Cassazione: confermato il sequestro di un circolo poker di Prato
La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi e ribadisce la natura illecita dell’attività svolta nel locale sequestrato nell’aprile 2024.
La Corte di Cassazione conferma il sequestro di oltre 125 mila euro e dell’immobile di un circolo di poker di Prato respingendo tutti i ricorsi presentati dagli amministratori.
La vicenda nasce dall’indagine avviata dalla Procura di Prato nella prima parte del 2024 per presunto esercizio abusivo di giochi d’azzardo. Gli indagati avevano sostenuto la liceità delle attività svolte nel locale, e in un primo momento anche il Gip, accogliendo l’istanza presentata dagli avvocati degli organizzatori, aveva dissequestrato la sala.
La Suprema Corte ha tuttavia ritenuto legittime le valutazioni dei giudici di merito. La decisione conferma l’impianto cautelare già definito nelle precedenti fasi del procedimento e rafforza la linea di rigore adottata nei confronti delle attività non autorizzate.
LE MOTIVAZIONI DEI GIUDICI
Gli amministratori hanno provato a difendersi sostenendo che il denaro fosse legato alle quote di partecipazione ai tornei di poker sportivo. Di diverso avviso la Cassazione, che ha invece ritenuto “adeguatamente motivata la ricostruzione operata dal Tribunale”, secondo cui nelle casseforti del circolo erano custoditi oltre 125 mila euro derivanti dalle giocate convertite in fiches e perse dai partecipanti.
Le attività investigative svolte nel marzo 2024 avrebbero documentato partite di blackjack e punto banco, giochi qualificati come d’azzardo, oltre a modalità di gestione del poker ritenute incompatibili con il modello sportivo autorizzato. Gli elementi raccolti hanno confermato la natura illecita dell’attività.
GLI ELEMENTI CHE HANNO PESATO NELLA DECISIONE
La Suprema Corte ha valorizzato diversi aspetti emersi dalle indagini. Tra questi, la presenza del sistema di “re-buy”, gli scambi di denaro contante ripresi dalle telecamere e il rinvenimento di registri delle vincite e applicazioni informatiche dedicate alla gestione dei punteggi e dei pagamenti. Secondo i giudici, tali elementi dimostrano un’organizzazione strutturata del gioco d’azzardo.
La Corte ha inoltre respinto la richiesta di limitare il sequestro solo ad alcune aree dell’immobile. La difesa sosteneva la presenza di attività lecite, come bar, scommesse autorizzate e servizi vari. Tuttavia, per i giudici, “il materiale raccolto evidenzia come il gioco rappresentasse il fulcro dell’attività del locale”.
RESPINTA ANCHE LA QUESTIONE SULLA PROPRIETÀ DELL’IMMOBILE
La Cassazione ha dichiarato inammissibile anche il motivo relativo alla proprietà dell’immobile, appartenente a una società immobiliare estranea al procedimento. Secondo la Corte, gli indagati non potevano far valere diritti spettanti a soggetti terzi. La sentenza conferma quindi integralmente il sequestro preventivo dell’immobile e delle somme di denaro.