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Bingo, proroga tecnica e canone ridotto: sì del Consiglio di Stato

  • Scritto da Redazione

Il Consiglio di Stato conferma le ordinanze emesse dal Tar Lazio che abbassano il canone di proroga delle concessioni del bingo a 2.800 euro.

Già il Tar Lazio aveva accolto il ricorso proposto da Ascob (Associazione concessionari bingo) e alcune società del settore per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, della nota con la quale l’Agenzia delle dogane e dei monopoli aveva rigettato l’istanza dei ricorrenti sulla "sospensione del pagamento del canone relativo alla proroga tecnica o quantomeno l’autorizzazione al pagamento del canone in misura ridotta a 2.800 euro, anziché 7.500 producendo per la restante parte un’appendice alla fidejussione o polizza assicurativa già rilasciata in favore di Adm contenente la precisazione che la stessa è estesa anche al pagamento del canone mensile relativo alla proroga tecnica". A confermare la linea ora c'è anche un'ordinanza del Consiglio di Stato.

 

"Non risulta provata - si legge nelle considerazioni dei giudici del Consiglio di Stato riunitisi giovedì 3 dicembre in videoconferenza - l’impossibilità ovvero estrema onerosità della stipula della fidieussione alla quale l’ordinanza impugnata ha subordinato la concessione della tutela cautelare. Quanto al maggior rigore delle misure restrittive adottate nei confronti delle sale bingo dalla Provincia di Bolzano, la società avrebbe dovuto impugnare, a suo tempo, siffatti provvedimenti; quanto al periculum paventato dall’amministrazione nel proprio appello - proseguono - fino a quando le società concessionarie, ricorrenti in primo grado, continueranno a operare in regime di 'proroga tecnica' non può esservi un serio rischio di non solvibilità delle medesime, e quindi un vulnus alle finanze pubbliche".
 
Il Consiglio di Stato conferma dunque le ordinanze emesse dal Tar Lazio che concedono la riduzione del canone di proroga delle concessioni del bingo da 7.500 a 2.800 euro, respingendo contestualmente di fatto il ricorso intentato da Adm. Secondo i giudici di Palazzo Spada, le casse dell'Agenzia non risultano messe a repentaglio.

 

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