Campione e San Marino, la sfida qualità dei casinò

La riapertura di Campione d'Italia e le performances di San Marino devono spingere i casinò a incrementare quanto più possibile la qualità della loro offerta.
Scritto da Mauro Natta

È intuitivo, senza scomodare le teorie giapponesi di qualche tempo fa, che un cliente soddisfatto parlando favorevolmente del nostro “servizio” ci farà pubblicità, uno insoddisfatto produrrà l’effetto contrario.
La persona dell’esempio se avrà necessità di un servizio simile, molto probabilmente, si servirà del nostro.

Così operando si procede nel modo corretto alla fidelizzazione del cliente; il più rilevante risvolto si verifica allorché si incrementa l’offerta e, quindi, la possibilità di scegliere a chi rivolgersi per quel particolare servizio.
La fedeltà del cliente, in effetti, discende dalla qualità del servizio che diviene, per così dire, qualità percepita e che si realizza con le presenze numerose di quel cliente.

Incuriosito dall’intervista al professore Carlo Ingrao mi sono premurato di cercare alcuni volumi del tempo, ormai lontanissimo, dell’università alla facoltà di economia e commercio di Torino.
Mi sono meravigliato nella lettura di qualche capitolo e non trovo che quanto ho scritto recentemente sia molto distante dalle nozioni che ho provato a condensare precedentemente.

Ed è proprio l’incremento dell’offerta dovuta al ritorno operativo del casinò di Campione d’Italia e delle note performarces di quello di San Marino che dovrebbe spronare ad un servizio di qualità.
Una qualità come mi pare di aver sempre descritto nell’adeguamento dell’offerta alla domanda, nella diversificazione dell’offerta e nella ricerca mirata al miglioramento del servizio alla clientela.
Forse la mia conclusione in ordine alla certificazione può non piacere ma, a ben vedere, credo di non aver esposto solamente una teoria.

Sicuramente l’incremento dell’offerta e dei giochi da tavolo potrebbe causare una lievitazione dei costi che può essere in buona parte mitigata dalla multifunzionalità del personale addetto ai giochi.
Non è quanto immediatamente precede il modus operandi che permette di incrementare l’offerta e di adeguarla in tempo quasi reale alla domanda?

Al tempo stesso non si può negare che l’adeguamento di cui sopra non sia un servizio o una buona parte di quanto una casa da gioco deve cercare di evidenziare tanto da trarne profitto dalla fidelizzazione della clientela.
Ora non penso di essere lontano dal vero affermando che le mie convinzioni, nate dall’esperienza sul campo, sono tutte rivolte ad un solo obiettivo: l’immagine. Chiaramente si dovranno sopportare dei costi che, in realtà, è più corretto denominarli investimenti caratterizzati da un sicuro ritorno.

Il costo per la formazione del personale è un chiaro esempio della affermazione precedente. Non è mia intenzione tediare il lettore con altri esempi; posso condividere l’idea che l’accoglienza, la ristorazione sono servizi che vengono, ma dopo; sono, senza dubbio alcuno, necessari ma la priorità degli interventi mirati alla qualità deve godere di tutt’altra scelta tale da consentire bilanci più agevoli confortati da una quota di mercato nella quale i giochi da tavolo hanno una notevole, pur se rapportata ai tempi attuali, rilevanza.