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Gioco, Fipe-Confcommercio e Ugl chiedono correttivi al decreto Ristori

Calugi in audizione al Senato sul decreto Ristori: 'Maggiori contributi alle imprese di ristorazione e gioco, perdite di 26 miliardi'.

 "Quello che, con l'emergenza Covid-19 e le relative misure adottate per frenare il contagio, si è abbattuto sul mondo della ristorazione e dell'intrattenimento, è un vero e proprio tsunami. Se in epoca pre-Covid questi settori contavano 330mila imprese, 1,3 milioni di addetti e 90 miliardi di euro di fatturato, il 2020 è destinato a chiudersi con una perdita del 27%, pari a 26 miliardi di euro, senza contare le restrizioni imposte dal nuovo Dpcm".

Questa la premessa del direttore generale di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, Roberto Calugi, nel corso dell’audizione di giovedì 5 novembre davanti alle commissioni riunite Finanza e Bilancio del Senato. Lo stesso ha portato al tavolo l'istanza di "alzare il coefficiente di moltiplicazione per il calcolo dei contributi destinati alle imprese della ristorazione e di intrattenimento, a cominciare da quelle che operano nelle zone rosse e arancioni, ulteriori settimane di Cassa integrazione e liquidità a lungo termine".

“Troppo spesso – ha detto Calugi - le nostre imprese sono ritenute attività non essenziali. Noi rigettiamo con forza quest’impostazione che troviamo profondamente sbagliata nel merito. Per far sopravvivere il settore, serve un cambio di paradigma. A cominciare da due aspetti essenziali: il credito e le locazioni. In ordine al primo serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese e serve subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 20 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese che sono oggi in stato prefallimentare di uscire dalle macerie e rialzarsi”.

Con riferimento al secondo Calugi ha detto: “Non abbiamo remore a dire che gli imprenditori di questo settore non sono più in grado di sostenere i costi degli affitti che sono balzati dal 10% al 30% come incidenza sul fatturato - ha detto Calugi -. O si interviene con una misura “ad hoc” o i tribunali sono destinati a ingolfarsi di contenziosi. Una cosa è certa - ha concluso -, lo strumento del credito d’imposta si sta rivelando zoppo, pur essendo cedibile le banche non sono interessate a prenderlo. Inoltre sta emergendo un problema sull’affidabilità del settore, nonostante le garanzie di Stato, alcuni istituti di credito richiedono fidejussioni accessorie per concedere linee di finanziamento.

Tanti i temi affrontati dai vertici Fipe, dunque e diversi i correttivi proposti da applicare al decreto Ristori. Alcuni, per vari settori fra i quali anche il gioco, sono stati richiesti anche dall'Ugl, in merito all'articolo 1 in particolare; il sindacato si concentra sul contributo a fondo perduto da destinare agli operatori Iva dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive.

Lo stanziamento è di 2,458 miliardi. Per accedere, occorre certificare una riduzione inferiore ai due terzi del fatturato o dei corrispettivi a aprile 2020 rispetto a aprile 2019 (requisito non necessario per le imprese nate dopo il 1° gennaio 2019). Per quanto riguarda la modalità: accreditamento diretto per chi ha già ottenuto il precedente contributo oppure dopo presentazione istanza via web per gli altri. Fermo il tetto massimo di 150mila euro: per chi ha già ottenuto il contributo precedente, è calcolato come quota dello stesso; per chi non ha già ottenuto il contributo precedente, è quantificato come quota del valore sulla base dei dati presentati nella istanza trasmessa.

"L’allegato 1 - ha ricordato l'Ugl in un dossier presentato alle due commissioni - prevede un moltiplicatore degli importi (minimo 1000 euro per persona fisica e 2mila euro per altri soggetti) per settore: 200% per funicolari, ristorazione, compresa quella ambulante-catering, cinema, service, biglietterie eventiturismo, comprese guide, convegni e fiere, recitazione e altre attività culturali, sale scommesse, impianti sportivi, parchi divertimento, sale gioco, circoli e stabilimenti termali".

Nelle osservazioni il sindacato evidenzia: L’articolo 1 è costruito intorno alle esigenze delle imprese che subiranno un calo del fatturato per effetto del Dpcm del 24 ottobre. Siamo, però, davanti ad una disposizione già debole, ma che diventa ancora più insufficiente stante il successivo Dpcm del 3 novembre. Fra gli elementi che andrebbero rivisti, sicuramente rientra l’individuazione del mese di aprile quale termine di paragone per la valutazione del calo del fatturato o dei corrispettivi; per una parte delle imprese coinvolte".

L'Ugl cita ad esempio le palestre, per le quali il mese di aprile sotto questo profilo è decisamente meno significativo di altri, come settembre o gennaio, ove si concentra un gran numero di sottoscrizione di abbonamenti". Una riflessione in tal senso potrebbe essere compiuta anche in relazione alle attività di gioco, soprattutto per il settore delle scommesse che subisce oscillazioni secondo le tempistiche delle competizioni sportive.

 

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