Cangianelli (Egp-Fipe): ‘Certificazione punti vendita supera la logica di distanze e limiti orari’

Scritto da Daniele

In previsione del decreto relativo al riordino del gioco fisicoannunciato dal viceministro Maurizio Leo come ormai imminente, il comparto del gioco pubblico attende regole capaci di garantire stabilità e sicurezza a una rete territoriale da anni penalizzata da normative frammentate. Per analizzare le sfide di questa riforma e le proposte del settore, abbiamo intervistato Emmanuele Cangianelli, presidente dell’Associazione italiana esercenti giochi pubblici – Federazione italiana pubblici esercizi.

Come vedremo secondo Cangianelli, è necessario passare da una fase di pura emersione dell’offerta a una di reale qualificazione, dove la responsabilità dei concessionari e l’innovazione tecnologica diventino gli strumenti cardine per la tutela del giocatore, distinguendo finalmente gli interventi concreti dai meri giudizi morali.

Il discorso con il presidente di Egp-Fipe è partito da uno spunto fornito proprio da una sua recente dichiarazione, quando Cangianelli ha parlato di “fallacia dello stigma” e del rischio che, anche in ambito di riordino, vengano adottate soluzioni di facciata. Presidente, alla luce di quanto anticipato in merito al prossimo decreto sul riordino del gioco fisico, dove vede oggi il pericolo concreto di confondere la severità verso il comparto con la reale tutela dei cittadini?

“In una recente riflessione mi sono riferito alla situazione degli ultimi quindici anni, dopo la efficace fase di emersione di numerose attività di gioco illegale dei dieci anni precedenti: in particolare, le restrizioni di posizionamento e di orari di offerta di alcuni segmenti di gioco, a partire dagli apparecchi, che non hanno prodotto risultati evidenti nella riduzione del Dga, creando invece distorsioni di mercato nell’offerta. Le norme sul riordino non sono ancora pubbliche, ma stiamo intensamente lavorando con i diversi attori istituzionali, nazionali e territoriali, affinché non si protraggano con esse nel tempo gli stessi errori, a danno dell’efficacia della tutela dei consumatori, della legalità e della equilibrata concorrenza tra prodotti.”

Nel Manifesto “Regole, Salute, Territori”, presentato lo scorso anno dalla sua associazione, chiedete di superare i distanziometri a favore di una “distribuzione equilibrata”, ma come si può evitare che restrizioni fisiche puramente geografiche finiscano per favorire l’online e l’illegale?

“Occorre che la partecipazione dei comuni alla pianificazione distributiva indicata dalla delega parlamentare, anche se prevista solo per i punti con apparecchi e scommesse, sia coerente con l’altro principio, generale, della razionalizzazione dell’offerta, passando dalla esigenza di emersione, che guidava le scelte distributive al momento della concezione delle attuali concessioni, ad una di qualificazione della offerta stessa, per elevarne la qualità. Più ampiamente, il numero dei punti autorizzati deve essere coerente con la domanda dei diversi territori: queste dimensioni si definiscono con apposite analisi, che le estese basi dati di Adm consentono, dovendo sostenere con solide relazioni tecniche la regolamentazione in via di definizione. Semmai, esiste sempre il rischio di sottovalutare l’offerta illegale o irregolare, che si ripropone costantemente: per mitigarlo, occorre valutare la domanda complessiva di gioco nei territori, non dei singoli prodotti o canali, rilevando se vi sono sacche di illegale, o di online ibrido nei punti vendita, da canalizzare nel corretto quadro concessorio. Assieme ad essa, in una solida collaborazione tra istituzioni, istituzioni ed attori sociali della salute e imprese, che, come Egp Fipe, sosteniamo da tempo, occorre valutare con solide basi scientifiche anche le dimensioni del gioco minorile e di quello compulsivo, per intervenire più efficacemente, distinguendo giudizi morali da interventi concreti sulle cosiddette esternalità negative”.

Sul fronte dei controlli avete proposto l’uso del codice fiscale e l’estensione dell’auto-esclusione ai punti fisici, ma quali sono gli ostacoli (tecnologici, normativi?) che contrastano questa evoluzione e quale tipo di investimento sono pronti a sostenere i concessionari?

“L’avvio di nuove concessioni è la fase più propizia per introdurre nuove soluzioni tecnologiche, a partire da quelle che, come i sistemi di autoesclusione, mettono al centro la responsabilità e l’auto valutazione dei giocatori. Ci attendiamo che i buoni risultati ottenuti con l’autoesclusione nel gioco a distanza ed il chiaro indirizzo nella delega parlamentare permettano di programmare la introduzione, progressiva, dei sistemi di autoesclusione in tutte le prossime concessioni di giochi su reti fisiche, ponderando evidentemente gli investimenti richiesti alle filiere per sostenere l’allontanamento dei soggetti affetti da Dga con i livelli di remunerazione delle filiere stesse nel quadro dei singoli affidamenti. Certamente, l’erario deve compartecipare a questo innalzamento dei livelli di sicurezza del sistema di gioco legale; inoltre, è necessario che i regolatori, a tutti livelli, non siano conservatori sull’utilizzo delle nuove tecnologie in sistemi di offerta pienamente regolati da norme statali.”

Parliamo di bingo. Di fronte alla chiusura progressiva delle sale bingo, che Egp‑Fipe definisce luoghi di gioco legale tra i più vigilati, presidiati da personale formato e capaci di offrire socialità, intrattenimento e servizi stabili, come spiega il paradosso di una domanda che resta costante mentre imprese e lavoratori continuano a vivere nell’incertezza?

“Il gioco del bingo, per le caratteristiche di intrattenimento e socialità, mantiene sempre una domanda stabile; le progressive chiusure nel tempo si sono prodotte spesso per la forzata perdita di apporto degli apparecchi (essenziale per la continuità di esercizio delle sale) dovuta a norme territoriali, unita talvolta a difficoltà imprenditoriali. Tuttavia, le sempre più accentuate caratteristiche di gaming halls delle sale, quasi tutte ormai centri di intrattenimento a tutto tondo, hanno consentito, soprattutto nelle aree urbane o metropolitane estese, il mantenimento della clientela locale e con essa della raccolta bingo storica. Una progressiva digitalizzazione anche della fruizione del bingo in sala potrà favorire il consolidamento della domanda anche in nuove fasce di giocatori, mantenendo le caratteristiche di intrattenimento e socialità del prodotto”.

Tra i punti imprescindibili per il riordino sia voi che il governo ponete la formazione obbligatoria e la certificazione degli esercizi. In che modo queste misure possono rafforzare la logica della concessione come programma operativo basato sulla responsabilità e non come una semplice autorizzazione statale? La differenza sarà solo una diversa applicazione di limiti orari e distanze tra esercizi certificati e non certificati?

“Mettiamo in ordine le idee: la formazione del personale a contatto con il pubblico, secondo programmi nazionali e con certificazione delle competenze, deve divenire uno standard per poter affermare che i punti vendita (di qualsiasi gioco in concessione) siano …qualificati.  Essa poi deve essere uno degli elementi centrali, assieme all’organizzazione degli spazi ed alle dotazioni tecnologiche abilitanti la responsabilità dei giocatori e la capacità di controllo degli esercenti, per la cosiddetta certificazione che, ragionevolmente, dovrebbe essere la regola; le differenze tra punti certificati e non dovrebbero essere pensate solo per una fase transitoria di avvio delle nuove concessioni dei giochi fisici. In poche parole, certificazione uguale attestazione di una qualità del punto vendita e dell’organizzazione che lo gestisce nel prevenire il gioco minorile e nel gestire il gioco compulsivo: elementi atti a rendere superata la logica stessa delle distanze, o delle limitazioni orarie, soprattutto se applicate solo ad alcuni prodotti di gioco in concessione”.

Per contrastare il “sottobosco” del contante auspicate un passaggio verso i pagamenti elettronici; quindi, quale ruolo devono assumere le imprese, sul piano comunicativo e operativo, per accompagnare questo cambiamento senza penalizzare la rete legale?

“Intendiamoci, come per tutti i consumi, il contante deve essere una libera scelta di ogni cliente. Nei giochi in concessione la questione è complicata dai significativi rischi di riciclaggio, che portano con loro pesanti procedure know-your-customer. Quindi, l’attenzione in primo luogo alla possibilità di uso della moneta elettronica (non ancora chiaramente regolamentata, peraltro, per tutti i giochi fisici, nonostante il chiaro indirizzo legislativo dell’ultimo decennio) e poi la sua incentivazione fa parte del percorso di qualificazione non solo dell’offerta ma dell’intero mercato dei giochi pubblici. Per il canale a distanza, l’utilizzo della moneta elettronica è chiaramente più immediato; certamente una maggiore chiarezza e rapidità attuativa delle disposizioni sulle limitazioni al contante avrebbero giovato al migliore funzionamento delle reti Pvr. Auspichiamo che entro pochi mesi il processo regolamentare definito possa andare a regime”.

Lei giustamente insiste sul fatto che la tutela del giocatore debba essere un “risultato verificabile” (e forse dovrebbero esserlo un po’ di più anche alcuni percorsi che “curano” la ludopatia…), ma limitandoci alle parole fuor di parentesi, in previsione del riordino, quali indicatori concreti proporrebbe per misurare se ciò che si fa sta davvero riducendo i rischi reali per i giocatori, anziché limitarsi a ridurne semplicemente la visibilità sul territorio?

“Ancora una volta, non sottovalutiamo le capacità tecnologiche oggi disponibili, nemmeno ipotizzabili quando sono state impostate le concessioni da riattribuire. 
Anche senza trasformare necessariamente i giochi nei punti vendita in giochi nominativi, sono implementabili sistemi di automisurazione con app personali, soluzioni di responsabilizzazione sugli apparecchi da gioco od i terminali di raccolta capaci, se non sempre di ridurre, di aumentare la consapevolezza dei rischi e le opportunità di informazione e valutazione. Ma, ripeto, queste evoluzioni devono essere poste al centro di un ripensamento del funzionamento anche economico delle concessioni dei giochi fisici e di una logica di coinvestimento delle filiere in concessione e della parte erariale. Tutto il resto è… noia, o interessi diversi da legalità, tutela dei consumatori ed economia sana”.