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Calvi (Better): “La priorità per il betting italiano è la sconfitta dell'illegalità”

  • Scritto da Ac

Uno sguardo agli ultimi prodotti introdotti sul mercato italiano e uno più avanti, sulle opportunità future. rima, però, occore fare i conti con l'emergenza che, secondo l'Ad del concessionario Better di Lottomatica, Ludovico Calvi, è rappresentata dall'illegalità, che va scnfitta definitivamente per garantire un futuro al comparto. Come spiega nell'intervista concessa a GiocoNews.it.

 

A qualche mese dal debutto in Italia delle virtual races, qual è il riscontro sulla vostra rete?

“Siamo sicuramente soddisfatti del successo riscontrato dalle scommesse virtuali e credo che la soddisfazione sia piuttosto generale nel settore. Va certamente detto che – purtroppo – si trattava di una modalità di gioco non del tutto nuova e quindi sconosciuta ai giocatori in quanto questo tipo di scommessa veniva già offerta nei punti di gioco non autorizzati. Tuttavia, la vera buona notizia è che, una volta raggiunta la massa degli scommettitori, entrando nelle nostre agenzie e nei siti web dei concessionari, questo prodotto è stato subito sposato dagli scommettitori senza alcuna esitazione. E questo è forse l'aspetto più sorprendente e, senza dubbio, l'elemento di maggiore positività. Essendo un prodotto virtuale, con eventi simulati e più affine al mondo dei videogiochi, poteva esserci una sorta di diffidenza a primo impatto. Invece così non è stato e possiamo dire che il prodotto sta funzionando”.

Better offrirà anche il betting exchange, dopo la sua recente regolamentazione?
“In questo momento il betting exchange è un argomento che in fase di studio da parte nostra, in quanto riteniamo che la sua potenzialità sia fortemente limitata dal fatto di avere un'offerta circoscritta al solo panorama nazionale, quando l'elemento principale di questa attività è basato sulla disponibilità di una liquidità più ampia. Inoltre il modello italiano è piuttosto limitante rispetto a questo tipo di attività in quanto il bookmaker, a differenza da quanto avviene per esempio in Uk, non può avere un ruolo attivo effettuando delle puntate per 'coprire' – come si dice in gergo - le scommesse, e questo appare in qualche modo penalizzante rispetto alle potenzialità intrinseche dell'exchange. Riteniamo comunque interessante questo gioco qualora si dovesse provvedere a una apertura delle liquidità internazionale che rappresenta, tuttavia, un passaggio non banale in quanto richiede un intervento normativo e una cooperazione tra Stati Membri. In realtà, con il lavoro avviato dal Commissario europeo Michel Barnier riguardo al gioco online, nell'obiettivo di giungere a un contesto di regole paneuropeo per la regolamentazione di questo settore andava proprio in questa direzione, perché solo attraverso una uniformità di regole si potrà arrivare alla condivisione della liquidità”.

Ora che sono arrivate sia le virtual races che il betting exchange e altre novità, abbiamo visto tutto nel betting o ci sono ancora degli altri prodotti da regolamentare?

“Assolutamente no, e di cose da implementare in Italia ce ne sono varie. Penso per esempio allo 'spread betting', che è un particolare tipo di scommessa molto affine al mondo della borsa che si basa sull'andamento statistico degli eventi in un determinato avvenimento sportivo: per esempio il numero di cartellini in una partita di calcio, o di corner, e così via. Ma ce ne sono anche altri di prodotti che in altri paesi vengono già effettuati e che potremo importare anche noi”.

Qual è la priorità, a suo giudizio, e l'intervento più urgente di cui ha bisogno il settore del betting italiano?
“Sicuramente, la prima cosa da fare è sconfiggere definitivamente l'illegalità. Sconfiggendo la concorrenza sleale che i concessionari continuano a subire dalla rete non autorizzata. Questo è il principale obiettivo e la vera piaga da curare per il settore perché il danno che viene fatto agli operatori e all'intero sistema del gioco pubblico è elevatissimo. Oltre alla concorrenza nei confronti dei nostri punti vendita, occorre infatti pensare all'eccessiva distribuzione di punti di gioco causata dal proliferare di agenzie non autorizzate. Basti pensare che in Regno Unito, che è la patria delle scommesse, si contano 7500 punti vendita e in Italia si stima un numero di Std superiore alle 5mila unità. E questo va a scapito dell'intero sistema. Sentiamo parlare quotidianamente di rischio dipendenza e di eccessiva propensione al gioco e, anche se le scommesse sportive sono quelle più lontane dal problema della dipendenza in quanto, come tutti sanno, rappresentano il prodotto dove è richiesta maggiore abilità e uno studio a monte della giocata, ma è evidente che con questa seconda rete di vendita parallela a quella legale, i cittadini si trovano circondati da offerta di gioco in ogni angolo. E questo rappresenta un danno anche all'immagine del settore”.

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