Casinò terrestri, il fattore ‘U’

Nel rilancio dei casinò terrestri conta molto la diversificazione dell'offerta, ma anche il rapporto che si instaura tra cliente e impiegato di gioco.
Scritto da Mauro Natta

Ritorno sul casinò di Sanremo, non tanto per fare confronti che sono improponibili quanto per una modesta riflessione inerente il mio precedente articolo.

Nel 1994 l’introito totale era di 142.171.431 milioni di lire e di 59.016.079 milioni di euro; le presenze passano da 357.571 a 191.175.
I giochi in esercizio erano: roulette francese, chemin de fer, trente et quarante, black jack e slot machine con una incidenza sul totale dei ricavi del 59,15 percento.

Nel 2019 l’introito è di 44.431.093 milioni di euro l’offerta consiste in roulette francese, fair roulette, poker e relativi tornei, craps, punto banco, black jack e slot con una incidenza del 79,95 percento.

Non è assolutamente il caso di verificare la differenza in tema di quote di mercato in quanto, come è noto, dall’agosto 1999 è in esercizio la sede di Ca’ Noghera del casinò di Venezia.

Ora passiamo all’offerta che si è implementata con fair roulette, poker e relativi tornei, punto banco e craps. Non vediamo più il trente et quarante e il craps, che detto inter nos non rappresentano una grande perdita, e purtroppo per come la penso, lo chemin de fer.

In termini numerici possiamo anche vedere una certa equità tra subentrati e usciti, in termini di qualità il discorso non regge per niente. La differenza nelle presenze non l’affronto perché non sono a conoscenza se quelle alle slot sono sempre state considerate unitamente.

Tornando ai termini numerici, probabilmente, si può convenire che qualche novità sul mercato la si potrebbe cercare e, preferibilmente, in esclusiva se possibile. È un sicuro incentivo alla frequentazione specialmente se si pensa al divieto di pubblicità da un lato e alla curiosità innata nel giocatore dall’altra. Non va dimenticata la possibilità di svolgimento online dal vivo.

Ancora un’osservazione. Al casinò di Saint Vincent, unico per il momento, è in esercizio la roulette americana; ricordo che fu introdotta anche a Sanremo per brevissimo tempo qualche anno or sono.

I tempi sono cambiati per tutti a datare dal 2007, anche il gioco online inizia a presentare mutamenti di gusti e preferenze, ad esempio il poker nella modalità tornei come ho avuto l’occasione di leggere.

Le disponibilità economiche hanno subito variazioni, l’età dei frequentatori/giocatori e le distanze spesso influiscono numericamente anche sulle presenze e le restrizioni dovute alla pandemia concorrono alla situazione attuale.

Nessuno ha la bacchetta magica a disposizione, tanto meno io, ciò non toglie che se non di prova non si potrà osservare il risultato.

Il rilancio di una casa da gioco passa attraverso due strade che devono forzatamente procedere unite: il contenimento dei costi e l’incremento dei ricavi. Senza sottacere la rilevanza di adeguare l’offerta alla domanda e la qualità del servizio.

Alla prima esigenza si contribuisce applicando al massimo la multifunzionalità tenendo in debita considerazione il cambiamento dei frequentatori e la necessità di diversificare l’offerta – non mi stancherò mai di sostenerlo – con l’introduzione di giochi nuovi e/o ritocchi in quelli già praticati e, specialmente, l’online dal vivo.

Alla seconda – a prescindere da quanto già si applica anche da molto tempo – si deve valorizzare il rapporto umano tra cliente ed impiegato tale da far preferire, ove possibile, la frequentazione di un casinò magari con l’online dedicato a giochi da casinò.
Quanto precede è il risultato di anni di esperienza nel settore delle case da gioco in passato ma anche la competitività era una esigenza forse più sentita di oggi.
Non sono più i tempi nei quali si diceva – non vi ho mai creduto – basta aprire la porta!