Riordino gioco, occhio a perdita di gettito e migrazione offerta

Scritto da Francesca-M

La bozza sul riordino del comparto fisico, secondo Domenico Faggiani (Osservatorio gioco) oltre al rischio di minori entrate per lo Stato, potrebbe potrebbe comportare ‘un duplice effetto negativo anche per le autonomie locali’.

“L’articolo del senatore Riccardo Pedrizzi, pubblicato nei giorni scorsi su fomiche.net e ripreso dalle principali agenzie del settore, merita di essere attentamente valutato, anche se prende le mosse – come scrive l’autore – da ‘anticipazioni/indiscrezioni’; indiscrezioni che, comunque, circolano già da diverse settimane.
Nell’articolo, corredato da tabelle chiare e precise, si evidenzia come il riordino e le relative gare, se effettuate secondo le indiscrezioni emerse, per il settore degli apparecchi potrebbe comportare ‘una potenziale perdita di oltre 1,6 miliardi di euro di gettito annuo per lo Stato, di circa 24.000 posti di lavoro a rischio su un totale di 50.000 addetti diretti e indiretti, di effetti collaterali stimati in 700 milioni di euro di minori entrate Irpef e contributive, oltre ai costi per ammortizzatori sociali, che dovrebbero essere sostenuti da tutta la collettività’. Questo senza che vi sia alcun beneficio nel contrasto al disturbo o dipendenza da gioco d’azzardo e nella lotta contro l’illegalità.”

Ad evidenziarlo è Domenico Faggiani, membro dell’Osservatorio sul fenomeno del gioco d’azzardo.

“Tali prospettive dovrebbero far scattare un allarme per lo Stato; un allarme che porti ad una attenta valutazione delle norme contenute nella bozza di decreto.
Ma un allarme altrettanto forte dovrebbe scattare per le autonomie locali, regioni e comuni, che sarebbero coinvolte direttamente dagli effetti di questo riordino.
Una delle conseguenze più rilevanti, infatti, potrebbe essere quella di un consistente spostamento di questo tipo di offerta di gioco verso le regioni più ‘ricche’, dove gli apparecchi possono avere una resa più elevata”, sottolinea.

“Si profilerebbe un duplice effetto.
Da un lato una maggiore concentrazione di offerta di gioco nelle regioni dove si gioca di più; penso alle regioni del centro-nord, alla Campania. Questo scenario dovrebbe, ovviamente, preoccupare gli amministratori locali di quei territori. E non credo che la erogazione di qualche risorsa in più alle regioni, come quella postata nel bilancio dello Stato del 2026, sarebbe sufficiente per fronteggiare questo rischio.
Dall’altro, in alcune regioni soprattutto del sud, si registrerebbe una consistente diminuzione dei punti vendita di gioco legale. Tuttavia questa riduzione non dovrebbe essere motivo di tranquillità per gli amministratori locali: la domanda di gioco persisterebbe e gli spazi lasciati vuoti dal gioco legale verrebbero rapidamente occupati da quello illegale. Con una aggravante: la presenza di un minor numero di punti vendita di gioco legale comporterebbe naturalmente una forte diminuzione dei controlli da parte dell’Agenzia dogane e monopoli. Questa infatti, di norma, fissa gli obiettivi dei controlli anche in rapporto al numero dei punti vendita di gioco legale presenti sul territorio.
Quindi, oltre al rischio di minori entrate per lo Stato, potrebbe emergere un duplice effetto negativo anche per le autonomie locali. Questo aspetto dovrà essere oggetto di una attenta valutazione, in sede di Conferenza Unificata, al momento di esprimere ‘l’intesa’ sul testo del decreto delegato.
Ovviamente, considerato che ci si trova ancora nella fase di perfezionamento del provvedimento, resta aperta la possibilità di apportare gli aggiustamenti necessari per scongiurare tali rischi”.