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Videogame, Gambling commission Uk: 'Loot boxes non sono gioco d'azzardo'

  • Scritto da Redazione

Secondo la Gambling commission del Regno Unito le loot boxes dei videogame non costituiscono gioco d'azzardo, in Usa l'Igda invita l'industria all'autoregolamentazione.

Le loot boxes dei videogame sono "gioco d'azzardo"?
Mentre diversi Paesi, Belgio e Olanda in testa, le hanno vietate, nel Regno Unito a prendere posizione sulle cosiddette "casse premio" è la Gambling commission.

L'amministratore delegato della Commissione, Neil McArthur, ha informato il comitato
selezionato del Dipartimento per la cultura, i media e lo sport del governo britannico che, sebbene vi siano "preoccupazioni significative" sulla presenza di loot boxes nei videogiochi per bambini, dal momento che tecnicamente non hanno un valore in denaro non si qualificano come una forma di gioco d'azzardo secondo le leggi vigenti.

"Ci sono altri esempi di cose che sembrano e si sentono come gioco d'azzardo anche se la legislazione ti dice che non lo sono - [come ad esempio] alcune competizioni a premio che hanno un gioco gratuito o un accesso libero... ma sono molto simili a una lotteria", afferma McArthur, come riporta la Bbc.

Il direttore del programma della Gambling Commission Brad Enright ha ammesso che l'editore di giochi Electronic arts, celebre per la serie Fifa, ha affrontato "una battaglia costante" contro mercati secondari non autorizzati.
In Fifa, i giocatori possono essere acquistati in pacchetti ma il loro contenuto viene rivelato solo dopo il pagamento. Lo stesso vale per le loot boxes, che contengono contenuti bonus, spesso sotto forma di costumi o armi.
Dozzine di genitori hanno detto alla Bbc che i loro figli stanno spendendo centinaia di sterline per gli acquisti in-game e hanno criticato il processo come una forma di gioco d'azzardo in quanto vi è un elemento di possibilità nel risultato e i loro figli sono quindi tentati di acquistare di nuovo per cercare di ottenere il risultato che desiderano.
 

La questione, quindi, è dibattuta, non solo per i regolatori ma anche per gli editori e sviluppatori di videogame, visto che se le casse premio di per sé potrebbero non avere un valore monetario, i siti web di terze parti non autorizzati  acquistano e vendono contenuti di gioco o ne consentono l'utilizzo come valuta virtuale, sfuggendo ai controlli.
 
 
Un grosso problema anche negli Stati Uniti, come evidenzia Jen MacLean, direttore esecutivo dell'Igda, International Game Developers Association, un'associazione professionale senza scopo di lucro la cui missione dichiarata è quella di "sostenere e potenziare il gioco", che ha  lanciato un invito all'azione da parte del settore in risposta alla decisione della Federal  Trade Commission degli Stati Uniti di promuovere un'indagine sulla monetizzazione delle loot boxes.

"Non prendendo provvedimenti significativi come industria e comunità di sviluppatori di giochi globali per autoregolamentare il modo in cui vengono utilizzati le casse premio, corriamo il rischio molto reale che i governi di tutto il mondo intraprendano tale azione per noi e forse creino leggi significativamente restrittive che potrebbero avere impatto su eventuali elementi di ricompensa casuale nei giochi", continua MacLean. "Consiglio agli sviluppatori di giochi e alle aziende di intrattenimento interattivo di affrontare il modo in cui vengono utilizzati i 'bottini', credo che sia la cosa giusta e più intelligente che l'industria globale dello sviluppo di giochi debba fare".
 
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