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Proietti (Uiltucs): 'Gioco legale, ripartire dalle zone gialle'

  • Scritto da Redazione

Proietti (Uiltucs) chiede una strategia per il gioco legale, cominciando con aperture diversificate regione per regione, consentendole in quelle 'gialle'.

"Il Governo e le Regioni hanno deciso di gestire questa pandemia adottando di volta in volta decisioni diverse: all’inizio dell’emergenza è stato decretato un confinamento generalizzato che durò circa due mesi, mentre durante la seconda ondata di contagi si è deciso di adottare una diversa strategia introducendo le zone e i colori con regioni rosse, arancioni e gialle.
All’interno di queste fasce, per migliaia di realtà, ci sono regole e prescrizioni diverse; ciò che è consentito nelle regioni gialle vede limitazioni via via più stringenti nelle arancioni fino ad essere vietato nelle rosse.
Ma vale per tutti? Non proprio: per il settore del gioco legale non c’è la benché minima apertura".

A ricordare la situazione, ben nota agli operatori del comparto, è Paolo Proietti, responsabile nazionale di Uiltucs, in un articolo comparso sul quadrimestrale "Partecipazione", periodico di informazione e dibattito del sindacato di categoria della Uil che rappresenta i lavoratori del terziario, turismo, commercio e servizi.


"Le sale bingo e le sale scommesse sono tutte in zona rossa, a prescindere dal colore della regione in cui sono. Perché pesi e misure diverse tra questa e altre attività? Perché non ci può essere una diversificazione delle limitazioni anche in questo settore?
Il settore non chiede vie preferenziali, ma nemmeno discriminazioni di questa portata: riaprire le sale, con le limitazioni che prudentemente la situazione impone, nella fascia gialla e in quella arancione, è la richiesta del nostro sindacato che trova conforto nel buonsenso, ancor prima che nell’equità di una scelta.
La Uiltucs, già nel mese di maggio 2020, insieme alle altre organizzazioni sindacali e in accordo con le associazioni del settore come Fipe Confcommercio, Egp, Federbingo e Operbingo, ha avviato un lavoro finalizzato alla definizione di un protocollo per individuare le misure di protezione dal contagio di Covid-19, per essere pronti al momento della riapertura, avvenuta nel mese di giugno 2020", rimarca Proietti. "L’efficacia di queste misure è stata confermata dall’assenza di qualsiasi focolaio all’interno delle sale nel periodo di riapertura. Non solo: il protocollo è stato rivisto, integrato e implementato alla luce delle esperienze degli ultimi mesi. Infatti, dopo la chiusura totale alla fine del 2020, nelle settimane successive, a cavallo tra il 2020 e il 2021, è stato avviato un tavolo permanente per confrontarci come Uiltucs, Filcams, Fisascat e associazioni datoriali, per migliorare quel protocollo e per mandare un segnale: non sottovalutiamo il problema della pandemia, e vogliamo essere sicuri di garantire la sicurezza dei lavoratori e degli utenti".

"Un lavoro importante e serio, che le parti in causa sono pronte a seguire e attuare con senso di responsabilità. Questo settore però, è influenzato dagli imbarazzi politici sul tema gioco legale ed è considerato per questo, erroneamente, con grande ipocrisia, 'figlio di un dio minore'. Il settore è vittima di una continua e sciagurata serie di scelte penalizzanti che ricadono tutte, inesorabilmente sulle spalle dei lavoratori in primis", scrive ancora il responsabile nazionale di Uiltucs.
"Evidente, ormai, come il settore, dopo il lockdown dell’anno scorso, sia stato l’ultimo ad aprire subendo l’atteggiamento schizofrenico delle singole regioni: alcune riaprirono nel giorno prestabilito e altre come Lazio e la provincia autonoma di Bolzano a luglio.
C’è un problema di attenzione della politica nei confronti di questo settore? Sì, gravissimo. Quella che c’è è un’attenzione molto lontana dal sostenere e supportare una ripresa delle attività, che finisce per determinare ulteriori prolungamenti delle chiusure, celandosi dietro qualche insensata giustificazione che ha ben poco di attinente con la realtà.
Eppure questo settore serve, e serve a tutti.
Solo nel 2019 l’Erario ha incassato circa 15 miliardi dalle attività del comparto. Inoltre, anche in questo periodo, lo Stato continua ad incassare i canoni concessori dalle aziende seppur queste si trovano in una situazione in cui la concessione non può essere esercitata perché c’è un provvedimento nazionale che ne ha decretato la chiusura.
Ci sono oltre 100mila lavoratrici e lavoratori che rischiano di non avere più un posto di lavoro se non si interviene. Questa reiterazione delle chiusure sta ponendo gravi problemi di sofferenza, da un lato per le aziende (canoni concessori, costi fissi eccetera) e dall’altro per i lavoratori.
Certo, sono stati prorogati gli ammortizzatori sociali, ma c’è comunque una rilevante decurtazione del reddito dei lavoratori. Oltre al fatto che non saranno eterni.
Come se non bastasse ancora oggi si registrano imperdonabili ritardi nelle erogazioni da parte dell’Inps.
È vero che attraverso gli accordi con le aziende più grandi e strutturate abbiamo garantito l’anticipazione dei trattamenti, ma ci sono anche aziende più piccole che sono in difficoltà da molto tempo, ormai, e non garantiscono le anticipazioni.
Perpetrando le chiusure, c’è il rischio concreto che anche le aziende più strutturate dal punto di vista finanziario possano andare in difficoltà, con tutte le conseguenze del caso, anche, e soprattutto, dal punto di vista occupazionale.
È perciò necessaria attenzione al settore e flessibilità nelle scelte: riaprire le sale gioco nelle zone gialle è una scelta necessaria per i lavoratori, per le aziende e per l’intero settore. Se non ora, quando?".
 
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