Saint-Vincent e Casino de la Vallée, un legame a filo doppio
Mentre scriviamo, pesa ancora sul futuro dei casinò italiani una situazione di grave incertezza. L’andamento della pandemia, in attesa della partenza di una campagna vaccinale di massa, desta ancora forti preoccupazioni e impedisce di annullare le limitazioni allo spostamento tra regioni. Un vincolo che di fatto sta penalizzando da circa un anno una larga parte delle attività del terziario di cui i casinò fanno parte insieme a tutto il comparto dei servizi.
Questo drammatico periodo ha comportato, oltre alla perdita di proventi per le case da gioco, anche ricadute negative sui territori che le ospitano. La cittadina termale di Saint-Vincent sta risentendo particolarmente gli effetti della chiusura del casinò. Mancano, ovviamente e da tempo, i consueti flussi turistici attratti dalla località che sicuramente trovano nella possibilità di regalarsi una pausa di divertimento con il gioco un valore aggiunto nel programmare la propria vacanza. A subire le maggiori conseguenze sono principalmente i due reparti economici più importanti, quello ricettivo, quindi bar, alberghi e ristoranti e quello degli esercizi commerciali. Una situazione che è conferma, a dispetto degli scettici, del fatto che Saint-Vincent ha bisogno del suo Casinò, come il Casino de la Vallée ha bisogno di Saint-Vincent.
A nostro parere la casa da gioco valdostana rappresenta un “unicum” nel panorama nazionale. All’apertura della casa da gioco, nel 1947, Saint-Vincent era oltremodo nota per le sue Terme in cui, come si diceva a quei tempi, teste coronate e ricca borghesia amavano recarsi per “passare le acque”.
Da allora, in virtù di una strategia commerciale convincente e vincente oltre che decisamente innovativa – non erano tempi in cui si poteva pubblicizzare il gioco – e grazie alla collaborazione tra la proprietà, la Regione autonoma Valle d’Aosta e il gestore, una società privata nata ad hoc, la Sitav – Società Incremento Turistico Alberghiero Valdostano, videro la luce una serie di eventi di rilievo nazionale ed internazionale che proiettarono la località di Saint-Vincent all’onore delle cronache mondane e non solo.
Già nel 1948 fu istituito il prestigioso Premio Saint-Vincent di Giornalismo, in anni successivi insignito dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e nel 1953 si svolse la prima edizione delle Grolle d’Oro del cinema italiano che richiamarono per anni in Valle d’Aosta i divi della prestigiosa arte cinematografica. Sono innumerevoli gli eventi che hanno successivamente preso vita in questa piccola località del nord ovest d’Italia, fino a giungere, grazie all’interessamento della televisione, alla celebre rassegna canora,
Un Disco per l’Estate, che insieme al Festival di Sanremo, rappresentava la vetrina più importante per musica italiana. Questo tuffo nel passato che ci siamo concessi, fugace e poco approfondito, è per noi occasione per sottolineare ancora una volta l’importanza che riveste per la corretta commercializzazione di un prodotto così particolare come il gioco d’azzardo, lo stato di salute e la notorietà della località in cui lo stesso viene gestito.
È a nostro parere incauto pensare che un casinò da solo possa competere sul mercato, perché non solo dell’apporto dei grandi giocatori, ma anche degli appassionati si compongono i proventi grazie ai quali può prosperare. Ne consegue che investire sul proprio territorio è secondo noi il miglior modo per un casinò per assicurare continuità alla propria attività. I tempi sono cambiati, quindi occorre pensare in modo diverso rispetto al passato, ma proprio un grande passato rappresenta la migliore base su cui costruire un futuro di successo.
Come sempre richiamiamo l’attenzione sulla necessità di innovare, il cambiamento è un’opportunità da cogliere e su cui lavorare senza tregua!