Flavio Zumbini: ‘Come per il poker, spero che i viaggi da passione diventino un lavoro’
“Perché ho abbandonato il mondo del Poker? Ebbene, in una relazione fa ‘fico’ dire che tu hai lasciato lei, ma con il Poker la verità è che lui ha lasciato me!”. È la sincera ma amara (forse?) confessioni di uno dei migliori divulgatori del messaggio del poker ai tempi del grande boom del mercato italiano dal 2006 in poi con la crescita pazzesca col lancio del gioco online nel 2009, Flavio Ferrari Zumbini.
Ed è proprio da qui che parte la sua riflessioni: “Il Poker è esploso in popolarità in maniera improvvisa. Poi altrettanto velocemente è imploso. A me il poker piaceva tanto e ne avevo fatto un lavoro. Anzi, un lavoro a tutto tondo: perché oltre a giocare in prima persona, facevo i commenti, la TV, gli articoli, il libro – un grande divulgatore come dicevamo – ma un po’ in maniera fisiologica, un po’ con l’arrivo di tanti altri giochi, il poker passò di moda. Persino i concessionari lo trascurarono, ben contenti che il pubblico si spostasse verso giochi su cui guadagnavano e forse guadagnano generalmente di più”.
Mancata la parte creativa del settore, Zumbini ha iniziato a distaccarsi: “Di fronte a questo nuovo scenario io potevo solo giocare ai tavoli, ogni altra attività era terminata. E la cosa mi interessava poco. Anzi, quasi certamente, anche volendo, non sarei stato in grado di farlo. Vincere ai tavoli oggi è molto più difficile di un tempo, richiede più impegno e offre probabilmente minori risultati”.
Che sfortuna che tutto sia naufragato così rapidamente? Si domanda Zumbini: “Beh insomma, pensate però che culo nell’essersi trovato in mezzo a quel mondo nel momento del boom! È grazie a quei soldi che ho potuto cominciare a viaggiare. Infatti, visto che dovevo reinventare un lavoro e una vita per me stesso, ho deciso di partire in cerca di ispirazione. Doveva essere solo un anno, ma ora sono diventati otto. Per dare metodo e avere determinazione mi sono dato l’obiettivo di visitare TUTTI i Paesi del mondo. Anche perché come con il Poker, quando mi appassiono, beh lo faccio molto seriamente!”. E si vede.
Ma come riuscire a trasformare la passione in un lavoro? “Se prima prendevo sul serio un giochino al punto di trasformarlo in uno studio costante, ora un viaggio di piacere è diventata un’avventura di otto anni in 193 diverse nazioni. Studio anche qui a tempo pieno, mi piace raccontare ciò che imparo e vedo. Spero che un domani, così come la gente si fidava dei miei consigli nel poker, lo faccia con i viaggi!”. Noi ci fideremo al 100 percento.