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Riapertura giochi: l'attesa per il Dpcm e la richiesta di futuro dell'industria

  • Scritto da Ac

Mentre l'Italia potrebbe tornare “arancione” per metà, il gioco pubblico vede sfuggire anche l'obiettiva di riaprire il 16 gennaio: ma ora l'industria chiede certezze.

Mezza Italia potrebbe (ri)trovarsi in fascia arancione a partire dal prossimo lunedì, 11 gennaio. Con l'Emilia-Romagna pronta ad attuare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza e il Lazio che guarda con apprensione al peggioramento della curva, mentre il Veneto ha già sforato la soglia, Lombardia e Liguria si trovano al limite e tante altre regioni, come Piemonte, Puglia, Calabria e Basilicata, che risultano a “rischio alto”. Una situazione particolarmente critica, anche all'indomani delle festività natalizie, al punto che i tecnici del Comitato governativo – con Walter Ricciardi in testa – che chiedono “un lockdown minimale di due mesi”, anche se la parola sembra terrorizzare i politici, pur essendo già attuato in Germania e Gran Bretagna. 

Tutto questo mentre nell'industria del gioco pubblico cresce la preoccupazione, in attesa di conoscere la possibile data di riaperture delle location di intrattenimento, dopo oltre 180 giorni di stop e una chiusura totale, che non ha mai conosciuto né fasce territoriali né limiti orari, ma sempre e solo una serrata totale, in qualunque zona. Come per nessun altra attività. Da qui il timore (fondato) che l'estensione delle restrizioni locali possa comportare anche quella della chiusura totale dei locali di gioco.

L'ATTESA DEL NUOVO DPCM – Nel frattempo l'intero Paese attende di conoscere i contenuti del prossimo Dpcm che dovrà entrare in vigore dal 16 gennaio. Anche se è ormai noto che la linea governativa sarà quella di mantenere comunque la stretta per tentare di scongiurare la cosiddetta “terza ondata” della pandemia. Sul punto – ovvero, sul Dpcm - si comincerà a discutere nel prossimo fine settimana, per far entrare in vigore il nuovo provvedimento dal 16 gennaio. L'unica certezza è che anche questo testo prevederà regole rigide e la proroga di alcuni divieti, compreso quello di spostamento tra le regioni almeno fino al 31 gennaio. Scontato il rinnovo del coprifuoco alle 22, così come la chiusura di palestre, cinema e teatri. E assai probabile, dunque, allo stop del gioco, almeno fino al 31 gennaio. Come pure la limitazione di esercizio fino alle 18 per bar e ristoranti. Sono gli scienziati a raccomandare provvedimenti severi come sottolineato nella relazione dell’ultimo bollettino: “Si rammenta la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e rimanga a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine”.
 
LE RICHIESTE DELLA FILIERA – Nel frattempo, però, l'industria del gioco pubblico sta cercando di far sentire la propria voce, provando a spiegare a governo e istituzioni non solo che riaprire in sicurezza si può: ma che risulta anche necessario per scongiurare il crollo dell'intero sistema del gioco legale. Tema di interesse nazionale, anche questo, non solo per la tenuta occupazionale e, quindi, per evitare la chiusura di tante imprese, ma anche per evitare il dilagare dell'illegalità che nelle scorse ore è stato certificato anche dal Direttore generale dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli, Marcello Minenna. Senza contare, peraltro, la potenziale discriminazione lamentata dagli addetti ai lavori, che nelle ultime ore ha portato anche alla costituzione di un'associazione temporanea di imprese e a una possibile manifestazione nazionale, per far capire a tutti la gravità della situazione. Con il timore ormai genere che il criterio della “non essenzialità” di alcune attività economiche affibbiato anche – e soprattutto – a quelle di gioco, potrebbe far slittare ulteriormente la riapertura anche oltre il mese prossimo. Posizionando le attività di intrattenimento alla pari delle discoteche.
 
IL NUOVO SCENARIO DI CRISI – Nel frattempo, tuttavia, la politica è impegnata a rincorrere sé stessa, con lo spettro della crisi di governo che continua ad aleggiare su Palazzo Chigi. Dopo gli ultimi giorni (e notti) di lavoro al Tesoro sulla nuova versione del piano italiano per l'uso dei fondi europei, il Recovery plan è approdato a Palazzo Chigi con numeri nuovi e problemi vecchi: e un piano che prevede fino a 18 miliardi per la sanità, insieme alla richiesta di usare almeno in parte (12 miliardi) i soldi del Mes per finanziare altri interventi sulla salute. Tra minacce, forzature e tentativi di mediazione la tensione dentro la maggioranza si trascina oramai da quasi due settimane. Nel frattempo si delineano tre scenari connessi a una eventuale verifica di governo: crisi pilotata, al buio o ritorno al voto. Ecco quello che potrebbe accadere. Nel primo caso - caldeggiato da Pd e M5S ma non da Matteo Renzi – con la crisi pilotata si punterebbe a ricomporre la maggioranza con un rimpasto mirato ma non corposo, per un accordo su Recovery fund e sulla delega ai Servizi segreti, evitando le dimissioni del premier e con un successivo voto di fiducia con una maggioranza blindata.
Se il governo Conte cade, invece, restano solo due strade. Una di queste è un governo istituzionale o di salute pubblica (circola, nei palazzi romani, sempre il nome di Marta Cartabia), che però al momento vede indisponibili Pd, M5s e anche Fdi. L'altra, sarebbe quella del voto. Difficile, tuttavia, da ritenere veramente percorribile, tenendo conto della situazione particolarmente critica in cui si trova l'intero paese.
In tale contesto, tristemente confuso, il gioco pubblico vede ogni giorno aumentare le proprie preoccupazioni e le difficoltà nel trovare un interlocutore attento a recepire le istanze della filiera. E, forse, anche a valutarle nel merito. E anche se un cambio di guardia a Palazzo Chigi potrebbe rimettere in discussione la linea iper-rigorista applicata finora, resta da capire se nell'eventuale esecutivo di “salute nazionale” verranno messe in primo piano anche le esigenze economiche e imprenditoriali.
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