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Scommesse e Ctd: imposta unica dovuta anche senza concessione

  • Scritto da Riccardo Calantropio, esperto di betting e consulente

All'indomani delle dichiarazioni in merito alla pronuncia del Consiglio di Stato sul bookmaker Stanleybet, riceviamo e pubblichiamo la nota di un esperto di scommesse e Ctd.

La questione dell'imposta unica dovuta dai bookmaker sprovvisti di concessione in Italia continua a tenere banco tra gli operatori del settore. In particolare, relativamente all'articolo del 15 Aprile 2022 in cui si afferma che "la Stanleybet continua a chiedere in tutte le sedi stragiudiziali e giudiziali il riconoscimento del diritto di pagare le imposte alle stesse condizioni e modalità dei concessionari statali e dei soggetti regolarizzati”, ancora non si comprende – come già indicato in precedenzaperché, dopo che lo scorso luglio 2021, quando l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha eseguito un accertamento "non induttivo" per l'anno 2016, la stessa società non abbia già iniziato a pagare autonomamente l'imposta unica, come gli altri bookmaker senza concessione hanno già fatto in passato. 

Pur comprendendo le motivazioni addotte in difesa della società di scommesse estera, è tuttavia evidente che il fatto stesso di non essere collegati alla rete statale gestita da Sogei, dalle esperienze dirette di un ex concessionario ippico e sportivo dal 2000 a Giugno 2013 come lo scrivente, comporta diversi “vantaggi” economici non indifferenti, tra i quali: non pagare le (costosissime) fideiussioni che pagano invece gli altri concessionari AdM; non pagare le tasse di concessione governativa annuale (come invece avviene sempre per i titolari di regolare concessione); infine, per ogni singolo gestore, in base al fatturato, si potrebbe anche scegliere di pagare mensilmente le cifre dovute, oppure di non pagarle e aspettare le cartelle esattoriali dopo cinque anni, con accertamento induttivo sulla media provinciale dell'anno precedente, non dovendo fornire ad Adm i dati delle giocate, com'è invece obbligatorio per tutti gli altri.

Per questa ragione, come operatore di lunga data del settore, mi sento di auspicare, ancora una volta, anche a nome dei gestori che stanno procedendo con delle class action per il recupero dell'imposta unica per omesso versamento, che la società chiarisca ufficialmente e al più presto questa problematica. Questo anche e soprattutto per tranquillizzare ex e attuali gestori che continuano ad avere questa pesante Spada di Damocle sulle loro teste, che non gli permette di programmare il futuro, visto che potrebbero perdere tutti i loro beni. A parere di chi scrive, l'articolo sopra citato dello scorso 15 Aprile 2022, contribuisce infatti a creare confusione e dubbi negli ex gestori, anziché chiarimenti sul fatto di come si risolveranno i loro problemi, visto che intanto sono costretti a pagare le rateizzazioni delle cartelle esattoriali; e molti di loro non riescono a farlo.

Tra l'altro viene riferito da molti operatori che alcuni gestori attivi abbiano ricevuto dei “bonus”, su cui pagherebbero anche le tasse sui profitti. Anche tale atteggiamento appare insolito, in qanto sarebbe più logico, sempre a parere di chi scrive, non procedere con dei bonus, bensì attraverso rimborsi con causale relativa a “rate del pagamento delle cartelle".

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