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Commissione banche, Abi: 'Rapporti col gioco, tutta colpa delle normative'

  • Scritto da Redazione

In audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, Sabatini (Abi) spiega le difficoltà delle banche a intrattenere rapporti con il gioco legale.

Il problema sono le "normative troppo stringenti". Questo il succo dell'intervento del direttore generale dell’Associazione bancaria italiana Giovanni Sabatini, oggi, 19 aprile, di fronte alla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, in merito alle criticità del rapporto fra sistema bancario e operatori del settore del gioco legale. Sabatini, lo ricordiamo, era già intervenuto parlando di accesso al credito per il settore del gioco di fronte alla Commissione finanze della Camera, senza tuttavia chiarire il tema del famoso "codice etico", citato spesso nei casi più spinosi. Una questione che Sabatini prova a spiegare meglio in questa occasione.

Tre i punti fondamentali del discorso di Sabatini, poco meno di una ventina di minuti: si parte da "un inquadramento del regolamento nell'ambito del quale si muovono le banche", rammentando quindi "considerazioni sulla natura privatistica delle banche, fondamentali per garantire indipendenza e concorrenza", infine "le iniziative che abbiamo avviato con tutti i soggetti interessati al tema".

Il punto di partenza è il quadro normativo, spiega Sabatini: "Abbiamo raccolto informazioni dai nostro associati e abbiamo valutato che la problematica tende a essere legata al quadro normativo antiriciclaggio, con matrice internazionale e europea. Il quadro normativo prevede che all'apertura, ma anche al compimento di operazioni specifiche (superiori ai 15mila euro) - spiega Sabatini -, la banca è tenuta a valutare il cliente e monitorare quindi il rapporto per tutta la sua durata. Ci sono una serie di fattori di rischio relativi ai clienti e relativi ai canali di distribuzioni".

In funzione di ciò - spiega ancora Sabatini - vengono richieste al cliente maggiori informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto. Dove l'intermediario non sia messo nelle condizioni di procedere alla verifica, la normativa indica che l'intermediario deve sospendere ogni rapporto con il cliente", cosa che viene applicata anche perché "l'intermediario e i suoi dipendenti possono incorrere in sanzioni, e non ci sono deroghe da parte del legislatore nazionale".

Sabatini aggiunge quindi che "con specifico riguardo ai prestatori di servizi di gioco, queste sono ritenute attività ad alto rischio, in particolare per l'alto uso del contante. È evidente che questo quadro non determina, di per sé, la chiusura del rapporto, ma richiede l'acquisizione di ulteriori informazioni oltre a quelle ordinarie". Qui entra in campo il tema del derisking, "ossia la decisione di non instaurare rapporti con soggetti a rischio - continua Sabatini -, mentre diverso ancora è il caso in cui la banca abbia, nel suo statuto, indicazioni che per ragioni etiche o sociali, non intenda intrattenere rapporti con soggetti appartenenti ad una certa categoria. Il settore bancario è la prima linea di difesa. Su oltre 105mila di operazioni sospette segnalate oltre il 50% arriva dalle banche".

In merito alla natura privatistica delle banche Sabatini ha quindi aggiunto che “l'attività bancaria si caratterizza come impresa. Dalla natura privatistica della banca si comprende che non vi può essere un obbligo imposto alla banca di intrattenere rapporti con determinate categorie. Le banche lo ricordiamo, sono l'avamposto della legalità”. E poi, precisando ancora che ogni cittadino ha il diritto di avere un conto bancario: “il diritto ad accedere al sistema bancario previsto dalle norme internazionali per favorire l'inclusione finanziaria è esclusivo dei singoli cittadini europei”, esclude quindi le imprese per le quali “nessuno dei principali ordinamenti europei contiene un obbligo per le banche”.

Chiudendo il suo intervento il presidente dell'Abi ha annunciato che l’associazione “ha accolto le richieste di confronto con le rappresentazioni delle aziende che operano nel settore del gioco, anche per comprendere l'entità del fenomeno segnalato. In questo contesto abbiamo anche interloquito con Adm, anche qui per individuare, nell'ambito delle modalità normative consentite, possibili soluzioni per superare le difficoltà che il quadro normativo pone. Da parte dell'associazione c'è la massima disponibilità a risolvere questi casi, ma il tema fondamentale è quello di trovare soluzioni che siano compatibili con il quadro normativo”.

L'audizione ha quindi visto l'intervento del senatore di Fratelli d'Italia, Andrea De Bertoldi, che in più occasioni si è speso per portare all'attenzione della politica nei confronti delle imprese di gioco, che si sono viste chiudere i conti per "motivi etici". 

"Questo è un tema che noi di FdI abbiamo sollevato - ha detto De Bertoldi -, perché a noi interessa tutelare le nostre imprese. Purtroppo abbiamo assistito a dei fenomeni, anche dovuti a scelte dei governi, che hanno fatto brindare solo le mafie, dedite al riciclaggio. Nel contempo chiusura di conti correnti, ma se gli operatori del gioco svolgono un servizio per conto dello Stato, tant'è vero che tramite i canali bancari devono poi versare denaro all'Erario. Se questo è il quadro di riferimento occorre trovare una soluzione".

"Nessuno dovrebbe avere interesse e intenzione di favorire le mafie - ha continuato il senatore di FdI -, dal momento che lo stesso Stato prevedere che vi siano degli obblighi nel movimento del contante. Se lo Stato impone di non utilizzare il contante oltre i 2mila euro, non ci può essere una banca che non apre (o chiude) un conto corrente. Chiedo di venire incontro a questi operatori, perché il primo a rimetterci c'è lo Stato. Se le banche ritengono di essere vessate da normative troppo stringenti, lo si dica apertamente". 

Di seguito l'intervento di Felice Maurizio D'Ettore, di Forza Italia, che chiede di "capire come mai sono stati chiusi dei conti anche ai dipendenti, non solo alle aziende. In ogni caso nessuno ha imposto alle banche l'apertura dei conti, come mai allora poi si chiude un conto a un cliente che si conosce già? Non è possibile mandare una mail con oggetto 'estinzione del conto corrente', a clienti storici, magari premettendo che non c'è alcun dubbio sull'onesta del cliente".

Rispondendo agli interventi Sabatini ha quindi aggiunto che "la nostra valutazione è basata su quadro generale che abbiamo delineato, senza poter andare nel dettaglio di singoli casi e singole operazioni. Comprendendo le difficoltà del settore che ci sono state presentate anche negli incontri con i rappresentanti di categoria, credo che sia necessario un ulteriore approfondimento. Occorre trovare una soluzione, una modalità che garantendo il rispetto del quadro normativo porti anche alla tutela delle imprese, dei lavoratori e della legalità. Noi possiamo immaginare uno strumento tecnico, ma occorre immaginare anche un confronto con le autorità di vigilanza. Con le autorità europee va valutato se l'eventuale soluzione tecnica può rispondere al quadro normativo, o se sia possibile, all'interno del quadro normativo, pensare anche a una modifica della norma che permetta di risolvere il problema per un settore che sicuramente contribuisce all'economia dell'Italia".

IL COMMENTO DI DE BERTOLDI - Al termine dell'audizione, e dopo avere, insieme al collega Giovanni Donzelli, incontrato gli operatori del settore in protesta davanti la Camera dei deputatiu, De Bertoldi sottolinea in una nota, come in Commissione "si è reso necessario dover chiarire perchè alcuni concessionari dello Stato si siano visti revocare senza motivazione i rapporti bancari in essere, ma per semplici ragioni dì policy aziendale. Apprezziamo la volontà dell’Abi di voler ricercare una soluzione per il problema, coinvolgendo perfino le autorità di vigilanza a fronte della complessità delle norme, anche in termini di responsabilità, dovute alla riforma della normativa antiriciclaggio del 2019.

Assieme al collega Foti chiederemo quindi domani in ufficio di presidenza di audire alcune banche nazionali oltre a Bankitalia ed alla direzione generale delle Dogane e Monopoli. È inaccettabile che questa maggioranza abbia abbandonato gli imprenditori nazionali concessionari del gioco pubblico legale, determinando la perdita di migliaia di posti di lavoro, di miliardi di euro per l’erario, mentre le mafie titolari del gioco illecito vedono vieppiù prosperare il proprio business ”.

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