Manovra 2026, emendamenti: fissato un limite a 400 segnalati, gioco in attesa
È iniziato ieri, 11 novembre, in commissione Bilancio al Senato l’esame del testo della Manovra 2026, dando il via alla fase più delicata del percorso parlamentare: quella delle modifiche. I partiti si preparano a presentare i propri emendamenti, ma già emergono le prime tensioni tra le proposte politiche e le esigenze di tenuta dei conti pubblici.
A innescare il primo scontro è stata la Lega, che punta ad ampliare la rottamazione delle cartelle esattoriali, includendo anche i contribuenti sottoposti a controlli per vizi formali. Il ministero dell’Economia, però, frena: il viceministro Maurizio Leo ha sottolineato che “il problema delle coperture si fa ancora più intenso” e che “la barra sui conti deve restare dritta”.
Un nodo centrale dell’esame parlamentare riguarda la cosiddetta "tagliola" dei 400 emendamenti segnalati. Si tratta di un limite, deciso dall’Ufficio di presidenza della Commissione Bilancio del Senato, imposto per ridurre drasticamente il numero delle modifiche ammissibili alla legge di Bilancio, selezionando soltanto le proposte considerate prioritarie dai gruppi parlamentari. Questa soglia, fissata a quota 400, restringe di fatto il campo di intervento e rende più difficile per i partiti incidere in maniera significativa sul testo della manovra. Molti osservatori sottolineano come la misura, pur necessaria per garantire tempi certi e la tenuta dei saldi di bilancio, finisca per comprimere il dibattito politico e ridurre le possibilità di introdurre correttivi sostanziali.
In ogni caso il settore del gioco resta alla finestra, in attesa di conoscere le proposte emendative che potrebbero introdurre misure che riguardano direttamente il settore, come già è emerso nel corso delle audizioni della scorsa settimana, come quella dell'Anci e quella della Conferenza delle regioni.
Nel frattempo, si lavora anche su altri fronti: tra gli obiettivi del governo c’è quello di rendere strutturali l’iper e il superammortamento, mentre si valutano modifiche alle compensazioni dei crediti e all’aumento dell’Irap, con l’ipotesi di escludere le holding industriali non finanziarie. I partiti affilano le proposte: Fratelli d’Italia ha fatto il punto in serata, Forza Italia punta su casa, sicurezza e imprese, mentre Noi Moderati chiede incentivi per gli affitti lunghi e la detassazione dei libri.
A complicare il quadro, il nodo del cosiddetto "tesoretto" da 100 milioni di euro e la necessità di ridurre gli emendamenti a 400 segnalati, un tetto che già suscita malumori. Il rischio, come spesso accade, è che si arrivi a un maxiemendamento. L’obiettivo è portare il testo in Aula al Senato entro il 15 dicembre e chiudere con il via libera definitivo alla Camera prima di Natale. Ma come ha ricordato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, “dipende dalla buona volontà di tutti”.
Intanto, anche i sindacati si muovono: la Uil ha annunciato una manifestazione nazionale per il 29 novembre, mentre il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha avviato un confronto con le forze politiche. Sullo sfondo, infuriano le polemiche per l’esaurimento dei fondi di Transizione 5.0, con il ministro delle Imprese Adolfo Urso che difende la misura e segnala un’accelerazione anche sulle prenotazioni di Transizione 4.0, ormai anch’esse esaurite.