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Conferenza Regioni: 'Costituire fondo ristori per tutte le categorie'

  • Scritto da Redazione

La Conferenza delle Regioni chiede al Governo di 'integrare il programma di ristori per le categorie soggette a restrizioni' e 'aggiornare i parametri di raffronto per calcolare i minori ricavi'.

"Garantire ristori ai soggetti interessati nell’emanando decreto Ristori ter".

È la richiesta al Governo al centro dei pareri espressi dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in merito ai decreti Legge "Ristori" e"Ristori bis" nell'ambito dell'approvazione di un documento contenente diverse proposte emendative su tali provvedimenti.

"Il rapido aggravarsi del quadro epidemiologico da Covid-19, ha comportato l’elaborazione di una serie di provvedimenti da parte del Governo che definiscono dei meccanismi dichiarati come automatici di misure restrittive a seconda della gravità del rischio sanitario dei territori che se non adattati sulla base di dati aggiornati rischiano di influire sulla efficacia dei provvedimenti. Le Regioni e le Province autonome ritengono che tali gravose decisioni debbano contemperare i bisogni del tessuto economico del Paese e non possano essere disgiunte da compensazioni sia economiche che sociali per i settori più colpiti che devono essere emanate contemporaneamente alle misure restrittive. Si sottolinea, inoltre, la necessità di stabilire non solo il ristoro e la sua entità ma anche tempi certi e brevissimi per l’erogazione delle risorse", si legge in un comunicato della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

"Stante la difficoltà di raggiungere con misure compensative tutte le categorie economiche coinvolte nelle restrizioni, ovvero specifici territori più sofferenti, si ritiene opportuno chiedere l’istituzione di un 'fondo' da assegnare alle regioni, interessate dalle sospensioni, limitazioni e chiusure delle attività, affinché possa essere utilizzato per politiche integrative a quelle nazionali verso soggetti, pur coinvolti nelle restrizioni, che non possono accedere alle compensazioni nazionali (ad esempio: per specifici territori, non rientranti nella griglia dei codici Ateco; per particolari categorie economiche)".
 
"Con le stesse finalità di miglioramento degli interventi sul territorio, nello specifico in materia sanitaria, le Regioni e le Province autonome chiedono maggiore flessibilità nell’uso delle risorse dell’incremento del fabbisogno sanitario nazionale standard, tenuto conto delle diverse modalità organizzative dei servizi sanitari regionali, comunque mantenendo la finalizzazione delle risorse ad assicurare la gestione dell’emergenza sul versante sanitario. Un ulteriore esempio di questa necessità è data dalla considerazione che per l’autorizzazione di spesa di 30 milioni di euro per l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, secondo le modalità definite dagli Accordi collettivi nazionali di settore, prevista all’articolo 18, la copertura finanziaria è a valere sulle risorse del Fondo sanitario nazionale 2020 e qualche Regione ha già esaurito il budget dedicato previsto dal decreto legge, conseguentemente si è nella condizione di dover integrare il Fondo sanitario nazionale 2020 con nuove risorse.
La richiesta va nella direzione di coinvolgere tutte le Pubbliche amministrazioni nel fare 'sistema' e fornire risposte tempestive ed adeguate all’emergenza e quindi a sostegno delle categorie colpite. In materia di flessibilità di risorse si ricorda anche come i Regolamenti europei 2020/460 e 2020/558 hanno introdotto ampi margini di flessibilità nell’utilizzo dei Fondi strutturali al fine di contrastare efficacemente l’emergenza sanitaria, economica e sociale causata dalla pandemia Covid-19", si legge ancora nel comunicato.

"Per aumentare le risorse a disposizione per l’emergenza, senza aumentare l’impatto sull’indebitamento netto, in via prioritaria per contribuire ad integrare il programma di ristori per le categorie soggette a restrizioni, ai sensi dell’articolo 13 quater, comma 5, si valuta utile riproporre anche un contributo per la riduzione del debito per le regioni a statuto ordinario per l’anno 2020 che liberi spazi finanziari. Si ricorda che in base al quadro legislativo nazionale, le regioni possono indebitarsi solo per la realizzazione di investimenti pubblici, non possono cioè contrarre debiti per fini diversi da quelli che fanno crescere il patrimonio pubblico e quindi non è concesso ricorrere ad indebitamento né per le spese correnti, né tantomeno, per sostenere gli investimenti diretti ai privati.
Questa richiesta è ancor più supportata dal fatto che l’incremento di risorse messe a disposizione per gli interventi previsti - all’articolo 13 quater, comma 2, - sembra circoscritto alle solo 'zone rosse' , non prendendo in considerazione il ristoro delle restrizioni delle altre zone", puntualizza la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
 

Riguardo alle norme del provvedimento, si evidenzia, in particolare, "visto il protrarsi dell’emergenza epidemiologica, che è necessario aggiornare i parametri di raffronto per calcolare i minori ricavi delle imprese in quanto risultano completamente escluse dai ristori le imprese aperte nel 2020 (start – up, le più promettenti anche per la ripresa economica), così pure è necessario tutelare, con l’erogazione della cassa integrazione, le nuove assunzioni effettuate nel 2020 e i collaboratori senza partita Iva (autonomi occasionali) oltreché salvaguardare – sul versante della tassazione le indennità erogate dalle Regioni tramite la riprogrammazione fondi Ue.
Si evidenzia in particolare l’articolo 19 bis che prevede che il ministero della salute, con frequenza settimanale, pubblica i risultati del monitoraggio dei dati epidemiologici e il ministro della Salute con propria ordinanza, sentiti i presidenti delle Regioni interessate, può individuare una o più regioni, nei cui territori si manifesta un più elevato rischio epidemiologico, sulla base dei dati in possesso ed elaborati dalla Cabina di regia, nei quali si applicano le specifiche misure individuate con decreto del presidente del Consiglio dei ministri tra quelle previste nel DL 19/2020, aggiuntive rispetto a quelle applicabili sull’intero territorio nazionale.
Si prende atto che tale norma rafforza il quadro giuridico intervenendo sulla possibilità delle regioni di emanare ulteriori misure restrittive prefigurando un contesto in relazione al quale le sole ordinanze del ministero della Salute possono conseguentemente dar luogo a ristori per le attività che subiscono restrizioni secondo la graduazione di rischio delle zone previste dalla legge.
Le Regioni e le Province autonome hanno segnalato le difficoltà economiche dei Centri diurni, centri diurni per anziani e per persone con disabilità, dei centri diurni e semiresidenziali per minori, per la salute mentale, per le dipendenze e per persone senza fissa dimora e delle Residenze sanitarie assistenziali, attraverso la richiesta di poter erogare a questi soggetti il 100 percento del budget previsto dal contratto, di convenzione o concessione dei servizi in presenza di precise condizioni (esempio: equilibrio del sistema sanitario). Questa criticità è stata 'intercettata' nei Dl in via non del tutto esaustiva", conclude il comunicato.
 
 
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