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Il comparto esiste e resiste: la politica c'è e adesso non ha più scuse

  • Scritto da Alessio Crisantemi

All'indomani della manifestazione del comparto giochi a Roma e Milano è il tempo di riflettere e di agire: per la politica e non più soltanto per il settore.

 

Adesso non ci sono più scuse. Vale per il comparto del gioco pubblico, ma vale anche  - e soprattutto – per la politica. A poche ore dalla duplice dimostrazione dei lavoratori del comparto che ieri, giovedì 18 febbraio, hanno inondato, pacificamente e nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza, Piazza del Popolo a Roma e Piazza Duomo a Milano, è il momento di passare ai fatti e fare in modo che questo sforzo enorme delle categorie non rimanga fine a sé stesso. Sì, perché oltre a raccogliere – una volta tanto - una grandissima visibilità sui media nazionali e di fronte all'opinione pubblica, gli operatori del gioco hanno dimostrato (a sé stessi prima ancora che all'esterno) che il settore è in grado di proporsi unito e in maniera collegiale al cospetto della politica. 

Ed è questo uno dei primi risultati della giornata di protesta: perché mai prima d'ora il comparto era riuscito a muoversi in maniera univoca, compatto e uniforme in un'azione collettiva. Sarà dunque bene che questa preziosa esperienza non rimanga confinata a un'unica data e alla sola manifestazione: evitando di disperdere quelle energie profuse nello sforzo organizzativo della doppia manifestazione conservandone, al contrario, anche la più piccola stilla, in modo da riversare l'intero contenuto nelle prossime sfide che attendono l'industria e che sarà necessario affrontare insieme, ancora una volta. Avendo ormai visto chiaramente che l'unione è un obiettivo possibile, pur nelle rispettive differenze dei vari segmenti e delle singole categorie. 

D'altro canto, però, a non avere più possibilità di fuga è la politica, ed è questa la cosa ancor più importante emersa - in particolare - dalla piazza di Roma. Nella quale, oltre a registrarsi una seria (e confortante) partecipazione da parte dei rappresentanti di maggioranza e opposizione, si sono potute ascoltare parole non banali, che vanno al di là del mero slogan tipico dei momenti di campagna elettorale o del semplice messaggio di solidarietà. La politica ha dimostrato dunque di aver compreso, stavolta davvero, le necessità dei lavori del gioco pubblico e la loro situazione di estrema crisi, oltre a quella di emarginazione ed ormai evidente discriminazione. Assumendosi anche qualche impegno preciso, in questo senso: non soltanto sul tema delle riaperture (visto che il messaggio principale della proposte era ed è quello di riaprire il gioco subito, in zona gialla) ma anche sulla discussione delle altre istanze della filiera, che potrebbe facilmente tradursi (adesso sì) dell'affrontare quell'attesa riforma del comparto denominata Riordino. 

Ebbene: il settore non potrà mai più dire che l'unione è un'utopia, come la politica non potrà più fingere di non sapere e di non conoscere la terribile situazione che stanno vivendo i lavoratori del comparto: il quale, a sua volta, non può più essere considerato un settore "di serie B". Del resto, la grande attenzione dedicata alle piazze e il clamore mediatico che ha accompagnato la protesta hanno anche dimostrato qualcosa in più: ovvero, che il gioco (volgarmente detto) "d'azzardo" non è poi un vero tabù, visto che nessuno (salvo qualche caso, comunque isolato, di stampa dichiaratamente avversa) si è sognato neanche minimamente di indignarsi per quella protesta o di prendere le distanze, avendo ben compreso che al di là dell'oggetto delle specifiche attività che si stavano rappresentando, ad essere in ballo era ed è il lavoro, per oltre 100mila persone addetti. Il che significa persone, famiglie, comunità. E magari, con l'occasione, avranno capito molte più persone che in ballo c'è anche una questione enorme di legalità, da difendere, mantenere, preservare. Tutto questo, non può più aspettare. Ecco perché è indispensabile riaprire: fin da subito, almeno in zona gialla.

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