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Dpcm in Gazzetta, governatori regioni rosse e arancio: 'Modificare norme'

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Dpcm che introduce nuovi limiti – e lo stop al gioco tranne che per le lotterie -, i governatori chiedono di modificare il provvedimento.

Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta in zona rossa. Puglia e Sicilia in zona arancione.

Sono queste le regioni dove si applicheranno, da domani 6 novembre, le maggiori restrizioni per il contenimento del Covid-19, ai sensi del Dpcm appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e in vigore fino al 3 dicembre 2020.

Limitazioni decise sulla base del livello di rischio stilato tenendo conto di 21 parametri, fra cui figurano l'indice di contagio Rt, il numero dei focolai attivi, la situazione di occupazione dei posti letto e la saturazione delle terapie intensive negli ospedali. Ma secondo i dati del 25 ottobre, che non tengono conto, quindi, dell'evoluzione attuale della pandemia e che determineranno probabilmente dei forti cambiamenti alle restrizioni, fra 15 giorni.

“In queste settimane i contagi sono aumentati in modo imponente.  Dobbiamo fare ogni sforzo per rallentarne la corsa”, afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Per questo ho firmato una nuova ordinanza con misure restrittive per le regioni che i nostri tecnici hanno individuato come quelle più a rischio. Il Covid-19 ci ha insegnato che dobbiamo agire in fretta e in modo deciso. Non c’è spazio per incertezze e polemiche. So che queste scelte comportano sacrifici e difficoltà, ma sono l’unica strada per piegare la curva.Uniti ce la faremo”.
 
I COMMENTI DEI GOVERNATORI – Non si sono fatti attendere i commenti dei governatori delle regioni “rosse” e “arancioni”. A cominciare da Attilio Fontana, presidente della Lombardia. “"Comunicare ai lombardi e alla Lombardia, all’ora di cena, che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma inaccettabile. A rendere ancor più incomprensibile questa decisione del Governo sono i dati attraverso i quali viene adottata: informazioni vecchie di dieci giorni che non tengono conto dell’attuale situazione epidemiologica”. Lo dice il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commentando le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Le richieste formulate dalla Regione Lombardia, ieri e oggi, dunque - conclude Fontana - non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita”.
Un commento che forse non tiene conto di un fatto essenziale: all'inizio di questa settimana l’indice Rt a livello regionale era a 2,01 con tutte le province sopra al valore di 1,5 (la cosiddetta “soglia di guardia” per i virologi), tranne quella di Bergamo.
Il governatore quindi aggiunge: "Colgo questa occasione – ha concluso Fontana - per dire ai cittadini lombardi che già hanno fatto dei grandi sacrifici, che dobbiamo ancora tenere duro per un po’. Agli imprenditori che subiranno un altro duro colpo dal lockdown delle loro attività garantisco che non arretrerò di un passo finché il Governo non avrà erogato le risorse promesse ed effettuato i ristori. Soprattutto voglio ringraziare anche tutto il personale sanitario su cui ancora una volta pesa il lavoro più faticoso”.
Quasi dello stesso tenore le dichiarazioni di Alberto Cirio, governatore del Piemonte, che in un post sulla sua pagina Facebook scrive: "È mattina presto, ma vi confesso che questa notte non ho dormito. Ho passato le ore a rileggere i dati, regione per regione, a cercare di capire come e perché il Governo abbia deciso di usare misure così diverse per situazioni in fondo molto simili. Perché si sia voluto assumere scelte così importanti sulla base di dati vecchi di almeno 10 giorni. Perché il netto miglioramento dell’Rt del Piemonte (sceso nell’ultima settimana grazie alle scelte di prudenza che la Regione aveva già saputo adottare) non sia stato preso in nessuna considerazione. Perché per regioni con situazioni gravi si sia usato un metro diverso. Voglio che mi si spieghi la logica di queste scelte. Il rispetto delle istituzioni fa parte della mia cultura. Ed io rispetto lo Stato. Ma anche il Piemonte merita rispetto. Lo meritano i Piemontesi e le tante aziende che forse non riapriranno. Ed io per loro pretendo dal Governo chiarezza”.
Dalla Sicilia si leva la voce del governatore Nello Musumeci. "La scelta del governo nazionale di relegare la Sicilia a 'zona arancione' appare assurda e irragionevole. L'ho detto e ripetuto al ministro della Salute Roberto Speranza, che ha voluto adottare la grave decisione senza alcuna preventiva intesa con la Regione Siciliana e al di fuori di ogni legittima spiegazione scientifica. Un dato per tutti: oggi la Regione Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi; la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55mila positivi, la Sicilia 18mila. Vogliamo parlare della Regione Lazio? Ricovera oggi 2.317 positivi a fronte dei 1.100 siciliani, con 217 in terapia intensiva a fronte dei nostri 148. Eppure, Campania e Lazio sono assegnate a 'zona gialla'. Perché questa spasmodica voglia di colpire anzitempo centinaia di migliaia di imprese siciliane? Al governo di Giuseppe Conte chiediamo di modificare il provvedimento, perché ingiusto e ingiustificato. Le furbizie non pagano”.
Più morbidi i toni usati dal presidente della Regione Valle d'Aosta, Erik Lavevaz: "Nei prossimi quattordici giorni, almeno, dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di migliorare la situazione sanitaria ed essere ricollocati in scenari di rischio meno stringenti, soprattutto per l'economia. E lo possiamo fare attraverso le buone pratiche. Insieme all'aspetto sanitario c'è tutto il mondo economico in apprensione che aspetta delle risposte. Lo sforzo di tutti sarà fondamentale per non pregiudicare i prossimi mesi. A livello politico, stiamo chiedendo di conoscere la tempistica e l'entità dei ristori. Le contromisure economiche dovranno essere commisurate alle restrizioni cui siamo sottoposti".
Per poi specificare: "Ieri sera abbiamo ragionato per cercare di calare questo Dpcm alla realtà del nostro territorio: interventi ampliativi non sono fattibili, ma almeno applicazioni corrette delle norme vanno trovate. Stiamo affrontando la questione della didattica a distanza, la ristorazione e gli alberghi che devono garantire il servizio a chi lavora, l'attività sportiva. Le elezioni di Courmayeur vanno preservate, con tutte le garanzie di sicurezza delle operazioni di voto. Nella giornata di oggi auspico di poter firmare un'ordinanza che possa dare chiarezza".

Intanto, il Consiglio Valle di oggi ha approvato all'unanimità una risoluzione nella quale "il Consiglio regionale esprime rammarico per le scarse modalità di collaborazione Stato-Regione, per il mancato coinvolgimento della Regione nell'elaborazione dei dati trasmessi e per le confuse comunicazioni del provvedimento che hanno caratterizzato in particolare la giornata del 4 novembre".
L'iniziativa impegna il presidente della Regione a presentare al presidente del Consiglio dei Ministri e alla Conferenza Stato-Regioni la necessità di "tenere conto della specificità del territorio valdostano, anche con riferimento alle valli laterali e ai piccoli centri abitati che, a fronte dell'applicazione di misure di contenimento previste dai vari Dpcm, versano in situazioni di svantaggio rispetto alle più grandi realtà urbane. Inoltre sollecita il Presidente della Regione e l'Assessore alla sanità a riferire nella competente Commissione consiliare le modalità e il contenuto dei dati trasmessi ai fini della classificazione della Regione Valle d'Aosta per la zonizzazione definita dal Dpcm del 3 novembre 2020".

Il documento impegna anche il presidente della quinta Commissione "Servizi sociali" a "invitare in una propria seduta i parlamentari valdostani al fine di comprendere quali azioni abbiano intrapreso nell'interesse della comunità valdostana, nonché di condividere istanze da presentarsi al Parlamento italiano a sostegno della nostra regione sotto il profilo economico e sociale".
Il Governo regionale viene anche impegnato a "predisporre un'ordinanza utile alla corretta interpretazione delle disposizioni definite dal Dpcm del 3 novembre 2020, adattando ove possibile le misure alla realtà regionale, da adottarsi previa comunicazione ai componenti del Consiglio regionale, cui farà seguito una adeguata informazione all'intera comunità". Infine, il testo impegna i Presidenti della quarta e quinta Commissione a porre in essere ogni azione utile al fine di presentare nella prima seduta utile del Consiglio regionale la proposta di legge "Misure di contenimento della diffusione del virus Sars-Cov-2 nelle attività sociali ed economiche della Regione in relazione allo stato di emergenza", che si propone di fornire un quadro normativo di riferimento a oggi non presente nel novero delle leggi regionali della Valle d'Aosta.

Fra gli scontenti, ma per essere finito "solo" in zona gialla, c'è anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca. "L’ultimo Dpcm stabilisce il blocco della mobilità dalle 22 alle 5. Sembra francamente che sia una misura più che contro il Covid, contro il randagismo, visto che non interessa il 99 per cento dei cittadini. Ma la cosa grave è che, nel frattempo, non si decide nulla rispetto alle decine di migliaia di persone che, nei fine settimana, nelle domeniche, si riversano in massa sui lungomari e nei centri storici, senza motivi di lavoro o di salute, e nell’assenza di ogni controllo", scrive sulla sua pagina Facebook. "Ci si domanda inoltre, cosa sia cambiato rispetto ai due mesi passati, nel corso dei quali il ministro dell’Istruzione ci ha ripetuto che mai e poi mai si sarebbe chiusa l’attività all’interno delle scuole. Si sono perse settimane preziose e nel frattempo sono aumentati in modo pesante i contagi anche nella fascia 0-18 anni. In più, si prevede per i bambini delle elementari l’obbligo di indossare in classe la mascherina. È francamente sconcertante. Si trovano nel dpcm anche misure utili e significative. Ma è evidente la linea generale assunta dal Governo: anziché scegliere in modo chiaro la linea della prevenzione del contagio, si sceglie di intervenire dopo che il contagio è esploso. È una linea poco responsabile e soprattutto poco efficace dal punto di vista dei risultati. Con l’aggravante di questo calvario di disposizioni, parziali e a getto continuo, che crea sconcerto fra i cittadini, divisione tra le categorie, tensioni sociali. In più non si è data a tutti i cittadini la percezione della drammaticità della situazione, spingendo tante persone, anche per la mancanza di controlli rigorosi ed efficaci, verso comportamenti di lassismo o di vera e propria irresponsabilità. Avevamo chiesto al Governo tre cose precise: misure immediate di ristoro o di detassazione; congedi parentali per le madri lavoratrici dipendenti, con retribuzione piena e bonus baby sitter per le lavoratrici autonome; misure omogenee e semplici su tutto il territorio nazionale, dato che il contagio è ormai diffuso in tutto il Paese. Queste richieste non sono state accolte. Si assumerà il Governo la responsabilità sanitaria e sociale conseguente alle sue scelte, sempre ritardate, e sempre parcellizzate".
 
LA CALABRIA ANNUNCIA RICORSO - Ancora più dura, se possibile, la presa di posizione della Calabria, qualificata come "regione rossa", quindi ad alto rischio. "Impugneremo la nuova ordinanza del ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale". Lo afferma il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, che annuncia un ricorso contro il provvedimento firmato dal ministro Roberto Speranza. "Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti, non hanno prodotto - afferma Spirlì - alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di 'chiudere' una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta. Altre regioni, con dati peggiori dei nostri - spiega ancora il presidente ff della Regione -, sono state inoltre inserite nella zona arancione e hanno evitato - e ne sono felice - la chiusura. Non si comprendono, perciò, i criteri scientifici in base ai quali il Governo ha deciso la 'vita' o la 'morte' di un territorio. Perché è di questo che si tratta: un nuovo lockdown rischia di annichilire in modo definitivo una regione come la Calabria. Nessuno nega le ataviche difficoltà del nostro sistema sanitario, ma, in queste ultime settimane, la Regione - attraverso misure differenziate e restrizioni mirate - è riuscita a limitare i danni e a tenere la curva epidemiologica sotto controllo. I dati ufficiali - continua Spirlì - confermano la bontà di questa impostazione: attualmente, i posti di area medica occupati sono il 16 percento, quelli di terapia intensiva raggiungono invece il 6 percento. La soglia che dovrebbe far scattare la chiusura è del 30 percento. È dunque piuttosto arduo comprendere le ragioni che sorreggono l’ordinanza ministeriale. Il numero complessivo dei contagi e lo stato attuale del nostro servizio sanitario - conclude il massimo rappresentante della Giunta - non possono perciò offrire alcun supporto alla scelta di inserire la Calabria nelle zone rosse del Paese. In virtù di queste premesse, nella consapevolezza di dover difendere a ogni costo una regione e una comunità che hanno già fatto enormi sacrifici, annuncio la volontà della Giunta regionale di presentare ricorso un’ordinanza ingiusta. Il Governo ha deciso di punirci, ma noi non ci pieghiamo".
 
LA REPLICA DI SPERANZA - Dopo lo "sfogo" dei governatori, arriva la ferma presa di posizione del ministro Speranza. "Le regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio dal mese di maggio. Nella cabina di regia ci sono tre rappresentanti indicati dalle regioni. È surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili".
 
ROSSO O GIALLO, PER IL GIOCO NON CAMBIA NULLA - Se il Nord e parte del Sud Italia sono praticamente sotto lockdown, le altre regioni risultano a rischio più moderato e per questo sono state contraddistinte dal colore, in sostituzione del verde usato fino a ieri, forse per non dare l'impressione di un “libera tutti”.
In questi territori valgono sono le limitazioni nazionali, fra cui spiccano quelle al gioco, confermate anche dal premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa di “presentazione” del Dpcm della serata di ieri:"Sono sospesi giochi, videogiochi, scommesse e bingo anche nei bar e tabaccherie".
Bar che possono rimanere in attività fino alle 18 (tranne che nelle zone rosse e arancioni, dove la serranda resterà abbassata 7 giorni su 7) mentre le tabaccherie restano aperte in tutte e tre le zone.
 
CDM A CONFRONTO SUL DL RISTORI - Fatto il Dpcm, ora si passa ai “ristori”, tema sul quale ruoterà il Consiglio dei ministri previsto fra oggi e domani per confrontarsi su un decreto bis per garantire  indennizzi, aiuti, proroghe e sgravi fiscali per le attività colpite dalle restrizioni nazionali e da quelle valide per le zone rosse e arancioni.
Misure ribadite dallo stesso Conte ieri sera: "Il Governo è già al lavoro per mitigare gli effetti, pensiamo che già domani sera (oggi, Ndr) approderà in consiglio dei ministri un nuovo decreto legge che possiamo chiamare Ristori bis e che si aggiunge a quello già approvato la scorsa settimana".
Il settore del gioco ancora una volta sta alla finestra, dopo che agli operatori delle sale dedicate, “vittima” del Dpcm del 24 ottobre, con quello appena pubblicato, si sono aggiunti anche gli esercenti che all'interno delle proprie attività hanno corner di scommesse o slot.
Salva, invece, la vendita di Lotto, lotterie e gratta e vinci.
“Il Lotto solo in tabaccheria perché è una concessione esclusiva”, sottolinea a Gioconews.it Giorgio Pastorino, presidente di Sts-Fit. “Gli altri giochi si possono vendere ovunque purché l’attività non sia stata chiusa come nelle zone rosse”.
Il nuovo decreto andrà coordinato con il precedente dl Ristori e con la Manovra finanziaria 2020 ed è in discussione lo scostamento di bilancio.
 
Per comodità, riepiloghiamo le principali limitazioni in atto, nell'infografica sottostante in forma di sintesi e per esteso.
 
LA ZONA GIALLA – In tutta Italia, nelle regioni con i parametri di rischio più bassi, entra in vigore il coprifuoco alle ore 22 (derogabile solo per “comprovate esigenze” di lavoro, salute o urgenza, presentate con l’autocertificazione, bar e ristoranti devono chiudere alle 18. Resta l’obbligo di mascherina all’aperto e al chiuso, la capienza consentita dei trasporti pubblici scende al 50 percento e viene raccomandato di spostarsi il meno possibile.
Le scuole rimangono aperte in presenza fino alle medie, con l'obbligo di mascherina, mentre per le superiori è prevista la didattica a distanza al 100 percento.
Chiusi, oltre alle attività di gioco, musei, cinema e teatri.
Nel week end e in tutti i giorni festivi serrande abbassate per i centri commerciali ad eccezione delle farmacie, alimentari, tabaccai ed edicole.
 
LE ZONE ARANCIONI – Fermo restando il “livello base” poc'anzi descritto, per le regioni a “livello di rischio alto” si aggiungono ulteriori restrizioni, valide per un periodo iniziale di 15 giorni, e poi modificabili a seconda dell'evolvere della situazione.
È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori salvo che per quelli motivati, mentre sono consentiti quelli “strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza”, il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
Stop anche agli spostamenti fra comuni della stessa regione, a meno che non ci siano “comprovate esigenze”.
Chiusi bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, ad esclusione delle mense e del catering, mentre si possono effettuare l'asporto, fino alle ore 22, e le consegne a domicilio.
 
LOCKDOWN REGIONALI E ZONE ROSSE – Il nuovo Dpcm quindi stabilisce una sorta di lockdown, meno duro di quello della scorsa primavera, per le regioni che presentano uno “scenario di massima gravità” ed un “livello di rischio alto”.
Vietati gli spostamenti, ad eccezione di quelli “motivati”, sempre da giustificare con autocertificazione, chiusi parrucchieri, centri di estetica e negozi – eccetto - alimentari, edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie, ed anche i bar e i ristoranti, per i quali restano consentiti consegne a domicilio ed asporto.
In questo caso le scuole operano esclusivamente con modalità a distanza ad eccezione dei servizi educativi per l’infanzia e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado.
Sospese le attività sportive anche nei centri all’aperto, torna la possibilità di svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione nel rispetto della distanza di almeno un metro e attività sportiva esclusivamente all’aperto ed in forma individuale”.
 
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