Riordino gioco, Mulé (Camera): ‘Regole omogenee per tutti’
Al convegno del Milton Friedman Institut, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, invita a un riordino del gioco che tuteli tutte le parti in causa.
Roma – “Il riordino unico e coerente che bisogna fare entro agosto 2026 deve tenere assieme il gettito e la tutela della salute, con un approccio che non sia più di ‘cronaca’, che sia legato non a emergenze da affrontare, ma a interventi che devono essere complessi e complessivi e non a compartimenti stagni, ma con una visione olistica globale di tutto il sistema.”
A rimarcarlo è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati, nel corso del convegno “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato” organizzato dal Milton Friedman Institut oggi, 4 marzo, a Roma.
Mulé si dice contrario a “misure isolate, quindi solo sulla rete fisica, o sui limiti di prodotto”, in quanto rischiano di produrre “spostamenti verso canali meno presidiati” con effetti negativi sul gettito, sul controllo pubblico, “che è esattamente quello che non vogliamo e quello che non dobbiamo fare”.
Per il vicepresidente della Camera, il riordino deve fissare delle regole “stabili e omogenee” tra il gioco fisico e online. “Deve puntare su un modello di offerta safe, deve avere strumenti effettivi, e quindi l’auto esclusione, i limiti, la tracciabilità, la formazione degli operatori” per assicurare la prevenzione e la presa in carico dei giocatori compulsivi, garantire i presidi dell’Agenzia delle dogane dei monopoli e la legalità.
Inoltre, secondo il deputato di Forza Italia “l’impianto economico deve essere sostenibile perché, viceversa, noi avremmo una desertificazione e quindi anche una perdita di gettito. Bisogna quindi gettare le basi per una filiera regolata che finanzia i servizi pubblici e riduce consapevolmente il rischio senza spostarlo altrove.
Io penso che su questa piattaforma ognuno dei parlamentari presenti si possa e si debba ritrovare, facendo giustizia di un approccio che è stato nemico non soltanto della liberalità e del liberalismo ma della concorrenza”.