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Frossard (Consiglio d’Europa): “Convenzione su match fixing, servono altre cinque sottoscrizioni"

  • Scritto da Ac

Milano - "Il Consiglio d'Europa si occupa dello studio e attuazione di convenzioni che hanno valore formale e impegnano i paesi dell'Unione. Per quanto riguarda lo sport ci sono un paio di convenzioni adottate e una riguarda esclusivamente il match fixing. L'oggetto di questa specifica convenzione prevede l'adozione di best practices nei vari paesi, suggerendo l'adozione di norme specifiche sul tema. Abbiamo registrato un aumento esponenziale con una media di 60 casi l'anno di match fixing stimati dall'Interpol. Oggi ci sono 8mila operatori di scommesse nel mondo per un fatturato complessivo da 200 a 500 miliardi”.

Lo evidenzia nel suo intervento al seminario sul match fixing in corso a Milano Stanislas Frossard, segretario generale del Consiglio d’Europa – Epas, che spiega: “La convenzione preparata dall'Epas è stata redatta con la collaborazione di tutti i paesi tra il 2012 e gennaio 2014 e ha richiesto sei sedute plenarie. Dopo la ratifica della convenzione sono vari i paesi che l'hanno adottata con otto paesi extra Ue che l'hanno sposata dando un segnale molto importante.

L'IMPORTANZA DELLA COOPERAZIONE - Per un lavoro efficace in termini di integrità dello sport serve tuttavia la cooperazione di tutti i soggetti e in particolare tra i governo e le forze di polizia. Una delle previsioni più importanti della convenzione è la creazione di una piattaforma nazionale con l'obiettivo di favorire l'analisi del fenomeno e la divulgazione e la cooperazione internazionale. Ci sono poi restrizioni sui tipo di scommesse che possono essere autorizzate (per esempio quelle su eventi sportivi che riguardano minori), c'è il contrasto al gioco illegale ma anche delle raccomandazioni per lo sviluppo delle azioni utili in questo senso, oltre alla precisione della formazione.

La convenzione, come detto, e già stata sottoscritta da 15 paesi ma aspettiamo altre adesioni, ma servono tuttavia altre 5 sottoscrizioni affinché la convenzione possa definitivamente essere attuata”. 

 

EUROPEAN LOTTERIES - Friedrich Stickler, presidente di European Lotteries nel corso del seminario, afferma: “Molti Stati membri hanno una base giuridica non chiara sul gioco e per questo ci sono problemi a livello normativo e di ordine pubblico, perché la manipolazione di eventi sportivi non rientra nell’ambito penale. Il match fixing è un sistema che agisce a livello globale e in passato era gestito dalla criminalità locale, mentre ora è un modello di business con un enorme ritorno. È necessario in primis agire a monte, con i sistemi di monitoraggio già esistenti, ad esempio, combinandoli e coordinandoli per mettere insieme tutti gli sforzi dei singoli”.

 

SCHENK (TRANSPARENCY) - Per Sylvia Schenk, Senior Advisor for Sport di Transparency International, nella lotta al match fixing, "sembra che siamo passati dal negare quasi l’esistenza di un problema, come si faceva fino a qualche anno fa, a un’iperattività. Per questo la Convenzione rappresenta il giusto mezzo per mediare e coordinare le iniziative dei singoli Paesi". Un problema motivato non solo dalla mancanza di formazione, ma soprattutto di etica, "come nel caso del doping. Per questo dobbiamo cambiare tutto il sistema, creando una buona governance nello sport, monitorare pagamenti in contanti e combattere l’evasione fiscale. Dobbiamo partire dalla base e agire a livello di organizzazioni sportive altrimenti non saremo mai in grado di combattere il match fixing. Ma bisogna procedere rispettando le norme ed i diritti, perché si rischia di distruggere carriere con grande facilità".

TOFILUK (UK GAMBLING COMMISSION) -  Nick Tofiluk direttore della UK Regulatory Operations, Gambling Commission, ha invece evidenziato l'importanza della Convenzione, che porterà a una crescita della prospettiva nazionale e internazionale. "Invece di aspettare che siano gli altri a fare le cose, dobbiamo farle insieme. La Convenzione ci porterà quotidianamente all’utilizzo di una piattaforma per scambiare informazioni e condividere le esperienze reciprocamente, guardare cosa fanno gli altri e capire se lo stesso percorso può essere utile anche altrove. La Convenzione rappresenta, ovviamente, non un rimedio immediato ma una pianificazione a lungo termine, e c’è bisogno di coinvolgere gli attori adatti e tutte le persone toccate da questo problema".

 

 

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