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Maragkakis (Stanleybet): "Bando scommesse discriminatorio, intervenga l'Europa"

  • Scritto da Sara

stanleybet-wettbuero-eroeffnungA seguito della pubblicazione del Libro verde sul gioco d’azzardo online nel 2011, è stata approvata dalla Commissione Europea la tanto attesa Comunicazione “Towards a comprehensive European framework for online gambling”, ovvero un piano di azioni mirate a risolvere problematiche legate al mondo dei giochi a livello Ue. Ad oggi, infatti, rimangono ancora ben 9 casi d’infrazione aperti dalla Commissione (Finlandia, Germania, Grecia, Olanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia [2 casi], Ungheria) senza che essa li riferisca alla Corte di Giustizia Europea.

Konstantinos Maragkakis, Head of Communications di Stanleybet, ha dichiarato: “Chiarezza giuridica, coerenza, rispetto delle leggi europee e della giurisprudenza della Corte di Giustizia: è tutto quello che chiediamo alla Commissione e agli Stati Membri. La Commissione europea in tal senso ha una grande responsabilità perché è colei che fa rispettare il diritto Ue”.

Rispetto al caso Italia, si ricorda che Stanleybet ha recentemente depositato alla Commissione europea una denuncia per continua violazione del diritto Ue da parte dello Stato italiano in materia di gioco d’azzardo, in seguito a tre sentenze della Corte di Giustizia europea (Gambelli 2003, Placanica 2007 e Costa&Cifone 2012). “Nonostante la Corte di Cassazione abbia confermato lo scorso giugno la legittimità della nostra rete di Ctd in Italia e la non conformità al diritto Ue del sistema concessorio scaturito a seguito dei bandi Coni (1999) e Bersani (2006), il Governo italiano ha ora indetto un ennesimo bando per l’assegnazione di nuove licenze, mantenendo la stessa linea discriminatoria e chiaramente disapplicando le direttive provenienti dalla Corte di Giustizia", aggiunge Maragkakis, che conclude: “Siamo fiduciosi sul fatto che il Commissario al Mercato Interno e Servizi, Michel Barnier, entro la fine di questa legislatura deferisca alla Corte di Giustizia Europea quegli Stati Membri che violano i principi Ue”.

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