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Scommesse, Cassazione rinvia a tribunali di merito giudizi su Ctd Stanleybet

  • Scritto da Fm

Doppia sentenza della Cassazione in favore di due Ctd operanti per Stanleybet, spetterà ai tribunali di Cremona e Taranto pronunciarsi sulle condanne per raccolta di scommesse ritenuta illegale.

Annullamento delle sentenze con rinvio per un nuovo giudizio ai tribunali di Cremona e Taranto.

Lo hanno disposto i giudici della Cassazione pronunciandosi in merito alle vicende di due Centri trasmissione dati: quello di Cremona condannato alla pena (sospesa) di 400 euro di ammenda non avendo ottenuto la concessione per la raccolta di scommesse e, a seguito di controllo, risultato sprovvisto del collegamento al totalizzatore nazionale dell'Agenzia delle dogane e monopoli; quello di Taranto colpito dal sequestro preventivo delle attrezzature per gestione di scommesse svolta senza autorizzazione dei Monopoli di Stato e autorizzazione di polizia, non avendo la ricorrente ottenuto tale licenza, né avendo aderito alla sanatoria prevista dalla legge di Stabilità del 2015.

In entrambi casi i Ctd erano operanti per conto di Stanleybet.
 
Nel caso di Cremona, giudici ricordano che "La giurisprudenza di legittimità è ormai consolidata nell'affermazione del principio che in tema di giochi d'azzardo, non è configurabile il reato di raccolta di scommesse in assenza di licenza di pubblica sicurezza, da parte del soggetto che operi in Italia per conto di operatore straniero privo di concessione per non aver partecipato alle gare per l'assegnazione indette ai sensi del Dl 2 marzo 2012, n. 16, convertito in L. 26 aprile 2012, n. 44, a causa della non conformità del regime concessorio interno agli artt. 49 e 56 Tfue nella interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia, secondo la quale dette norme ostano ad una disposizione restrittiva interna che imponga al concessionario di giochi d'azzardo di cedere a titolo non oneroso, all'atto della cessazione dell'attività per scadenza dei termini della concessione, l'uso dei beni materiali e immateriali di proprietà che costituiscono la rete di gestione e di raccolta del gioco, qualora detta restrizione ecceda quanto è necessario al conseguimento dell'obiettivo effettivamente perseguito da tale disposizione di scoraggiare l'attività illegale (cfr. Sez. 3, n. 43955 del 15/09/2016, Tornassi, Rv. 267936)".
 
 
In quello di Taranto la Cassazione, dopo essersi richiamata a varie sentenze della Corte di giustizia europea, dispone che la verifica della discriminazione di Stanleybet debba "essere affidata al giudice del merito, esulando la stessa dai limiti cognitivi assegnati alla Corte di cassazione. Essa dovrà essere compiuta, sulla base dei parametri indicati nelle pronunce della Corte di giustizia, onde verificare la 'antieconomicità' derivante dalla 'virtuale' partecipazione, per la Stanley, alle gare indette a seguito del d.l. n. 16 del 2012 sulla base del valore venale dei beni da impiegare e del profitto comunque ragionevolmente ricavabile dall'attività di raccolta delle scommesse, secondo un giudizio di tipo prognostico ricavabile da criteri legati all'id quod plerumque accidit".
 
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