Dossier Senato: ‘Incostituzionale il divieto gioco online in locali pubblici’

Un nuovo dossier pubblicato al Senato sottolinea la sentenza della Corte Costituzionale che annulla le sanzioni aprendo a una regolamentazione più equilibrata nel settore del gioco pubblico.
Scritto da Dd

Il palazzo della Corte costituzionale © Jastrow / Wikipedia

La Corte Costituzionale è intervenuta a luglio 2025 dichiarando incostituzionale il divieto assoluto di apparecchi connessi a internet, dai quali è possibile accedere a piattaforme di gioco online, nei locali pubblici.

A sottolinearlo nuovamente è un nuovo dossier pubblicato sia al Senato che alla Camera dedicato a "Il controllo di costituzionalità delle leggi" e relativo al trimestre luglio-settembre 2025.

Il dossier ricorda che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionali l’articolo 7, comma 3-quater, del decreto-legge n. 158 del 2012 e la relativa disposizione sanzionatoria della legge n. 208 del 2015, che vietavano in modo assoluto la presenza, presso i pubblici esercizi, di apparecchiature connesse a internet da cui era possibile accedere a piattaforme di gioco online, accompagnando tale divieto con una multa fissa di 20.000 euro per gli eventuali trasgressori.

Secondo la Corte, quella norma era eccessivamente generica e priva di un giusto equilibrio: veniva colpita anche la semplice messa a disposizione di personal computer e tablet a navigazione libera, senza una distinzione tra usi leciti e illeciti, e senza considerare il diverso grado di gravità delle violazioni. Questo si è tradotto in una compressione sproporzionata dei diritti fondamentali quali la libertà di impresa e la riservatezza degli utenti, in netto contrasto con i principi costituzionali.

Inoltre, la misura si è rivelata poco efficace nel perseguire il suo obiettivo dichiarato di tutela della salute pubblica e contrasto della ludopatia, poiché l’accesso al gioco online restava agevolmente possibile tramite dispositivi personali. La Corte ha quindi invitato il legislatore a elaborare una regolamentazione più proporzionata e rispettosa dei diritti, capace di distinguere meglio tra condotte lecite e illecite e di modulare le sanzioni in base alla gravità concreta degli illeciti.