno fatto delle scelte perché manca politica nazionale diversa. E' evidente che servirebbe politica integrata nel Paese ma Piemonte è un laboratorio per le altre regioni. Sicuramente gli effetti della legge per la prevenzione del Gap non possono essere misurati nell'immediato, serviranno anni. Bisogna essere cauti nell'interpretare dati forniti ieri e darne di fondati. E' bene che Regione abbia stime sul numero degli esercizi che ci sono e che possono restare aperti”.

 

 

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