Drake nei guai: accuse di stream gonfiati con i soldi dei casinò online

Una class action accusa il cantante, il sito Stake.us e lo streamer Adin Ross di aver gonfiato popolarità e royalties musicali usando fondi provenienti dal gambling online.
Scritto da Redazione

Immagine generata con l'Iintelligenza Artificiale

Il celebre cantante Drake e il livestreamer americano Adin Ross dovranno affrontare una causa civile negli Stati Uniti con l’accusa di aver utilizzato denaro proveniente da casinò online per finanziare stream automatizzati, allo scopo di gonfiare artificialmente la popolarità del rapper e le sue royalties sulle piattaforme di streaming musicale. 

La class action, presentata nello Stato della Virginia, chiede un risarcimento da 5 milioni di dollari a Stake.com, ai due personaggi, per presunte violazioni delle leggi Rico (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations) e delle norme a tutela dei consumatori. 

LE RAGIONI DELL'ACCUSA – Stake.com è un casinò online internazionale con licenza a Curaçao che è ufficialmente vietato in molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Per il mercato americano esiste però Stake.us, una piattaforma separata che non permette di giocare direttamente con denaro reale: gli utenti utilizzano token virtuali, alcuni gratuiti e altri acquistabili, che in determinati casi possono essere convertiti in criptovalute.

Secondo quanto riportato nella causa, proprio la struttura anonima di Stake.us avrebbe reso possibile il presunto sistema orchestrato dagli accusati. Drake avrebbe utilizzato fondi provenienti dal gioco per pagare servizi di stream automatizzati, con l’obiettivo di aumentare artificialmente il numero di ascolti e le royalties sulle piattaforme musicali, come Spotify.

I documenti depositati in tribunale sostengono che Drake e Adin Ross avrebbero nascosto i reali movimenti di denaro trasferendo le vincite tramite il sistema di “mance” (tip) anonime di Stake a un cittadino australiano, George Nguyen. Quest’ultimo è indicato come il gestore di diversi account online utilizzati per promuovere Drake. Nguyen avrebbe poi convertito il denaro proveniente da Stake in contanti e criptovalute, utilizzandolo per pagare fornitori di bot in grado di generare ascolti musicali fittizi. La causa afferma che Drake avrebbe trasferito milioni di dollari all’interno di questo schema, inclusi versamenti da 100.000 e 10.000 dollari allo stesso Adin Ross.

La class action sostiene che il presunto sistema sia attivo dal 2022 e rappresenti tuttora una minaccia concreta di attività illecite organizzate. Viene inoltre accusata Stake di aver deliberatamente indotto i consumatori a credere che la piattaforma fosse legale e priva di rischi.

Le due querelanti principali, Tiffany Hines e LaShawnna Ridley, affermano di aver subito gravi danni dopo essere state spinte a giocare su Stake dalle promozioni di Drake, denunciando perdite economiche e rischi di dipendenza legati al gioco illegale.

I GUAI DI STAKE – Non è la prima volta che Stake finisce sotto i riflettori: nell’ottobre scorso un uomo del Missouri aveva intentato una causa simile contro Stake, Drake e Ross, liquidata all’epoca dallo streamer come “una sciocchezza”. Stake.us è inoltre coinvolta in altri procedimenti in diversi Stati americani.

Dal 2022 Drake promuove attivamente Stake su Instagram e sulla piattaforma di streaming Kick ed è arrivato addirittura a dichiarare di aver puntato 124,5 milioni di dollari in un mese, con una perdita di 8,2 milioni. Secondo quanto sostengono i querelanti, Stake avrebbe pagato a Drake fino a 100 milioni di dollari l’anno, fornendo anche crediti di gioco gratuiti a lui e a Ross.

Insomma, quello che sta emergendo è un sistema che intreccia casinò online, streaming e celebrità e che promette di avere ripercussioni importanti sull’intero mondo del gioco e sulla popolarità di Drake.