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Ughi: 'Bene legge gioco Lazio, lavorare con e non contro operatori'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il numero uno di Obiettivo 2016, Maurizio Ughi, plaude all'eliminazione della retroattività del distanziometro nella Regione Lazio.

Commenti positivi, da parte degli operatori, alla modifica che il consiglio regionale del Lazio ha apportato alla legge sul gioco tramite un subemendamento all'assestamento al bilancio 2022-2024, eliminando la retroattività del distanziometro che sarebbe entrata in vigore ad agosto.

A prendere la parola è il presidente di Obiettivo 2016, Maurizio Ughi: "Innanzitutto voglio complimentarmi con chi ha seguito la vicenda e l'ha portata in fondo in un modo che evita i rischi del prossimo 28 agosto, quando si sapeva che alcune attività sarebbero state chiuse".

Secondo Ughi "il lavoro più difficile è far capire cosa facciamo, come la facciamo e soprattutto per chi la facciamo: certo, per noi che siamo imprenditori, ma anche per lo Stato e anche per le risorse che vengono distribuite alle Regioni, che dal gioco prendono benefici, direttamente o indirettamente".

Il presidente di Obiettivo 2016 evidenzia inoltre: "Si è fatto un dialogo logico e si è ottenuto il risultato migliore, magari non in assoluto, ma il miglior risultato possibile al momento e nelle condizioni in cui eravamo. Bisogna infatti ragionare su dove eravamo, e non su dove avremmo potuto essere. Sono stati rimossi un ostacolo alla volta ed è evidente, in generale, che i nostri interlocutori dovrebbero una volta per tutte iniziare a dialogare con noi nell'armonizzare le decisioni. Infatti, è giusto che ci siamo evoluzioni e precauzioni, ma è giusto anche che le si prendano con e non contro gli operatori del settore, che sono a contatto continuo con i clienti, che sono i primi a essere danneggiati dall'eventuale abuso del gioco e i primi, anche, a poter dare consigli".

Anche nel Lazio, come in altri casi "abbiamo recuperato all'ultimo tuffo, dopo avere affrontato il problema passo dopo passo e in maniera molto professionale. Ma il risultato raggiunto nessuno di noi lo considera come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza per parlare ad armi pari con i nostri interlocutori".

Lei ritiene che il vento sia cambiato in materia di gioco?

"Io sono convinto che il concetto del gioco che fa male per fare male è diventato così trito e ritrito che non si sa più come giustificarlo. Chi ha cavalcato questa onda così grande ha finito per darsi la zappa sui piedi da solo. C'erano altri mezzi per adeguare la crescita alla richiesta del mercato, che usare carta stampata e media attraverso rincorse pompose che non servono a nulla. Ora c'è un'onda di ritorno: se le cose sono vere essa non c'è, ma se sono di plastica sì, e ci si è resi conti che si è tirato troppo la corda. Finalmente si sta capendo che noi siamo stati incaricati dallo Stato di essere il divertimentificio di Stato, e tra l'altro con costi minori rispetto ad altri svaghi, visto che da noi vale che l'80 percento di quanto si spende viene restituito".

 

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