Professione croupier, tra tradizione e modernità

Com'è cambiata la figura del croupier nei casinò italiani nel corso del tempo? Ecco l'analisi di Marco Fiore, partendo dalla sua esperienza in quello di Saint Vincent.
Scritto da Marco Fiore

Nella mia esperienza al Casinò di Saint-Vincent mi sono trovato più volte a contatto con la figura professionale che più di altre nei processi di organizzazione del lavoro riveste un ruolo ricco di sfaccettature.

Mi riferisco al croupier, a colui quindi che ci accoglie al tavolo da gioco e che ci permette di vivere l’esperienza divertente del giocare. Nei primi anni ’80, quando ho iniziato il mio percorso professionale nella casa da gioco non vi nascondo che rimasi letteralmente affascinato dall’austerità e dalla compostezza che caratterizzavano lo specifico ruolo.

Ai tempi contribuiva sicuramente l’abbigliamento in uso a conferire tanta serietà al contesto. Una divisa che era simbolo di eleganza, smoking nero, camicia rigorosamente bianca, farfallino nero e scarpa, spesso in vernice, di un lucido che mi imbarazzava.

Un abbigliamento molto formale che ovviamente si associava a movimenti che non esito a definire rituali e che si ripetevano quasi all’infinito per tutta la durata della partita. Mai un’esitazione, spesso lo sguardo rivolto al capo-tavolo – che sedeva su di un seggiolone in posizione rialzata rispetto al tavolo da gioco – per cercare conferma del piazzamento delle puntate o del pagamento di una vincita.

Il rapporto con il cliente era altrettanto formale, ma molto garbato anche nei momenti in cui il tappeto verde era carico di “fiches” e gli annunci delle puntate da parte dei giocatori diventavano frenetici.

Mi sono chiesto più volte quali dovessero essere le qualità alle quali un croupier doveva fare appello per gestire tanta pressione senza mai perdere la calma. La risposta la trovai partecipando da spettatore ai corsi di formazione interni che preparavano il croupier ad affrontare la propria esperienza di lavoro al tavolo, nel corso dei qual il maneggio delle “fiches” e la conoscenza delle regole del gioco venivano insegnati in modo quasi maniacale.

Una formazione che nel caso della roulette francese durava circa un anno al termine del quale, a seguito di esame, veniva conferita al candidato croupier la qualifica di allievo che lo avviava verso le prime esperienze di lavoro al tavolo da gioco nel ruolo di bout de table, quindi lontano dal cilindro della roulette al quale l’avvicinamento sarebbe avvenuto solo alcuni mesi più tardi.

Un mondo e un’insieme di comportamenti che a mio parere hanno conferito al mondo del gioco d’azzardo un fascino che in poche altre situazioni era possibile trovare in termini di rapporto con il cliente.

L’avvento dei giochi americani nei casinò, avvenuto in Italia nel 1982 ha cambiato radicalmente la professione del croupier. La velocità della partita e la diversità dei giochi proposti alla clientela hanno progressivamente generato un cambio di atteggiamento nella gestione del lavoro.

Il croupier si trova da solo al tavolo da gioco a gestire la partita, la giacca dello smoking viene abbandonata a favore del gilet, sempre elegante, ma meno formale. Permane la supervisione del capo-tavolo che però opera allo stesso livello del tavolo da gioco abbandonando la seduta sul tradizionale e imponente seggiolone del passato.

Lo stesso ambiente del casinò per adeguarsi ai cambiamenti di cui sopra, assume una diversa connotazione, diventa meno austero, informale, appaiono luci colorate, schermi televisivi e in alcuni casi anche musica di sottofondo, il tutto per rendere più allegro e divertente il contesto generale in cui il gioco resta comunque protagonista assoluto.

L’introduzione di un nuovo sistema di lavoro, anche nella gestione delle puntate il cui piazzamento passa nelle mani del cliente, e di nuovi giochi porta con sé anche una decisa riduzione dei tempi di formazione del personale in omaggio anche alla necessità di fronteggiare rapidamente una massa crescente di clientela che, grazie alla riduzione del valore delle puntate minime associate ai nuovi giochi, fa il suo ingresso nelle case da gioco.

Il mondo cambia, anche gli stili di vita delle persone e non si può in alcun modo arrestare questo cambiamento. Resta in me però la nostalgia di ambienti quasi fatati che mi mancano e che penso sia stato un errore far scomparire del tutto.