Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Dpcm e calcio, spunta ipotesi deroga al divieto di pubblicità al gioco

  • Scritto da Redazione

Di fronte ai 'mancati ricavi da botteghino' per il calcio, la Figc lancia appello al Governo e spunta di nuovo l'ipotesi di sospendere il divieto di sponsorizzazioni collegate al gioco.

Come ovviare al calo delle entrate per il mondo del calcio, dopo l'ennesimo stop all'ingresso del pubblico negli stadi previsto dall'ultimo Dpcm per il contrasto dell'emergenza Covid-19?

Non solo con i “ristori” promessi dal Governo a tutte le categorie più colpite dalle nuove restrizioni ma anche, magari, con una deroga al divieto di pubblicità al gioco, che, come noto, ha inciso pesantemente sulle casse dei club.

Una mancanza che si fa sentire ancora di più con la crisi che il calcio sta attraversando negli ultimi mesi, e che non può essere lenita dal Fondo salvasport istituito dal Dl Rilancio con la tassa aggiuntiva dello 0,5 percento sulle scommesse, specie considerando la chiusura delle agenzie stabilita dal Dpcm in vigore da oggi, 26 ottobre.

 

La modifica del decreto Dignità – che due anni fa ha sancito lo stop alle sponsorizzazioni – torna quindi d'attualità, dopo essere stata chiesta in più occasioni, alla luce di una lettera-appello inviata dalla Federazione italiana giuoco calcio al Governo.
 
“Il nostro sistema calcio ha improntato, e impronta da sempre, alla prioritaria salvaguardia della tutela della salute tutta l’attività posta in essere in questi difficilissimi mesi caratterizzati dalla emergenza epidemiologica da Covid-19. Avvertiamo però l’esigenza di evidenziare come il rispetto delle misure di contenimento e gestione della emergenza epidemiologica da Covid-19, pur comprensibilmente imposte da parte della Autorità di Governo, stia arrecando un rilevantissimo danno economico alle società di calcio professionistiche che rischiano un vero e proprio default finanziario (si pensi al solo danno rappresentato dai mancati ricavi relativi alla vendita dei biglietti, cd. 'danno da botteghino', che dai dati ufficiali relativi al trimestre agosto-ottobre 2018 erano pari per la sola Serie A ad 84,4 milioni, e che si prevede in prospettiva stimato in 360 milioni e in circa 260 milioni da mancate partnership). Un mondo, per altro, che al di là del non trascurabile valore sociale, contribuisce in maniera rilevante al sistema economico del Paese.
Si pensi a tal proposito che, da dati ufficiale del Mef, la contribuzione Irpef delle società sportive professionistiche nel 2018 è stata pari a 710,7 milioni di cui: 623,1 per la Serie A; 64,6 per la Serie B; 23 per la Serie C.
Sono queste le ragioni che ci costringono a chiedere di prevedere che nel provvedimento di legge urgente in via di predisposizione per il ristoro dei settori colpiti dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 24 ottobre 2020, vi siano adeguate forme di ristoro (almeno in termini di sospensione versamenti dovuti da qui al termine del periodo di emergenza) anche per le società di calcio professionistiche a serio rischio di sopravvivenza, anche per il venir meno – si ripete – dei 'ricavi da botteghino', e che restano ancora una volta interessate dalle limitazioni previste nel Decreto de quo”.
 
Share