Prediction market: negli Usa lo scontro con casinò e regolatori entra nel vivo
Polymarket e Kalshi crescono fuori dai confini del betting tradizionale, e cominciano a infastidire gli operatori del settore.
Negli Stati Uniti è ormai in corso una battaglia silenziosa ma sempre più evidente tra due mondi che fino a ieri correvano paralleli: quello dei casinò e delle scommesse regolamentate e quello dei prediction market, piattaforme che,come abbiamo visto anche qualche giorno fa, trasformano qualsiasi evento futuro in un contratto negoziabile.
A raccontarlo in recente articolo è anche il New York Times, che descrive un settore in piena espansione e ormai al centro di un confronto diretto con l’industria del gioco legale. Una problematica che, a dire il vero, avevamo già sollevato anche su queste pagine, evidenziando come i prediction market stiano diventando un vero ecosistema ibrido tra finanza, politica e scommesse, peraltro conproblemi non da poco come l’insider trading.
Al centro della scena ci sono due piattaforme ormai note anche alle nostre latitudini: Polymarket e Kalshi. Sono questi i riferimenti assoluti di un mercato che cresce a ritmi impressionanti, attirando investitori, speculatori e utenti alla ricerca di strumenti alternativi per “puntare” sul futuro. Ma la loro natura ibrida – a metà tra derivati finanziari e gioco d’azzardo – sta generando tensioni crescenti con i regolatori e con l’industria del betting tradizionale, che teme una concorrenza fuori dalle regole.
Già circa un mese fa, a inizio gennaio, il nuovo presidente dell’Indian Gaming Association, David Bean, ha annunciato che l’organizzazione si concentrerà su lobbying e azioni legali per fermare i mercati predittivi, considerati una minaccia per l’integrità del settore del gioco.
Polymarket, lo ricordiamo, nasce nel 2020 come progetto anti-disinformazione, ma si è rapidamente trasformata in una piattaforma che permette di puntare su qualsiasi evento reale: elezioni, meteo, geopolitica, gossip politico e persino decisioni del presidente Trump. Kalshi rappresenta invece l’alternativa regolamentata: è la prima piattaforma statunitense ad aver ottenuto dalla Cftc lo status di Designated Contract Market, la stessa categoria delle borse dei derivati.
Il New York Times tuttavia sottolinea come il coinvolgimento del figlio del presidente in entrambe le piattaforme, e in una terza in fase di lancio, come avevamo già evidenziato, stia creando un cortocircuito senza precedenti tra potere politico e interessi finanziari. Una parte consistente dei mercati riguarda infatti decisioni del presidente Trump: ordini esecutivi, nomine, crisi internazionali.
Il quadro che emerge è quello di un settore in rapidissima evoluzione, che sfida i confini tra gioco, finanza e politica. E come spesso capita, un ecosistema che cresce più velocemente della capacità dei regolatori di incasellarlo e che, come sottolinea il New York Times, rischia di diventare un terreno fertile per conflitti d’interesse, insider trading e manipolazioni.