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Baretta: 'Riforma gioco necessaria, grave un nulla di fatto'

  • Scritto da Redazione

Il sottosegretario Baretta a tutto campo sulla riforma del settore del gioco e il futuro del comparto.

"Nella Conferenza di inizio agosto abbiamo stabilito insieme che il 7 settembre sarebbe stato il giorno dell’accordo. In ogni caso, dobbiamo rispondere del mandato del Parlamento e sarebbe grave se, dopo tanto lavoro, tante mediazioni e tanti passi avanti verso una nuova concezione del gioco nella vita sociale, lasciassimo terminare la legislatura con un nulla di fatto". Lo afferma il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, in un’intervista a Il Sole24Ore, parlando della riforma del settore dei giochi.

"La novità della riforma consiste nel trovare un nuovo equilibrio tra la tutela della salute pubblica, a lungo sottovalutata a sulla quale stiamo lavorando insieme al ministero della Salute, la lotta alla criminalità, che resta un’emergenza, e le entrate erariali, soggette, in ogni caso, a oscillazioni fisiologiche. Una contrazione delle entrate, dunque, va messa nel conto".
Baretta precisa che "il concetto di ’esclusiva dello Stato’ va inteso nell’accezione ampia di Repubblica, che comprende anche le istituzioni decentrate. Mentre il regime concessorio regola le modalità di gestione del gioco pubblico. Ma, poiché si è esagerato nell’offerta di gioco, pur con la buona motivazione di combattere la criminalità, gli enti locali si sono autotutelati e il settore è sulla difensiva. Per questo servono subito nuove regole. Ma siamo già in ritardo".

Sulle gare di scommesse e bingo, aggiunge: "Il contesto è cambiato. Tutti se ne devono rendere conto. Le Regioni e i Comuni, nel decidere la collocazione dei punti di vendita del gioco pubblico, dovranno tenere conto che, a regime, saranno la metà di quelli attuali e che, dunque, la loro distribuzione geografica dovrà garantirne l’operatività, partendo dagli investimenti già realizzati ed evitando che ampie zone urbane ne siano prive, con la conseguenza di concentrare il gioco nelle periferie, dando vita a veri e propri quartieri ’a luci rosse’ del gioco. Gli operatori dovranno adeguarsi alle nuove regole e qualificare l’offerta. Negli incontri con le principali Associazioni dei gestori ho preso l’impegno di avviare un confronto sugli effetti industriali della riforma. Se si profila una crisi di settore andrà affrontata con tutti gli strumenti necessari ed è bene che gli enti locali, per le nuove responsabilità che gli derivano dalla riforma, siano pure loro coinvolti. Voglio, però, ricordare che attualmente il rapporto è di una Awp ogni 124 residenti maggiorenni. Dopo la riduzione sarà una ogni 191. Si tratta, certamente, di un’importante contrazione, ma non è la fine del mercato".
Al momento non sono previsti interventi nella prossima legge di bilancio: "Se, come prevedo e mi auguro, si raggiungerà l’intesa in Conferenza, a essa seguirà un decreto applicativo del ministro dell’Economia. Non vedo, quindi, la necessità di occuparci di giochi anche nella prossima legge di bilancio. Nella recente manovra abbiamo già aumentato il Preu, che è già alto".
Sui rappresentati del sociale, Baretta sottolinea che "devono contribuire a una cultura del gioco come condizione normale. Certo, se prevale un approccio proibizionista o, al contrario, una logica esclusiva di mercato, lo sforzo rischia di essere vanificato. Le prossime gare, che saranno nazionali, rappresenteranno il primo banco di prova". Sulla riforma del gioco pubblico "abbiamo impiegato troppo tempo. Ciò è dipeso dalla precisa ed estenuante volontà mia e dei miei collaboratori di ricercare un accordo con gli enti locali. Sono, infatti convinto che il valore economico, non solo politico, di un’intesa, anche problematica e con qualche rischio, è immensamente superiore al ’rompete le righe’. I concessionari lo sanno. E lo sanno anche i gestori. Non sempre è facile farlo comprendere agli investitori internazionali, ma sono certo che ci possiamo riuscire se prevale, anche in questo campo, la logica Paese".
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