Di Francesco (Tor Vergata): ‘Gioco, collaborare con medici base e scuole’

Allo studio l'apertura di uno sportello regionale al Policlinico dell'Università facendo rete con analoghi sportelli già esistenti. 
Scritto da Daniele Duso

Di Francesco (Tor Vergata): 'Gioco, collaborare con medici base e scuole'

“Vogliamo essere presenti sul territorio collaborando con i medici di base e con gli insegnanti delle scuole, che possono per primi individuare i prodromi del problema della ludopatia”. Così Paolo Di Francesco, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata, nel corso del suo intervento al convegno “Giochi e scommesse in Italia. La multidisciplinarietà normativa, ruolo consumatore e prospettive di innovazione digitale”, organizzato dal Cnel, Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro in collaborazione con l’associazione dei consumatori Konsumer Italia.

Parte raccontando da dove tutto è partito, Paolo Di Francesco, ricordando che “qualche anno fa il professor Iurilli mi propose un corso di aggiornamento per gli studenti del sesto anno sui problemi medici legali della ludopatia. Il corso ebbe un enorme successo. Lo inserimmo nel percorso formativo, convinti che un giovane medico moderno debba ampliare il suo curriculum anche su tematiche che sono affrontate nei vari programmi di medicina dell’area sanitaria, e in seguiti creammo un gruppo di studio, che dapprima si chiamava Gruppo studi e ricerche sulla ludopatia, ma mi fa piacere ricordare che poi è diventato Gruppo di studi e ricerche su diritti e salute del giocatore settore dei giochi e delle scommesse“.

Un gruppo che non è rimasto ‘chiuso’ all’interno dell’Università, come ricorda Di Francesco: “Mi fa piacere ricordare anche la multifattorialità di questo gruppo che abbiamo creato, mettendo assieme alle discipline classiche della ricerca clinica abbiamo coinvolto anche colleghi di Economia, ma soprattutto anche colleghi esterni e privati, creando un gruppo molto armonico e dinamico”.

Quindi un accenno ai risultati ottenuti, spiegando che “abbiamo somministrato un questionario elaborato dalla nostra cattedra di Psichiatria ai nostri studenti dal primo al sesto anno, per renderci conto di qual è l’impatto della ludopatia. Stiamo elaborando i dati, che ritengo molto interessanti, e che presto pubblicheremo. Abbiamo chiesto e ottenuto una convenzione di Ateneo con i Monopoli di Stato, che ha allargato di molto i nostri orizzonti, soprattutto in ambito formativo. Abbiamo creato un master di primo livello sugli aspetti medico legali della ludopatia, e poi una serie di altri corsi di formazione più specifici”.

Interessanti le prospettive per il prossimo futuro. “Dal punto di vista clinico”, aggiunge Di Francesco, “stiamo proponendo alla Regione e al nostro Policlinico universitario la possibilità di aprire uno sportello presso il nostro Policlinico, che possa fare da centro di ascolto e raccogliere le problematiche del paziente ludopatico e alla sua cerchia famigliare, creando una rete con altri sportelli simili”.

Quindi il rapporto con il territorio, che Paolo Di Francesco definisce “un altro aspetto cui teniamo molto. Pensiamo alla nostra presenza sul territorio coinvolgendo prima di tutto i medici di medicina generale, che sono il primo contatto e possono intravvedere i prodromi di un discorso patologico, e poi le scuole, partendo dai docenti, un elemento importante per individuare le situazioni iniziali di un discorso che possa evolvere verso la ludopatia. Per quanto riguarda la formazione pensiamo che la nostra presenza con corsi di aggiornamento nell’ambito delle scuole possa essere un elemento importante per contrapporre, prevenire, individuare e soprattutto curare”.

In conclusione il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma Tor Vergata parla anche di cura innovative del problema: “Stiamo affrontando gli aspetti psichiatrici, che sono la prima linea di intervento, ma anche gli aspetti neurologici del problema nella finalità di cura. Individuare, ad esempio, i centri del sistema nervoso centrale che vengono attivati da questi comportamenti ossessivi compulsivi, potrebbe aiutarci a individuare e programmare un intervento farmacologico, come d’altronde già si sta facendo non solo in Italia ma anche in altri paesi”.