Crisi Casinò Campione, il ruolo di controllo del Comune
L’articolo inerente le motivazioni che hanno portato il Casinò di Campione d’Italia allo stato in cui si trovava non possono che imporre, questo per il sottoscritto, le seguenti considerazioni.
La prima riguarda la partecipazione del Comune che non potrà essere che collegata ad una percentuale dei ricavi di gioco, mance escluse. Queste, pur nella consapevolezza che trattasi di entrate tributarie come le altre a causa della natura giuridica, sono lasciate a disposizione della gestione per la parte di competenza.
La seconda, che è una conseguenza diretta della prima, inerisce al controllo della regolarità del gioco e degli incassi tramite precise norme contrattuali da parte della proprietà anche, se del caso, comprensive di modulistica ad hoc.
La terza interessa il controllo dei costi che viene svolto dal collegio sindacale o da un amministratore se previsto un consiglio di amministrazione, chiaramente nominato dal Comune.
Aggiungo, nella previsione di un controllo, sia sui ricavi sia sulle spese ma in specie il primo, il demandare al rappresentante (forse meglio ai rappresentanti) della proprietà il compito di intervenire quale, mi si passi il termine, assistente contrario ai lavori. Ciò in quanto l’assenza di una figura professionale come quella indicata, potrebbe ingenerare presunzioni, a volte poco piacevoli, derivanti dalla particolare natura giuridica delle entrate di specie.
Considerazioni nello stesso senso e già da me rimarcate le possiamo trovare nella definizione che avremmo potuto leggere nell’articolo pubblicato il 15 giugno, cioè “proprietario pubblico con guida politica”.
Rimane una sola aspettativa nel campo delle case da gioco: la speranza viva che gli accadimenti del passato più o meno recente abbiano svolto il compito di insegnare qualcosa di molto rilevante.