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Scommesse e Ctd: la fine della doppia rete italiana?

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nel continuo avvicendarsi di pronunce relative al mercato italiano delle scommesse e alla questione storica dei Ctd, provenienti da vari tribunali, nazionali ed europei, la giornata di ieri potrebbe aver segnato il passo rispetto alla doppia rete di raccolta che lo Stato ha deciso di combattere, intervenendo con la Legge di Stabilità prima, e con un'attività repressiva da parte della forze dell'ordine sul territorio subito dopo.
Se, proprio ieri, il bookmaker inglese Stanleybet – autore del contenzioso principe in Italia – ha annunciato una nuova battaglia anticipando la notizia della citazione in giudizio che “riguarderà la chiamata in solido sia degli organi apicali di AdM, sia dei funzionari” che hanno eseguito l’accesso ai locali di Ctd Stanley per le attività di controllo, ritenute illegittime rispetto alle norme Ue, nella stessa giornata viene pubblicata la pronuncia del Tar capitolino nei confronti di Obiettivo 2016 (ex Snai Servizi) nella quale si affermerebbe che la sentenza della Corte Ue del 22 gennaio scorso ha rimediato alle pregresse esclusioni illegittime.

Indicando cioè che non può sussistere “discriminazione a rovescio” in danno dei concessionari di scommesse – come denunciato dalla società di Maurizio Ughi - in quanto anche il modello Ctd è stato assoggettato all'obbligo della concessione e autorizzazione. Una tesi che confliggerebbe quindi con le dichiarazioni di Stanley alla base dell'annunciata citazione in giudizio.

 

 

PROFILI DI RILIEVO PER PROSSIMI CONTENZIOSI - Come spiega il legale, esperto in materia, Chiara Sambaldi: “Il Tar Lazio nelle motivazioni che hanno condotto al sostanziale rigetto dei motivi di ricorso di Obiettivo 2016, ha evidenziato alcuni profili destinati a rilevare nel contenzioso in essere e di prossima instaurazione relativamente alle società estere operanti tramite centri trasmissione dati in ragione di pregresse illegittime esclusioni dal mercato italiano del betting”. In effetti, secondo il legale, “La sentenza pare presupporre il carattere integralmente 'rimediale' della gara Monti rispetto alle precedenti illegittime esclusioni e discriminazioni patite dalle società Stanley International Betting Ltd e Stanleybet Malta Ltd”.
Ecco quindi che “la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 22 gennaio, respingendo le doglianze sollevate, concorrerebbe a dimostrare che la gara Monti ha posto fine allo ius singulare che ha caratterizzato per anni la posizione giuridica delle predette società estere. Occorrerà vedere se e come questi assunti verranno recepiti dalle autorità giudiziarie nazionali che si troveranno a giudicare in merito all'applicazione delle disposizioni contenute nella Legge di Stabilita 2015 e alle richieste di disapplicazione delle stesse per contrarietà con i principi Ue”.

IL POST-SANATORIA - Tutto questo avviene mentre soltanto qualche giorno fa si è completata la procedura di regolarizzazione dei Ctd da parte delle società che hanno aderito alla sanatoria – con la scadenza del 28 febbraio per la sottoscrizione del disciplinare dei Monopoli da parte delle stesse società – che porterà alla messa in regola di circa 2400 punti vendita. Tutto questo mentre si va verso la prossima gara pubblica prevista per il 2016 con l'unica certezza, per il momento, che il contenzioso tra bookmaker esteri e Stato italiano non è affatto destinato ad attenuarsi. Anzi.

 

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