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Centri di scommesse abusivi: chiuse 24 sale prive di autorizzazione

  • Scritto da Redazione

A seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di genitori e familiari, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, hanno deferito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e il Questore di Roma, 24 gestori di attività di scommesse prive delle necessarie autorizzazioni, disponendo la loro cessazione in quanto abusive. In alcuni casi erano coinvolti anche minorenni.

Alle operazioni di notifica e chiusura, che hanno avuto inizio alle ore 15.00 del 7 febbraio scorso, ha partecipato personale del Commissariato di Polizia di stato Lido di Roma, del Reparto Prevenzione Crimine Lazio della Polizia di Stato e militari del Nucleo Operativo del II Gruppo Roma della Guardia di Finanza.

 

 

“In particolare, le attività di accertamento si sono concentrate sulla verifica delle concessioni governative e delle autorizzazioni di polizia nonché sul monitoraggio dei frequentatori. Tali mirati controlli sono stati finalizzati anche a documentare la presenza di eventuali soggetti legati alla criminalità organizzata, che attraverso prestanome, avrebbero potuto infiltrarsi nella gestione di tali attività per riciclare denaro proveniente da illeciti guadagni. Vale la pena sottolineare che la normativa vigente stabilisce che per operare lecitamente nel settore della raccolta di scommesse, le società devono essere "riconosciute" dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che emana, per le concessioni, appositi bandi di gara. I concessionari, a loro volta, possono, poi, individuare soggetti terzi o altre società che, in loro rappresentanza, svolgano attività di raccolta delle scommesse. Questi ultimi debbono necessariamente ottenere le licenze di polizia di cui all'art. 88 del Tulps. Gli accertamenti espletati hanno evidenziato che un gran numero di soggetti, fisici o giuridici, avevano intrapreso tali attività senza le prescritte autorizzazioni. È da notare che i gestori di tali esercizi, a fronte dei rilievi mossi, sostenevano di operare in ragione di presunte norme per la libera concorrenza del Diritto Comunitario. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, sanciva invero, che la normativa italiana in materia di giochi e scommesse non era da ritenersi discriminatoria e quindi non in contrasto con il Diritto Comunitario”, fa sapere la Finanza.

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