Bendinelli dopo il braccialetto Wsop: ‘La Triple Crown tra i miei obiettivi’

Dopo la vittoria del braccialetto Wsop nel Monsterstack, Giuliano Bendinelli racconta il suo torneo e i suoi prossimi obiettivi. Il sogno adesso è la Triple Crown.
Scritto da Carlo Cammarella

Una lunga cavalcata terminata alle 6 e mezzo del mattino dopo quasi una giornata intera passata ai tavoli verdi senza chiudere occhio. È la storia di Giuliano Bendinelli, recente vincitore del Monsterstack al King’s Resort, che dopo la vittoria dell’Ept Barcellona del 2022, ora può vantare anche un titolo importante come il braccialetto Wsop. Un sogno che si realizza dopo un heads up ricco di capovolgimenti in cui, senza nulla togliere al talento del vincitore, una buona dose di fortuna non è certo mancata. A raccontarci questa avventura è proprio Giuliano Bendinelli che ci ha anche spiegato quali sono i suoi prossimi obiettivi: su tutti la Triple Crown!

Giuliano, conosciamo tutti la tua storia e i tuoi traguardi precedenti ma che sensazione dà vincere un braccialetto Wsop per la prima volta?

“Le sensazioni, come puoi immaginare, sono indescrivibili a parole. Fin da ragazzino e da quando ho iniziato a giocare ho sempre desiderato di vincere l'Ept e il braccialetto delle Wsop. E ora che li ho vinti entrambi mi sembra di vivere un sogno che ho trasformato in realtà grazie al duro lavoro, tanti sacrifici e resilienza. Per tutto questo ringrazio me stesso prima di tutto ma sono anche grato alla vita per tutte queste cose belle che mi stanno accadendo che non sono scontate, perché anche se te le meriti, anche se sei molto forte, potrebbero non accadere mai.”

Già dal Day 1B avevi chiuso in testa al count ma raccontaci anche quello che è successo nel final day. Ci sono stati dei momenti salienti di cui ci vuoi parlare?

Alla fine del day 1, anche se mi ero iscritto in late registration, avevo chiuso stra-chip leader. Nonostante questo ho iniziato a vedere tantissime carte, ho rushato, bene e posso dire che è stata una prima giornata da manuale. Tra l'altro era un po' che non mi accadeva di vincere un torneo chiudendo il day 1 da chip leader. È un po' come arrivare primi al giro di boa ed essere primo al traguardo finale, non capita spesso ed è una soddisfazione ulteriore.

Quando è iniziato il day 2, ed eravamo poco prima dello scoppio della bolla quasi in the money, ho aggredito e ho continuato ad aumentare lo stack uncontested, sfruttando la zona bolla da chip leader. Tuttavia dopo lo scoppio della bolla sono stato card dead per un paio d'ore, ho perso qualche colpo, non tanto all in preflop ma ho giocato post, e non sono salito molto. Chiaramente la gente veniva eliminata e anche se ero sopra avarage non ero più in vetta motivo per cui non avevo più quello strapotere in stack. Nonostante questo ho gestito molto bene la fase a 30 e 20 left, prendendo i miei spot e vedendo molte meno carte rispetto al day 1, ho dovuto giocare di più a livello strategico, selezionando bene gli spot in cui entrare.”  

Ci sono delle mani salienti che ci vuoi raccontare in questa fase?

“In questa fase non mi vengono in mente delle mani salienti perché ho cercato di minimizzare la varianza, soprattutto nella fase pre-tavolo finale, in cui c'era anche una bolla importante per gli altri giocatori da 10k, oltre al ticket per il main event che avevano i 10 finalisti. Ho sfruttato quella zona, anche senza carte per non scendere troppo e tenermi a galla. Per quanto riguarda il tavolo finale, invece, è stato utile conoscere bene l'Icm, perché partivo da quarto su nove e sarebbe stato disastroso uscire prima dei giocatori più short. Per questo ho dovuto giocare in maniera attendista, mentre a cinque left ho aperto il gas. Sono molto orgoglioso di come ho saputo cambiare marcia nel momento giusto.”

All’heads up ti sei trovato contro Zizka in netto svantaggio, poi qualche colpo fortunato fino alla vittoria finale. Ci vuoi spiegare anche come hai vissuto e giocato quest’ultimissima parte del torneo?

“In heads up ho giocato contro un ragazzo molto giovane e aggressivo, amico e probabilmente anche stakato e coachato da Martin Kabrhel che è rimasto fino alle sette del mattino. Ci sono stati tantissimi ribaltamenti ma devo ammettere subito, prima di essere linciato (ride), che sono stato anche molto fortunato perché ho vinto due o tre colpi in cui partivo dietro. In linea di massima, penso di aver giocato anche bene, ho sfruttato alcuni suoi pattern troppo aggressivi ma ammetto di essere stato fortunato, perché se non vincevo quei colpi in cui partivo dietro non avrei potuto vincere il braccialetto, quindi di sicuro è stato merito anche della dea bendata.”

Una domanda forse scontata: quanto conta il mindest in questi casi?

“Per quanto riguarda il mindset, considera che abbiamo finito alle sei e mezzo del mattino con la premiazione alle sette. Giocavo dalle due del pomeriggio e mi ero svegliato alle dieci del mattino, il che vuol dire che sono rimasto sveglio 24 ore. Ci vuole mindset, tenuta fisica, tenuta mentale perché quando ci sono questi final day infiniti è una vera e propria maratona. Mi faccio i complimenti per la tenuta psicofisica, perché giocare 18 ore per un titolo importante come il braccialetto e mantenere la lucidità non sono cose scontate. Solo persone preparate lo sanno fare e devo ammettere che negli ultimi anni credo di essere migliorato molto sotto questo aspetto.”

A livello di carriera quanto è importante per un poker pro ottenere un braccialetto? E soprattutto quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

A livello di carriera vincere un braccialetto è fondamentale, ora sono a due su tre per la Triple Crown, traguardo che hanno ottenuto solo una decina di giocatori in tutto il mondo e in tutti i tempi. Non dico di essere a un passo dall’ottenerla ma è tra i miei obiettivi principali perché i due titoli più difficili come l'Ept e il braccialetto li ho già vinti e ora manca solo il Wpt. Con questo non voglio dire che sia semplice perché nel poker tutto va guadagnato sul campo ma può sembrare un torneo un più alla portata.”

Prima di lasciarci, dove ti rivedremo dunque nei prossimi tornei?

“Penso che mi rimetterò subito a giocare, anche perché è una sensazione nuova per me quella di fare un big shot a inizio trasferta. Di solito ho ottenuto le vittorie importanti a fine trasferta ed è anche naturale che sia così, perché i main event finisco durante gli ultimi giorni. Sono appena arrivato qui e ho davanti un mese intenso con due settimane a Rozvadov e subito dopo all’Ept di Malta. È una sensazione particolare quella di dover giocare così tanti eventi avendo fatto un big shot subito, spero di riuscire a mantenere la concentrazione e che nel mio inconscio non sia già soddisfatto di questo risultato. Come si dice spesso, dunque, bisogna battere il ferro finché è caldo!”