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Barzotti (M5s) su Dl concorrenza: 'Creator, servono norme all'altezza'

  • Scritto da Dd

La deputata 5s sottolinea i tanti cambiamenti dei content creator nel tempo e la necessità di un quadro normativo all'altezza delle sfide dell'innovazione.

Ha ricevuto anche un plauso da FdI l'emendamento targato 5s sui content creator. È accaduto ieri, 25 luglio, nel corso della discussione in aula alla Camera del Dl concorrenza (Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, Ac 3634-A). 

"La finalità della delega che andiamo a discutere oggi è quella di promuovere lo sviluppo della concorrenza" ha esordito Valentina Barzotti, del M5s, "anche al fine di garantire l’accesso ai mercati di imprese di minori dimensioni, nonché di contribuire al rafforzamento della giustizia sociale, di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici e di potenziare lo sviluppo degli investimenti e dell’innovazione in funzione della tutela dell’ambiente, della sicurezza e del diritto alla salute dei cittadini".

"Su impulso del Movimento 5 Stelle, sono stati introdotti due importantissimi princìpi e criteri direttivi che riguardano i creatori di contenuti digitali, figure costantemente e fortemente in crescita e attorno alle quali ruota una vera e propria economia".

Un emendamento, quello ricordato da Barzotti, che subito dopo ha ricevuto anche il plauso di Federico Mollicone, di Fratelli d'Italia, che nel suo intervento ha definito buona "la norma sui content creators su cui abbiamo sempre richiesto un impegno del Parlamento, anche in attività e convegni e anche presentando una delle pochissime e rarissime proposte di legge, che è stata depositata proprio sui creatori e sulla creatività in questo tema e anche sugli Nft e le blockchain".

Nel suo intervento Valentina Barzotti, poco prima, aveva aggiunto che "si tratta, in particolare, di due disposizioni: l’individuazione di specifiche categorie per i creatori di contenuti digitali rispetto all’attività economica svolta e la previsione di meccanismi dedicati alla risoluzione alternativa delle controversie tra creatori di contenuti digitali e relative piattaforme. Queste due modifiche sono il frutto di un profondo lavoro svolto in XI Commissione, nell’ambito di un’indagine conoscitiva deliberata l’anno scorso e votata all’unanimità. Il lavoro è stato molto intenso, sono stati convocati operatori del settore, professori universitari, giuristi, esperti e chiaramente c’è stata una dialettica, con la partecipazione anche delle piattaforme digitali. All’esito di quell’indagine abbiamo stilato un documento che ha elencato le caratteristiche principali dell’economia dei cosiddetti creators, le caratteristiche dell’attività lavorativa che viene svolta all’interno delle piattaforme e le principali criticità che sono emerse. Ebbene, nell’ambito di questo lavoro, sicuramente ambizioso, è stato importante ricostruire, in termini storico-economici e sociali la figura del content creator e creare così finalmente un canale di comunicazione diretto all’interno della Camera dei deputati e, segnatamente, in seno alla Commissione lavoro".

"La figura, del tutto peculiare, come è noto ed evidente a tutti i protagonisti di questa economia digitale, è cambiata moltissimo, a partire dall’originaria definizione del 2007 dell’Ocse, in cui il creatore di contenuti era chi produceva contenuti solo in modo amatoriale, quindi al di fuori della propria attività professionale; adesso, evidentemente non è più così. Quindi, all’interno di quel documento vengono elencate alcune criticità, come l’inevitabile squilibrio contrattuale che caratterizza questo rapporto, che si traduce innanzitutto nell’impossibilità per i creatori che non abbiano un proprio potere contrattuale legato al numero dei followers e, quindi, della rete che hanno, di incidere sulla regolazione del rapporto di lavoro o, comunque, di collaborazione, che è stabilita in modo unilaterale dalla piattaforma".

"In questo senso, un primo, indispensabile elemento di protezione è rappresentato dalla trasparenza delle condizioni che regolano il rapporto e dalla possibilità, per i creatori, di conoscere tempestivamente le modifiche alle policy delle piattaforme, anche al fine di non incorrere in provvedimenti sanzionatori da parte delle stesse. In proposito, da quest’indagine sono emerse diverse questioni di contesto. Innanzitutto, che è fuorviante “riderizzare” la figura del digital creator solo per il fatto che vi sia l’intermediazione di una piattaforma, perché nel primo caso l’intermediazione è attiva, mentre nel secondo la piattaforma funziona da vetrina e il rapporto è business to business; che in questo ambito si è progressivamente registrata la perdita di una distinzione netta tra produttori e consumatori, che in molti casi tendono a sovrapporsi, tanto da far parlare di prosumer; che ogni ecosistema creativo - e, quindi, la piattaforma - regola il suo rapporto con il creator in modo differente e, conseguentemente, potrebbe essere opportuno che i creatori di contenuti digitali si organizzino in forma associata a seconda della piattaforma su cui operano, in modo da avere più forza contrattuale. Inoltre, è emerso che, da un lato, le piattaforme digitali sono organizzate per intermediare sostanzialmente ogni prestazione di servizio erogabile tanto in presenza, tanto a distanza, e, dall’altro, ogni utente di Internet è potenzialmente un creatore di contenuti digitali; e ancora, che le categorie esistenti sono desuete e inadatte a classificare queste nuove professioni".

"Tanto premesso, questi interventi effettuati all’interno della delega alla concorrenza sono fondamentali, perché rispondono effettivamente ad alcune delle domande e delle istanze proposte dagli operatori venuti in audizione in Commissione lavoro. In particolare, era stato richiesto di aggiornare le forme classificatorie, in modo da non avere problematiche di tipo amministrativo e contabile in conseguenza del disallineamento tra la professione svolta e le categorie giuridiche effettivamente adottate dagli enti preposti ai controlli e, in particolare, di adeguare l’apparato statale a queste nuove professioni, sia dal punto di vista della raccolta di informazioni che dal lato della verifica della regolarità contabile-amministrativa, con l’introduzione di un apposito codice Ateco; è proprio precisamente quello che era stato richiesto".

"Inoltre, un’altra criticità sollevata era relativa alle segnalazioni e alle chiusure di account; nel caso in cui insorgano problemi tra operatore e piattaforma digitale vi è una procedura di reclamo; però, laddove il reclamo rimanga inesitato oppure vi siano tempi lunghi per la risoluzione delle problematiche, è del tutto evidente che l’introduzione di meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie può rappresentare sicuramente una risposta pronta ed efficace, che va incontro e sostiene sia il creatore di contenuti digitali che l’economia stessa dei creators".

"Quindi, siamo assolutamente soddisfatti di questo tipo di modifica. Chiaramente, c’è tantissimo da lavorare sul fronte della nuova economia dei creatori di contenuti digitali e, in generale, sul fronte dei nuovi lavori e delle nuove professioni, però sicuramente questi sono due interventi puntuali, che si pongono come un primo grande passo per il mercato del digital tech e anche per l’aggiornamento del nostro quadro normativo".

"Chiaramente, le norme devono essere – e, in questo caso, lo sono - perfettamente coerenti con il quadro normativo europeo, che è in continuo aggiornamento, ma che comunque già comprende e suggerisce l’adozione di questo tipo di soluzioni, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie".

"Il nostro è, dunque, un intervento a sostegno di questo importante mercato, perché il quadro normativo italiano deve essere all’altezza delle sfide poste dall’innovazione, anche e soprattutto sul piano dell’innovazione sul lavoro".

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