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Cifone (Acogi): “Evidente il vuoto normativo italiano”

  • Scritto da Vincenzo Giacometti

"Ancora una volta la Suprema Corte evidenzia un grande e problematico vuoto normativo italiano sotto il profilo della chiarezza, trasparenza e non discriminazione da parte della disciplina nazionale. Il principio di parità di trattamento nonché delle libertà garantite dagli artt. 43 e 49 del Trattato devono essere rispettati e l’Ordinamento Italiano ha l’obbligo di adeguarsi a tali disposizioni superiori nell’interesse generale di tutti i cittadini che direttamente o indirettamente sono coinvolti nell’attività di intermediazione nella raccolta di scommesse”. A parlare è Ugo Cifone, nome ben noto nel settore perchè a lui fu intitolata la pronuncia 'stoirca' della Corte ue, in qualità di presidente dell’Acogi. E aggiunge: "non posso che condividere l’articolato percorso motivazionale della Suprema Corte, che recependo i principi di diritto contenuti nella Sentenza Cifone in Corte di Giustizia Europea e fatti propri dalla Suprema Corte in occasione del caso Zungri e del caso che mi ha interessato personalmente, decide con formula di annullamento della sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non sussiste”.


Secondo Cifone, in particolare, “Grazie alla Sentenza Cifone del 16.02.2012 pronunciata dalla Corte di Giustizia Europea nonché alle successive pronunce che si sono susseguite si potranno ulteriormente arricchire le pagine di diritto penale contemporaneo: l’assenza di concessione o autorizzazione Italiana, non integra il reato ex art. 4della L. 401/89”.

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