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Marino (comm. gioco Senato): 'Le istituzioni hanno il dovere di normare'

  • Scritto da Daniele Duso

Il presidente della commissione gioco del Senato ribadisce la necessità di riordino del settore sottolineando come sia un vero e proprio "dovere dello Stato".

"Le istituzioni hanno il dovere di normare. Dobbiamo essere in grado di dare dignità al gioco pubblico, come era in passato". Così il senatore Mauro Maria Marino, presidente della Commissione di inchiesta sul gioco illegale e sulle distorsioni del gioco pubblico, nel corso del suo intervento al convegno organizzato da Codere Italia dal titolo "In nome della legalità – Senza regole non c’è gioco sicuro", patrocinato dalla Città di Rivoli.

All'evento hanno partecipato anche il sindaco di Rivoli, Andrea Tragaioli, l'assessore al lavoro del comune di Rivoli Paolo Dabbene, Sonia Biondi, Bva Doxa Business Unit Manager Roma e Centro Sud, Ranieri Razzante, docente di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” Università di Bologna. Presidente A.I.R.A. Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, Marco Zega, direttore Finanza e Affari Istituzionali Codere Italia e Riccardo Pedrizzi, Presidente Commissione Finanze e Tesoro del Senato (2001-2006) nelle vesti di moderatore.

"È dal dialogo che nascono le proposte e dal brainstorming che nascono i cambiamenti" sottolinea Mauro Maria Marino, iniziando da un plauso agli organizzatori dell'iniziativa. "Il gioco ha sempre attratto il genere umano", spiega, "è uno degli elementi che riguardano lo sviluppo della civiltà, e anche in 'Homo ludens' Huizinga scrive che il gioco è il fondamento di ogni cultura e di ogni organizzazione sociale. Non si può quindi parlare di una accezione negativa del gioco. C’è la sfida, il rischio, il rapporto con l’alea che nel caso del gioco sembra essere una cosa controllata, ma c’è anche lo svago e la possibilità di vincita, che per molte persone rappresenta la possibilità di cambiamento".

"Se il gioco è così importante", aggiunge Marino, "le istituzioni hanno il dovere di normare. Le istituzioni devono e possono svolgere un ruolo. C’è stata un’evoluzione del sistema concessorio, ma il concessionario è sempre un imprenditore creato dallo Stato".

Ricordando quindi alcuni numeri del settore Marino ha illustrato come "nel 2019 dal gioco lo Stato ha ricavato 11,3 miliardi di gettito, mentre nel 2020 7,2 miliardi", spiegando che "siamo di fronte a una domanda che fondamentalmente è anelastica: se io non ho un’offerta pubblica e legale, la domanda automaticamente finisce per virare sul gioco illegale, creando danni seri al giocatore patologico e allo Stato".

Il proibizionismo non può essere uno strumento valido perché "limitare il gioco legale finisce per dare via libera al gioco illegale, al riciclaggio, all’usura", per questo, precisa Marino, "Lo Stato ha una serie di responsabilità. La legge 23/2014, articolo 14", ha ricordando poi facendo un breve excursus nella storia recente, "rappresentava la delega data al Governo per andare a mettere mano al gioco legale. Purtroppo non vi si diede attuazione, la delega scadde nel giugno 2015, ci fu poi il tentativo di sintesi da parte della conferenza stato regioni, fino all’intesa firmata nel dicembre 2017, si firmò l’intesa ma non ci si fece carico delle istanze ad essa collegate".

"La normativa deve essere aggiornata", continua il senatore, "ma deve anche essere unificata a livello nazionale. Siamo in una situazione paradossale, agiamo dal 2016 su un regime di proroga. Un concessionario, un imprenditore, non può far programmazione. Oggi peraltro è impossibile fare le gare a causa delle normative locali. Le regioni poi, talvolta, hanno fatto delle norme talmente restrittive che loro stesse non riescono ad applicarle. Anche per questo è nata la commissione d'inchiesta sul gioco illegale e sulle distorsioni del gioco pubblico, per affrontare tutti questi problemi".

"Il lavoro di analisi va fatto senza pregiudizi", chiosa quindi Mauro Maria Marino, "troppo spesso c'è chi invece di accettare il confronto a viso aperto pensa già di avere la verità in tasca. Non avere pregiudizi è l'’unico modo per mettere ordine alla normativa, stabilire dei principi e regolare in maniera definitiva un settore. Solo così potremmo rendere un servizio allo Stato e adempiere quella missione un po' ambiziosa che si è data la nostra commissione".

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