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Elezioni europee, Pivetti: 'Il contrasto al Gap parte dalle aziende'

Il presidente di Italia Madre, Irene Pivetti, in corsa per un posto al Parlamento Ue ha ben chiaro il ruolo delle imprese di gioco nella promozione di legalità e sicurezza.

Nomi notissimi, per le elezioni europee ormai alle porte, e tra le candidature eccellenti di Forza Italia spicca quella dell'ex presidente della Camera Irene Pivetti, attualmente presidente del Partito Italia Madre.

 

Quali sono state le motivazioni che l'hanno portata ad abbandonare la Lega e a scendere in campo a fianco di Forza Italia?

“Io non ho abbandonato proprio nessuno. Ero nella Lega venticinque anni fa, poi c’è stata una vita fuori dalla politica. Ho ripreso ad impegnarmi per il mio Paese l’anno scorso, fondando Italia Madre, ed è come presidente di questo partito che Antonio Tajani mi ha proposto di candidarmi in Forza Italia.

Il tema è chiaro: Forza Italia rappresenta in Italia il Partito Popolare Europeo, ed è da questi valori che bisogna ripartire se vogliamo ridare un cuore all’Europa, e un po' di cervello alle sue norme.
Oggi l’emergenza, in Italia come in Europa, è lo sviluppo, la crescita, è tornare a produrre benessere per contrastare la povertà e la disoccupazione. È per questo che Italia Madre scende volentieri in campo sotto le bandiere di Forza Italia, perché questo è rimasto l’unico spazio politico dove abbia senso discutere di impresa e di politiche economiche. Un tempo l’area liberale era saldamente presidiata dalla Lega, il partito delle autonomie, della liberta e delle identità. La Lega di oggi è tutta schiacciata sui temi della sicurezza, ed è diventata un partito di destra. Un peccato, e ovviamente non mi ci riconosco”.
 
 
Quali sono le rivendicazioni che porterà avanti a livello europeo?
“Che brutta parola però, rivendicare. Non vado in Europa per litigare, ma per costruire. Voglio un’Europa più forte e più responsabile, ma la voglio anche piu bilanciata tra nord e sud, con un ruolo molto maggiore per questi Paesi che, come l’Italia, non solo costituiscono il confine meridionale dell’Unione, e affrontano quindi per primi le problematiche del continente africano, ma che inoltre e prima di tutto sono portatori di una identità mediterranea che è irrinunciabile componente di quella europea. È ora di finirla di spedire in Europa le seconde linee, eleggiamo politici competenti e persone di carattere, che possano davvero fare la differenza”.
 
 
Il suo partito Italia Madre ha al centro lo sviluppo economico e le politiche industriali. A suo modo di vedere il governo gialloverde sta sostenendo il tessuto imprenditoriale italiano?
“Sia il reddito di cittadinanza che Quota 100 sono azioni che premiano più chi non lavora che chi lavora. Questo governo non sta facendo nulla per aiutare le imprese, che sono poi i soggetti a cui è affidata la crescita e lo sviluppo. Siamo ancora nella logica degli 80 euro di Renzi”.
 
 
 
Con il decreto Dignità, ma poi anche con le legge di Bilancio 2019 e poi con il decreto su Rdc e Quota 100, il governo italiano ha voluto combattere fortemente l'industria del gioco legale, aumentando per tre volte di seguito la tassazione e vietando del tutto la sua pubblicità. Secondo lei sono misure giuste e adeguate a combattere il fenomeno del gioco patologico e quello del gioco illegale, ovviamente non toccato da queste misure?
“La questione del gioco, voi lo sapete bene, è molto delicata, e non possiamo essere felici che, specialmente in epoche di maggiore povertà, le persone si rivolgano al gioco come ad una possibilitá per migliorare il loro reddito. La nostra è appunto un’epoca a rischio di questo tipo. Credo perciò che per prime le imprese legate al gioco legale dovrebbero essere, e manifestarsi, in prima linea contro ogni forma di illegalità, ma anche assumere o sostenere iniziative di contrasto alla ludopatia. Questa sarebbe una azione seria: che il comparto del gioco si qualificasse per azioni di responsabilità sociale anti-dipendenza. Conosco molti volontari e alcuni amministratori locali che si impegnano su questo fronte. Proviamo a cominciare da qui”.
 
 
Come imprenditrice, come valuta gli accordi commerciali stipulati tra Italia e Cina? Apriranno nuove prospettive di business per il Made in Italy, per il libero scambio, o possono avere effetti negativi per le nostre attività industriali e commerciali?
“La Francia porta a casa 30 miliardi di euro di commesse, e noi qualche misero accordo per portare arance e seme bovino in Cina. Per dire che abbiamo fatto tanta scena, ma nella sostanza abbiamo firmato un memorandum. C’è ancora moltissimo da fare per impostare correttamente il nostro rapporto con quel continente. E questo sarà anche un tema di grande importanza in Europa, per il nuovo Parlamento”.
 
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