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Ippicoltura, proposta Gadda: Federippodromi in audizione

Martedì 10 novembre, la XIII commissione della Camera ascolterà Federippodromi e Sire nell'ambito dell'esame della proposta di legge Gadda: i temi caldi.

 Prevista per le 16 di martedì 10 novembre la prossima seduta della XIII commissione della Camera dei deputati, dedicata all'esame della proposta di legge Gadda, recante disciplina dell'ippicoltura e delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore. Dopo aver ascoltato già diverse associazioni di categoria, i commissari stavolta tenderanno l'orecchio a Federippodromi che porterà al tavolo le proprie osservazioni e proposte di modifica.

Stando a quanto emerso sino a questo punto dell'iter, le priorità per gli addetti ai lavori sono: uniformare quanto più possibile l'ippicoltura, indipendentemente dalla destinazione finale del cavallo, e farlo in fretta. Che l'animale cioè sia da carne o sportivo, questo il cuore della questione, la richiesta delle associazioni sin qui coinvolte (Ang, Anac e Anct) è che l'attività agricola dell'allevamento sia riconosciuta come tale anche e soprattutto dal punto di vista fiscale e previdenziale.

L'audizione di martedì pomeriggio si terrà come di consueto da un po' di tempo a questa parte, in videoconferenza e oltre a Federippodromi prenderanno parte i rappresentanti della Società incremento razze equine (Sire). "Un cavallo da vita - su questo come noto fa leva la numero uno dell'Ang, Isabella Bezzera - fino a prova contraria, comporta anche maggiore manodopera e più ampio indotto collegato alla filiera". Quindi maggiore occupazione. Riorganizzare la normativa di settore rendendo maggiormente chiari alcuni aspetti che secondo gli adetti ai lavori non lo sono abbastanza è necessario e il fatto che l'esame del testo elaborato dalla deputata di Italia Viva Maria Chiara Gadda sia stato aperto alle associazioni di categoria fa ben sperare queste ultime.

Sulla partita, è intervenuta anche l'Associazione nazionali dei Comuni italiani (Anci): "Occorre concentrarsi anche sul futuro degli ippodromi e sulla loro valorizzazione, anche dal punto di vista delle competizioni che ospitano". La crisi dell’ippica - è stato ricordato - ha radici lontane e si trascina da almeno dieci/quindici anni e coincide con la crisi della sua principale fonte di introiti e finanziamento: le scommesse, crollate inesorabilmente, di fronte all’ondata delle scommesse sportive e dei giochi di tutti i tipi e della mancata riforma del settore ippico. Grazie ai nuovi giochi (scommesse sportive, videogiochi, slot, ecc.), lo Stato non ha sofferto troppo la forte diminuzione del gettito erariale di provenienza ippica, ma ha dovuto farsi carico di un contributo annuale, pari oggi a 100 milioni di euro, senza il quale, il settore ippico sarebbe defunto. Negli ultimi anni - è stato evidenziato - sono scomparsi già 4 ippodromi di galoppo e uno di trotto e altri, sono a rischio".

Tra le questioni calde anche il fortissimo ritardo dei pagamenti a liquidazione dei premi vinti, decine di scuderie che hanno chiuso, e allevatori che hanno cambiato attività. "Molti allenatori, guidatori e fantini - ha rivelato Anci - sono emigrati all’estero, trovando ottimi riscontri e mietendo successi, a testimonianza del grado di professionalità raggiunto e purtroppo perso dall’ippica italiana".

 

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