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Bando scommesse, Tribunale Ascoli: 'Cgue valuti rispetto dei diritti Ue'

  • Scritto da Redazione

Il Tribunale penale di Ascoli rinvia alla Corte di giustizia Ue ricorso di Ctd collegato a bookmaker estero, focus sulla mancata emissione del bando scommesse e sulle sue conseguenze giuridiche.

Dubbi sulla compatibilità fra l’attuale sistema della raccolta fisica delle scommesse sportive vigente in Italia e la disciplina dettata in materia di concorrenza, libertà di stabilimento e principio di affidamento contemplata nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.


Li ha espressi il Tribunale penale di Ascoli Piceno pronunciandosi sul ricorso di un centro trasmissione dati collegato al bookmaker austriaco Newaleabet, con un'ordinanza di rinvio alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

I QUESITI POSTI - Nel rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea, il Tribunale penale di Ascoli Piceno, in composizione monocratica, pone queste questioni interpretative: "Se i principi di libertà di stabilimento, di non discriminazione e di tutela della concorremza, di cui agli artt. 49, 56 e 106 Tfue, nonché il canone di ragionevolezza in essi racchiuso, ostino a una normativa nazionale che, per effetto di una disposizione o atto nazionale avente valore di legge, determina la proroga delle vecchie concessioni e degli altri diritti di raccolta rilasciati con bandi di gara o con procedura di sanatoria (senza gara) la cui scadenza naturale era già stata fissata per il giugno del 2016; se gli artt. 49, 56 e 106 Tfue ostino a una normativa nazionale che tramite la tecnica dell'affidamento diretto, realizzato per mezzo di un atto di proroga, non preceduto dal previo espletamento di un confronto concorrenziale, realizzi un'indebita chiusura del mercato nazionale; se gli artt. 49, 56 e 106 Tfue ostino a una normativa nazionale che, in assenza di un contestuale espletamento di una nuova procedura di gara, autorizzi tutte le concessioni giù dichiarate illegittime dalle successive pronunce della Cgue, a operare sul mercato nazionale, impedendo l'accesso di nuovi operatori stranieri".

A commentare il provvedimento è l'avvocato Pasquale Pittella, capo del collegio difensivo dell'operatore estero e difensore del titolare del Ctd.
"Il giudice penale di Ascoli Piceno ha senz’altro il merito di aver riconosciuto la condotta trasparente assunta dalla società NewAleabet per entrare nel mercato italiano.
La questione sottoposta alla Corte di giustizia dell’Unione europea si distingue dai precedenti rinvii, e da tutte le precedenti sentenze emesse dalla Corte, poiché evidenza dei profili di assoluta novità esclusivamente riferibili alla NewAleabet.
Gli aspetti innovativi sono rappresentati dal fatto che, per la prima volta, la Corte sarà impegnata a pronunciarsi, non su clausole contrattuali ostative con le norme europee, bensì proprio sulla mancata emissione del bando e sulle conseguenze giuridiche che tale omissione ha comportato. Fra queste, sicuramente, deve essere ricordata la chiusura del mercato nazionale delle scommesse ed il conseguente affidamento diretto agli operatori storici le cui concessioni, è bene sottolinearlo, sono già state oggetto di giudizio da parte della Corte di giustizia che ha dichiarato, in più occasioni, l’ostatività di queste rispetto al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Ritengo questo rinvio un significativo passo in avanti compiuto verso il ripristino dello stato di diritto oggi gravemente leso non solo da scriteriate scelte normative, ma soprattutto dalla tecnica legislativa alquanto discutibile".
 
La decisione del giudice penale giunge all’interno di un processo iscritto nei confronti del titolare di un centro trasmissione dati collegato proprio alla Newaleabet.

L’avvocato Vittorio Palamenghi, codifensore del centro, così commenta il risultato ottenuto: "Manifesto grande soddisfazione per il risultato ottenuto, dell’accoglimento da parte del Tribunale di Ascoli Piceno, della richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Da diversi anni all’interno delle aule dei tribunali nazionali, si sono rappresentate le perplessità circa la compatibilità comunitaria del sistema concessorio nazionale, che di fatto esclude i nuovi operatori europei dall’ingresso nel mercato interno, e che oggi trovano compiuto accoglimento.
Questa volta sarà la Corte di giustizia europea, che dovrà valutare se la proroga delle concessioni, senza indire alcuna gara, sia compatibile con i principi di libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi".
 
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