California: respinto il tentativo delle tribù di bloccare le card room

La Corte Superiore della Contea di Sacramento respinge la causa dei gruppi di nativi americani che rivendicavano l’esclusiva sui giochi da tavolo in California.
Scritto da Redazione

@Ted Soqui for CalMatters

La lunga battaglia tra le tribù native californiane proprietarie di casinò e le card room private – strutture autorizzate dallo Stato della California dove si gioca esclusivamente a giochi di carte e che non dispongono dunque di slot machine, roulette o giochi in "stile Las Vegas" – ha vissuto un nuovo capitolo decisivo: un giudice ha infatti bloccato il tentativo delle tribù di ottenere il monopolio del gioco da tavolo nello Stato.

La giudice Lauri Damrell della Corte Superiore della Contea di Sacramento ha respinto la causa intentata dalle tribù contro le sale da gioco, sostenendo che la legge federale sul gioco prevale sul disegno di legge SB 549, approvato nel 2023 e firmato dal governatore Gavin Newsom, che aveva concesso ai gruppi tribali il diritto di citare in giudizio le card room. “La Corte riconosce la volontà di trovare una soluzione definitiva,” ha scritto Damrell nella sua decisione. “Ma sono vincolata dai limiti imposti dalla legge federale.”

LE ACCUSE E IL CUORE DELLA DISPUTA – Le tribù sostenevano che le decine di card room californiane stessero offrendo giochi come blackjack e pai gow poker in violazione dei loro diritti esclusivi concessi dagli elettori anni fa. Secondo i nativi americani, queste attività “traggono profitto da gioco illegale”, minacciando le entrate fondamentali che finanziano servizi nelle comunità native.

La causa, presentata il 2 gennaio 2024, il primo giorno utile dopo l’entrata in vigore della legge, non mirava a risarcimenti economici ma solo a ottenere un pronunciamento sulla legittimità dei giochi offerti dalle card room. La sentenza, però, chiude di fatto l’unica finestra legale che le tribù avevano ottenuto, dopo anni di tentativi falliti davanti ai tribunali californiani.

La California Gaming Association, che rappresenta le card room, ha accolto la decisione con favore. “Siamo incoraggiati dalla sentenza,” ha dichiarato Kyle Kirkland, presidente dell’associazione. “Le nostre card room continueranno a offrire lavoro, sostenere i servizi pubblici e rispettare i più alti standard di integrità.”

Le tribù, invece, hanno espresso forte disappunto e annunciano un appello immediato. “È difficile accettare che una legge statale approvata per darci voce sia stata annullata,” ha dichiarato James Siva, presidente della California Nations Indian Gaming Association. “Ancora una volta ci viene negata la possibilità di far valere i nostri diritti in tribunale.”

UN CONFLITTO DA MILIONI DI DOLLARI – La disputa sulla SB 549 è stata tra le più costose battaglie politiche dell’ultimo biennio legislativo. Le tribù hanno speso milioni per promuovere la legge, mentre le card room hanno risposto con un’intensa attività di lobbying. Solo nel 2023, per esempio, l'Hawaiian Gardens Casino ha speso 9,1 milioni di dollari per influenzare i legislatori. L’industria delle card room ha investito oltre 3 milioni di dollari per colpire politicamente quattro legislatori che avevano sostenuto la legge, contribuendo alla sconfitta di tre di loro, incluso il suo autore, il senatore Josh Newman.

Oltre alle tribù e ai casinò, la questione tocca direttamente anche molte città californiane, che dipendono dalle tasse sulle card room per finanziare bilanci e servizi pubblici. A San Jose, per esempio, le entrate dai casinò privati ammontano a circa 30 milioni di dollari l’anno, sufficienti a pagare 150 agenti di polizia o 130 vigili del fuoco, ha ricordato il consigliere Sergio Jimenez. Un’eventuale vittoria delle tribù avrebbe quindi potuto ridurre drasticamente le entrate locali, mettendo a rischio la sicurezza pubblica e i servizi di base.