Venezia, Comune e Casinò al Mef: ‘Ristori e valutare ripresa attività’
“Poter valutare una ripresa dell’attività economica“, tenendo conto che “la situazione ha ormai raggiunto livelli di estrema gravità e ci impone di ricercare una interlocuzione, sia politica che tecnica, volta a individuare tempi e modalità di ripresa delle attività delle Case da gioco nelle migliori condizioni di sicurezza sanitaria”.
Questa la richiesta che l’assessore alle Partecipate del Comune di Venezia Michele Zuin e il direttore generale del Casinò Alessandro Cattarossi rivolgono al ministro dell’Economia Daniele Franco e al sottosegretario Claudio Durigon.
Lo fanno in una lettera nella quale si rengono “disponibili a valutare eventuali ulteriori implementazioni dei propri protocolli sanitari”, mentre “al fine di integrare i dispositivi di sanificazione già presenti e di migliorare ulteriormente la qualità dell’aria nelle sale aperte al pubblico sono al vaglio ulteriori proposte giunte da aziende specializzate”.
Zuin e Cattarossi chiedono inoltre “il formale avvio dell’iter per il riconoscimento a favore dei Casinò di specifici ristori commisurati alla reale perdita economica subita e subenda“.
Inoltre, successivamente alla riapertura al pubblico dell’attività, si chiede l’avvio di un confronto sull’accesso definitivo alla cassa integrazione; sulle modifiche al decreto Dignità in materia di pubblicità, visto che “le caratteristiche dei Casinò e le norme a cui gli stessi sono sottoposti non consentono un accesso indiscriminato al gioco”; sulla sospensione per un triennio (dal 2021 al 2023) dei vincoli imposti dal Dlgs n. 175/2016 sulle partecipate pubbliche, in particolare chiedendo di consentire alle amministrazioni pubbliche di poter intervenire con aumenti di capitali, trasferimenti straordinari e fornendo garanzie idonee per consentire l’accesso al credito delle società; sulla sospensione dell’imposta sugli intrattenimenti per il triennio citato.
In premessa, Casinò e Comune ricordano la gravità della situazione veneziana ma anche, in generale, “la valenza delle Case da gioco per l’intero territorio di riferimento in quanto gli introiti dei giochi esercitati, al netto delle somme necessarie per la copertura dei costi di gestione, affluiscono nel bilancio deli Enti locali (Regione e Comuni) che a loro volta contribuiscono con il versamento dell’imposta sull’intrattenimento. Va da sè che gli Enti pubblici proprietari hanno subito una pesantissima penalizzazione dovuta all’emergenza sanitaria tradotta in mancate entrate, in minori servizi a favore del territorio e con le conseguenti ricadute sulla conservazione dei livelli occupazionali“.