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Cassazione: 'Illegittimo licenziamento dipendente per puntate al gioco'

  • Scritto da Fm

Corte di Cassazione conferma no al licenziamento di una dipendente che usava telefono d'ufficio per fare puntate al gioco, ma niente risarcimento.

 


Doppia pronuncia della Corte di Cassazione in merito ad una controversia che vede opposti un calzaturificio e una dipendente licenziata per l'utilizzo improprio del telefono d'ufficio per effettuare puntate al gioco.

I giudici hanno infatti rigettato il ricorso presentato dalla società, contro la sentenza con cui la Corte di Appello di Firenze, in riforma della pronuncia di primo grado, ha dichiarato l'illegittimità del licenziamento intimato per giusta causa, e l'appello della lavoratrice "circa la domanda risarcitoria formulata per un demansionamento consumato in suo danno".

La Cassazione in sostanza conferma entrambi i pronunciamenti in materia della Corte di Appello di Firenze.
"Sulle contestazioni disciplinari addebitate la Corte territoriale, premesso che la dipendente era sorella del legale rappresentante della società e che la stessa lavorava da molti anni nell'azienda di famiglia, ha - in sintesi - rilevato quanto segue: circa l'utilizzo improprio del telefono d'ufficio per effettuare puntate al
gioco, trattavasi di comportamento della dipendente risalente nel tempo di cui era a conoscenza anche il fratello 'titolare' dell'azienda"

 

"Quanto all'attività lavorativa svolta per altro soggetto, gli unici riscontri documentali deponevano per un'attività del tutto marginale e non incidente sul corretto svolgimento della prestazione lavorativa della lavoratrice per il calzaturificio di famiglia; infine, in merito alla terza contestazione, l'unica teste escussa in proposito non era stata in grado di precisare il contesto in cui le pretese frasi di minaccia della dipendente all'indirizzo del fratello erano state pronunciate. Ciò accertato la Corte ha ritenuto il licenziamento illegittimo sia sotto il profilo della tempestività della contestazione che della proporzionalità della sanzione. Ha argomentato che era onere del legale rappresentante della società elevare alla sorella idonea contestazione disciplinare non appena venuto a conoscenza delle sue 'cattive abitudini' nel corso dell'orario di lavoro, senza poi addebitare una condotta gravemente inadempiente dopo che tale comportamento era stato a lungo tollerato. Dal punto di vista della proporzionalità i giudici d'appello osservano che ben si sarebbe potuto adottare una tempestiva sanzione conservativa, senza giungere al licenziamento di una lavoratrice incensurata, che per tanti anni aveva lavorato nell'azienda di famiglia senza che alcun 'appunto' le fosse mosso con riguardo alla puntualità ed adeguatezza nello svolgimento delle mansioni", si legge nella sentenza.
La Corte fiorentina aveva inoltre respinto l'appello della lavoratrice circa la domanda risarcitoria formulata per un demansionamento consumato in suo danno, affermando che, oltre al deficit di allegazioni, occorreva tenere conto "della natura - non elevata - delle mansioni espletate dalla dipendente, della sua trentennale presenza nell'azienda di famiglia senza attingere ruoli apicali, della accertata contrazione dell'attività produttiva e, di conseguenza, commerciale e amministrativa".
 
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